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 2025  novembre 12 Mercoledì calendario

Il cowboy che non esiste: una canzone generata dall’Ai in vetta alle classifiche americane

Un cowboy che canta di redenzione, whiskey e polvere del deserto. Solo che non esiste. Breaking Rust, la band più chiacchierata del momento, è in realtà un gruppo di bit e algoritmi. E la loro canzone, Walk My Walk, è appena arrivata al primo posto nella classifica Country Digital Song Sales di Billboard.
Una voce profonda, un tono vissuto, parole da vecchio cuore americano. Tutto perfetto, se non fosse che dietro al microfono non c’è nessuno. Il cantante è un’intelligenza artificiale. I video? Generati da Ai. Le foto? Pure. Persino il nome dell’autore, Aubierre Rivaldo Taylor, pare proprio inventato da un software: nessuna traccia reale, se non in altri progetti musicali digitali.
Sui social, Breaking Rust si presenta come una band misteriosa, tra tramonti e praterie sintetiche. Su Spotify ha oltre due milioni di ascoltatori mensili, decine di migliaia di follower, e milioni di stream per singolo. Eppure nessuno ha mai visto dal vivo il “cowboy” e gli altri componenti della band.
Per l’industria musicale è un terremoto. Il country, il genere più umano e radicato d’America, oggi ha una star che non respira. Diversi software di analisi hanno rilevato che Walk My Walk è generata artificialmente con una probabilità tra il 60 e il 90%.
E non è un caso isolato. Dopo Velvet Sundown – il gruppo rock virtuale che ha superato il milione di ascolti – e la cantante Xania Monet, prima artista virtuale a entrare nei bestseller americani (con contratto da tre milioni di dollari incluso), la linea tra reale e artificiale è ormai sottilissima.
Le piattaforme come Suno e Udio permettono a chiunque di creare una canzone partendo da una descrizione testuale. Solo Deezer ha deciso di etichettare in modo chiaro i brani interamente prodotti dall’intelligenza artificiale. Le altre piattaforme, per ora, preferiscono non affrontare la questione.
Nel frattempo, mentre i cowboy digitali scalano le classifiche, i musicisti in carne e ossa si chiedono cosa resti dell’autenticità. Perché nel country la voce è sempre stata una cicatrice, una confessione, un’esperienza. Ma questa – forse – è la prima bugia che il pubblico ha scelto di credere.
E chissà: magari non è nemmeno colpa dell’algoritmo. Forse, semplicemente, Walk My Walk suona bene. E la gente, ormai, sembra non voler più sapere chi c’è davvero dietro il microfono.