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 2025  novembre 12 Mercoledì calendario

Car sharing, più richieste ma sempre meno auto. Ecco perché ora rischia di sparire dalle città

Lasciare l’auto a casa o, ancora meglio, non possederla e utilizzare i mezzi a noleggio. Nel 2025 si aggirano intorno a 60 milioni i noleggi di auto, scooter, monopattini, bici. Un dato che supera del 20 per cento quello del 2024 per una flotta di 96 mila veicoli in tutta Italia, di cui il 95 per cento è a zero emissioni. Numeri che sembrerebbero far ben sperare, in un momento storico in cui c’è una lotta sempre più sentita all’inquinamento dell’aria. Eppure i dati, forniti da Assosharing, l’associazione che rappresenta la maggioranza del mercato italiano in sharing, dicono chiaramente che la domanda cresce, ma l’offerta arretra in un settore che genera 200 milioni di euro di fatturato. C’è un 25 per cento in meno di operatori in tre anni, un calo del 15 per cento di veicoli e un 26 per cento di servizi attivi che diminuisce. Tanto che i cittadini che vivono in città servite da servizi di sharing sono 13 milioni, in calo del 7 per cento rispetto al 2022.
La battaglia per l’Iva
Ma c’è anche un altro versante, sul quale Assosharing da tempo si batte, che avrebbe ripercussioni positive sia per il consumatore sia per il comparto, ma che al momento è un tallone di Achille: quello dell’allineamento dell’aliquota Iva per la sharing mobility. Cosa significa? Oggi l’Iva sui servizi di sharing è del 22 per cento, quella del trasporto pubblico locale è al 10 come quella degli Ncc. “Richiediamo l’allineamento dell’aliquota – spiega il presidente di Assosharing Luigi Licchelli – a fronte dei taxi che sono allo zero per cento. Un aiuto urgente per la sharing che le permetta di sopravvivere. Ci tengo a sottolineare che la sharing mobility non è né di destra né di sinistra, deve essere tirata fuori dalla polemica politica”. Il costo stimato per lo Stato dell’allineamento Iva è di 18 milioni di euro annui, ampiamente compensato – scrive in una nota Assosharing – dai benefici ambientali ed economici.
Car sharing a rischio
La doglianza è che “nonostante i dati positivi, la sharing mobility non è riconosciuta come infrastruttura strategica di mobilità”. Il mancato intervento fiscale penalizza – spiegano dall’associazione – un comparto che contribuisce alla decarbonizzazione, alla riduzione del traffico urbano e delle disuguaglianze di mobilità. “La parte del leone continuano a farla le auto private. Ci sono ancora oltre 40milioni di automobili che girano nel nostro Paese, più mezzi che patenti oltretutto – aggiunge Licchelli -. Tra Roma e Milano ci sono i maggiori noleggi d’Italia e queste due città sono chiamate al rinnovo di alcuni bandi, soprattutto quelli del car sharing”. Proprio il car sharing è a rischio di ritiro dal mercato perché soffre di costi estremamente elevati soprattutto per quanto riguarda i mezzi.
Nel suo report 2024, Future ways ha calcolato che ogni italiano risparmia 3.800 euro all’anno con un uso combinato di sharing mobility e trasporto locale pubblico al posto dell’auto privata.
C’è un altro capitolo che sta danneggiando le aziende che si occupano di sharing. È quello dell’aumento di danneggiamenti, furti e atti vandalici e che colpisce in modo significativo le flotte.
“I danni sono una voce di costo fondamentale. In Italia c’è un problema di furti, anche parziali – conclude il presidente di Assosharing, Luigi Licchelli – che determina un rischio per le aziende e costi elevati. Molte assicurazioni si rifiutano di coprire le aziende che si occupano di sharing e chi lo fa offre costi proibitivi”.