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 2025  novembre 12 Mercoledì calendario

Caso Fenice, Trieste vuole Beatrice Venezi: «Per il Teatro Verdi è perfetta». Mazzi nega i rumors

Il caso Beatrice Venezi continua a mantenere acceso il dibattito sugli enti lirici. Dopo la seconda manifestazione di lunedì a Venezia, organizzata dalla Rsu delle maestranze della Fenice per chiederne la revoca a direttrice musicale, il suo nome e quello del sovrintendente Nicola Colabianchi sono spuntati come papabili per il Teatro Verdi di Trieste. Se Venezi continua a non intervenire, Colabianchi nega i rumors e così pure il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi. Tuttavia il Verdi sembrerebbe invece essere interessato, se fosse possibile. 
Da Trieste: «Questa soluzione non ci dispiace»
«Non ci dispiacerebbe questa soluzione perché Venezi è già venuta più volte a dirigere da noi e ci siamo trovati bene – spiega Mario Leotta della Fials Cisal del Verdi – Da mesi attendiamo una nomina di un nuovo sovrintendente da maggio e siamo senza guida». Per Leotta le proteste della Fenice hanno comunque un senso: «La Fenice è un altro pianeta rispetto agli altri teatri perché ha un livello altissimo e da sempre ha avuto direttori musicali del calibro di Chung Myung-whun – prosegue – Inoltre noi abbiamo avuto la possibilità di conoscere Venezi che invece non è stata data alle maestranze della Fenice». Ma a togliere ogni dubbio ci sono le dichiarazioni di Colabianchi e Mazzi. «Sono notizie del tutto prive di fondamento» ha detto il sovrintendente, posizione ribadita da Mazzi che esclude si possa procedere in quella direzione dato che Venezi e Colabianchi sono già assegnati a un determinato ente. Nessun colpo di scena, sembrerebbe. 

La lettera a Zaia
Intanto martedì le maestranze della Fenice hanno inviato una lettera al Presidente del Veneto uscente, Luca Zaia, chiedendo di «avviare con urgenza un confronto costruttivo sulla situazione», a dimostrazione che si stia cercando di scardinare lo stallo in cui versa la generale situazione in cui ogni parte non è disposta a retrocedere. Ribadendo di essere disponibile al dialogo, la Rsu chiede che si lavori per continuare a operare «in un clima di trasparenza, serenità e rispetto reciproco» ricordando che «il Teatro La Fenice è un patrimonio della città di Venezia, della Regione e dell’intero Paese, e che ogni scelta riguardante la sua direzione artistica deve essere orientata alla tutela del suo valore culturale e alla valorizzazione delle professionalità che ne costituiscono il cuore operativo». 
Il nodo del profilo professionale
Non è d’accordo il sindacato UGL che attacca la mobilitazione di lunedì: «Esprimiamo solidarietà umana e professionale nei confronti di Beatrice Venezi perché nessun artista deve essere messo alla gogna per il proprio ruolo o per le proprie scelte artistiche – dichiara il segretario Paolo Capone – Esprimiamo netta contrarietà alla manifestazione contro la sua nomina, perché la militanza contro una persona non è mai uno strumento legittimo di confronto culturale. Il merito, la professionalità e la libertà creativa non possono essere compressi da pregiudizi o logiche punitive». In realtà dall’inizio della proclamazione dello stato di agitazione, le maestranze della Fenice non hanno mai tirato in ballo la persona Venezi, ma solo il suo profilo professionale «non all’altezza del ruolo assegnatole». Posizione ribadita, più e più volte. Venezi intanto sembra non interessarsi di quanto succede o, comunque, di voler tirare dritto. Sul suo profilo IG posta foto di backstage del suo lavoro e della sua Argentina, dove sta chiudendo la stagione al Teatro Colòn dirigendo La Traviata. Nel 2026 la sua collaborazione sarà limitata a una direzione di un’opera con cinque repliche