Corriere della Sera, 13 novembre 2025
Nuove risorse al cinema, il muro di Giorgetti al decreto voluto da Giuli
utto da rifare. Non basta che il ministro Alessandro Giuli vada al ministero dell’Economia per provare a far passare quel decreto che prevede lo spostamento di 101 milioni dalla dote dei contributi automatici al Fondo per il cinema dopo il taglio dalla legge di Bilancio. Perché la strada intrapresa è sbagliata, come avevano già denunciato le associazioni di categoria, e le scorciatoie tentate da Giuli sono impraticabili. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lo aveva già spiegato nei giorni scorsi e lo ha ribadito durante l’incontro di ieri. Anzi, ha preferito che a spiegarlo fosse chi ha la competenza necessaria a gestire la pratica e aveva già deciso di bocciarla: la Ragioniera generale, Daria Perrotta.
La riunione avviene ieri mattina. Dopo giorni di tensioni in cui per colpa di questo decreto della discordia che informalmente ha ricevuto il no da parte del Mef e della Ragioneria generale, Giuli si presenta a Via Venti Settembre per un faccia a faccia con Giancarlo Giorgetti. Tocca a lei, la donna dei conti, illustrare le ragioni del perché il percorso intrapreso del ministro della Cultura non è quello corretto e fare il controcanto a Giuli. Prima di tutto perché stride con le regole che ci impone l’Europa in base al nuovo Patto di Stabilità.
Queste nuove norme impediscono il riutilizzo dei cosiddetti residui, le somme non spese che Giuli vorrebbe destinare al rifinanziamento del Fondo per il cinema. Raccontano che a questo punto Giuli avrebbe provato a chiedere una deroga. Anche quest’ultima richiesta è però respinta da parte della Ragioneria generale perché la «deroga» – spiegano dall ministero di Via Venti Settembre – può essere presa in considerazione solo «previa verifica degli equilibri di finanza pubblica». Una verifica che è connessa ai documenti di finanza pubblica, quindi al Dfp (Documento di finanza pubblica) e al Ddfp (Documento programmatico di finanza pubblica) che devono essere validati entro il 2 ottobre e il 10 aprile.
In sostanza, il ministero della Cultura poteva intervenire in questa direzione, chiedendo dunque il travaso dei fondi, ma doveva farlo al più entro l’inizio del mese scorso. In estrema sintesi, la mossa di Giuli è stata fuori tempo massimo.
I due ministri si conoscono da diversi anni, la stima è reciproca, un rapporto non solo confinato alle questioni di politica e di governo. La notizia della riunione non è stata confermata, non ci sono telecamere che vedono entrare Giuli assieme ai suoi tecnici. Né tantomeno la notizia viene diffusa agli organi di stampa.
«Alessandro» e «Giancarlo» si ritrovano dunque l’uno di fronte all’altro per risolvere l’annosa questione dei fondi da destinare al cinema, comparto strategico che da giorni batte i pugni perché lamenta per i tagli e richiede nuove risorse. Ma Giorgetti non cede. La discussione prosegue dopo il no definitivo perché il ministro della Cultura non intende cedere. Prova a rimediare per dare ossigeno al cinema. Rivendica davanti ai due interlocutori che il livello di risorse messo in campo nel settore è comunque superiore al periodo pre Covid. Ma al contempo richiede di trovare 100 milioni, così da renderli disponibili per l’anno che verrà.
Giorgetti, non si mostra ostile e riconosce l’importanza della richiesta. Ma resta da capire quale sia la strada migliore per recuperare le risorse.
L’incontro finisce su queste note con la promessa di un nuovo faccia a faccia molto presto. Giuli ha necessità di inviare un messaggio al mondo del cinema. Ed è sicuro – come ha detto ieri al Foglio – che «con Giorgetti risolveremo tutto».
Ci riproverà dunque. Anche perché c’è un settore in subbuglio e l’opposizione continua a farsi sentire: «Se Giuli ha davvero a cuore il futuro del cinema e dell’audiovisivo – sbotta a sera il democrat Matteo Orfini – pretenda una correzione immediata della manovra. Solo eliminando i tagli sarà possibile aprire un confronto vero e costruttivo con le categorie del settore».