il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2025
Referendum giustizia, dopo 31 anni Forza Italia ricicla l’avviso a Berlusconi per il “sì” alla separazione delle carriere
I filmati d’epoca – a loro modo celebrativi – sono già pronti: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che se la prende con i magistrati della Procura di Milano affiancato da Lamberto Dini e Clemente Mastella e, qualche anno dopo, gli attacchi alle toghe rosse che, a suo dire, lo perseguitavano. L’anniversario, d’altronde, cade a pennello per aprire la campagna referendaria sulla storica riforma costituzionale dell’ex Cavaliere, cioè la separazione delle carriere: venerdì 21 novembre, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha deciso di istituire la giornata della “Giustizia negata” in occasione del trentunesimo anniversario dell’avviso a comparire nei confronti di Berlusconi consegnato a Napoli durante una conferenza internazionale sulla criminalità.
Quella notifica – considerata da Berlusconi come una mossa politica della Procura di Milano – fu tra i motivi della crisi che si aprì con gli alleati di maggioranza, soprattutto con la Lega di Umberto Bossi che poche settimane dopo staccò la spina al primo governo del leader di Forza Italia sulla riforma delle pensioni aprendo la strada all’esecutivo Dini.
Così gli azzurri, che da subito hanno messo il cappello sulla riforma, hanno deciso di istituire questa giornata per aprire la campagna referendaria sulla separazione delle carriere su cui gli italiani voteranno a marzo. In queste ore i responsabili provinciali di Forza Italia sono stati mobilitati per organizzare eventi nei rispettivi territori, se possibile con testimonial. A Roma, per esempio, ci sarà il leader Tajani e alcuni esponenti politici che in questi anni hanno vissuto episodi di malagiustizia. A Milano invece ci sarà il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sogno sarebbe quello di coinvolgere anche la famiglia Berlusconi, magari con un messaggio dopo la lettera pubblicata dalla figlia Marina sul Giornale dopo l’approvazione della separazione delle carriere. In Sardegna l’obiettivo è quello di portare Beniamino Zuncheddu, ex pastore assolto definitivamente nel 2024 dopo 33 anni di ingiusta detenzione.
Gli eventi pubblici in ogni provincia da una parte serviranno per ricordare l’avviso a comparire della procura di Milano riportato dal Corriere della Sera come primo atto della presunta “guerra” dei giudici a Berlusconi, ma allo stesso tempo per aprire la campagna referendaria per il “sì” alla riforma costituzionale della separazione delle carriere a lungo desiderata proprio dal leader di Forza Italia.
Una giornata considerata troppo importante per gli azzurri sul territorio, tant’è che proprio l’organizzazione dell’evento in tutta Italia avrebbe portato ad anticipare a martedì 18 il comizio finale dei leader del centrodestra per chiudere la campagna elettorale in Veneto.
La strategia degli azzurri è chiara: non fare comitati di partito per il “sì” (la premier Giorgia Meloni ha chiesto espressamente di non farne), ma favorire la loro nascita sul territorio e promuovere la loro moltiplicazione in giro per l’Italia. Poi gli esponenti di Forza Italia parteciperanno agli eventi e incontri pubblici. In queste settimane gli azzurri sono andati in cerca di testimonial e il nome scelto, dopo diversi dinieghi, è quello di Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora. Proprio il Parlamento in questi anni, prima per la ritrosia del Pd e poi di Fratelli d’Italia, non ha mai approvato la giornata “Enzo Tortora” in ricordo delle vittime degli errori giudiziari per evitare di far irritare i magistrati alla vigilia del referendum sulla separazione delle carriere.
Questa mattina, intanto, alla Camera ne arriverà un altro di sponsor del “sì” alla separazione delle carriere: dopo tanti anni tornerà a Montecitorio Antonio Di Pietro che presenterà il comitato “Sì separa” della fondazione Einaudi con Gian Domenico Caiazza. Proprio quel Di Pietro che faceva parte del pool di Mani Pulite di Milano che nel novembre del 1994 inviò l’avviso a comparire a Berlusconi. E proprio Di Pietro avrebbe dovuto interrogare il presidente del Consiglio indagato. Oggi, 31 anni dopo, è tutta un’altra storia.