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 2025  novembre 12 Mercoledì calendario

“Migranti maltrattati, lesa l’identità di Bari”: ministero degli Interni condannato ai danni

La gestione inumana e degradante del Centro per l’identificazione e l’espulsione ha oltraggiato l’identità di una città di mare, accogliente e aperta al mondo come Bari.
Lo ha stabilito la Corte d’appello del capoluogo pugliese condannando il ministero dell’Interno a versare 20 mila euro più interessi al Comune a titolo di “risarcimento del danno non patrimoniale per lesione dell’identità storica, culturale, politica e sociale della città”. Più circa 15 mila euro di spese legali. Il collegio presieduto da Michele Prencipe ha accolto la domanda proposta da un avvocato, Luigi Paccione, che aveva avviato la causa nel 2012 in qualità di “attore popolare in sostituzione del Comune”. In origine Paccione aveva chiesto la chiusura del Cie, oggi Centro di permanenza per il rimpatrio di Bari Palese. Nel corso della causa, però, i giudici hanno lasciato cadere la richiesta in ragione dei lavori effettuati all’interno del centro. In seguito a un accertamento preventivo disposto dal Tribunale su una serie di criticità strutturali.
Sul caso si era già espressa la Cassazione a settembre 2023, sancendo una volta per tutte che non era stata garantita “l’assistenza né la dignità” degli stranieri ospitati.
Per la prima sezione civile guidata da Francesco Antonio Genovese, però, la lesione dei valori statutari di una città vocata all’intreccio di culture simboleggiato dalla devozione per San Nicola, “comune con la Russia e il mondo ortodosso”, non sarebbe bastata a giustificare un risarcimento. Non senza la prova di “concrete ripercussioni” sul sentimento di sé della comunità. Di qui la restituzione della causa alla Corte barese che ha valorizzato, in tal senso, i “plurimi interventi” del consiglio comunale, che fin dal 2004 “aveva espresso la totale contrarietà dell’ente municipale e dell’intera comunità cittadina, mai coinvolti dalle amministrazioni statali… nella procedura di installazione del Cie”. E poi le iniziative di vari esponenti locali della società civile e delle istituzioni, e la stessa genesi della causa.
“È una sentenza che testimonia la vitalità della civiltà giuridica del nostro Paese”, ha dichiarato al Fatto l’avvocato Paccione. “C’è un governo condannato dopo che un cittadino si è sostituito a un’amministrazione locale”. Ha aggiunto. “È la prova di un sistema che funziona, grazie ai principi su cui è incardinata una Costituzione frutto della Resistenza”.