ilmessaggero.it, 12 novembre 2025
Siti porno ancora accessibili nonostante i divieti? Ecco perché non è ancora scattato l’obbligo di verifica dell’età (con un’app)
In teoria dal 12 novembre i siti pornografici sarebbero vietati ai minorenni. Dovrebbe essere obbligatorio dimostrare di essere maggiorenni per accedere ad alcuni siti vietati ai minori di diciotto anni, come ad esempio quelli con video porno, dedicati al gioco d’azzardo o alla vendita di alcolici e sigarette.
Sono 48 i portali inseriti nella black list dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (sono 48 in totale, quasi tutti pornografici, tra cui PornHub, YouPorn e OnlyFans), ai quali non dovrebbe essere più possibile accedere liberamente o semplicemente confermando con un click di essere maggiorenne, ma solo attraverso l’uso di un’applicazione.
In teoria. Ma in pratica provando ad accedere ad esempio e PornHub e YouPorn oggi l’accesso avviene senza necessità di fare ulteriori passaggi rispetto alla semplice conferma di essere maggiorenne (al contrario di OnlyFans che ha attivato il filtro). Divieto flop? Non proprio.
Una delibera pubblicata dall’Autorità il 12 maggio scorso concedeva sei mesi di tempo ai siti riservati agli adulti, non identificati uno per uno, per adeguarsi alle nuove norme, quindi entro il 12 novembre. A luglio scorso sono, però, intervenute, in applicazione del Digital Service Act, le linee guida in materia della Commissione Ue, che ha poi chiesto ai singoli paesi di esplicitare l’elenco dei soggetti coinvolti.
Agcom ha quindi reso nota la lista nei giorni scorsi ed, essendo il 12 novembre imminente, ha dovuto concedere ulteriori tre mesi di tempo alle aziende richiamate. Entro fine gennaio, dunque, il sistema dovrà essere operativo. L’Italia, proprio perché è stata tra le prime ad attivarsi in materia, a seguito dell’approvazione del decreto Caivano che imponeva appunto limitazioni all’accesso ai siti a luci rosse, è entrata a far parte dei cinque paesi (gli altri sono Francia, Spagna, Grecia e Danimarca) in cui sarà sperimentato un sistema di verifica previsto a livello continentale, che in realtà è compatibile con quello inizialmente immaginato dall’Autorità.
Ma come faranno, dunque, questi siti a verificare l’età dell’utente? Non attraverso lo Spid, contrariamente a quanto in molti stanno sostenendo in questi giorni. L’autenticazione, infatti, avverrà attraverso l’uso di un’applicazione dedicata.
Tutto ruota attorno a una applicazione che dovrebbe entrare a far parte del Portafoglio di identità digitale, in arrivo in Europa a metà del prossimo anno. La sperimentazione, che dovrà essere conclusa entro il 2025, parte da una app embrionale diffusa dall’Ue con un software open source, che andrà adattata al singolo contesto nazionale. Il processo di verifica sarà articolato in due fasi distinte. Prima occorrerà scaricare sul proprio smartphone l’applicazione che fornirà la prova della maggiore età, attraverso l’identificazione dell’utente. I portali vietati ai minori dovranno quindi prevedere l’accesso attraverso un Qr Code che potrà essere inquadrato con lo smartphone, ottenendo così l’autorizzazione richiesta.
A garantire la riservatezza, come richiesto anche dal Garante per la Privacy, sarà il cosiddetto meccanismo di «doppio anonimato», che non consente ai fornitori di verifica dell’età di sapere per quale servizio viene emessa la prova dell’età e al sito finale di conoscere l’identità dell’utente. I siti hanno ora tutte le informazioni necessarie per adeguarsi e se non dovessero farlo nei tempi previsti potrebbero essere bloccati dall’Autorità.