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 2025  novembre 12 Mercoledì calendario

Torta e concerto per i 70 anni di Merz. Ma il «principe» è in crisi di consensi

Friedrich Merz compie 70 anni, e mai prima di lui un cancelliere li aveva festeggiati in servizio. Adenauer, l’unico più vecchio di lui a conquistare la carica, esordì direttamente dai 73. Come un signore borghese della sua generazione, Merz è stato raggiunto dalla moglie Charlotte nella capitale, e con lei ha onorato la ricorrenza, già alla vigilia, con un concerto dei Wiener Symphoniker alla Philharmonie. Ingresso laterale, a pochi minuti dall’inizio, biglietti nelle ultime file della platea – quasi certamente pagati di tasca propria, secondo tradizione tedesca – mentre il pubblico gli ha mostrato rispetto, sostanzialmente ignorando la sua presenza. È rimasto fino ai due bis e all’ovazione finale.
Merz, a suo dire e di chi lo conosce, è un uomo di famiglia. E ieri si è concesso una normale giornata di lavoro. Colazione con Charlotte, giudice che è rimasta a vivere nella loro casa di Brilon, e poi in ufficio al piano di sotto. «Una delle cose buone dell’invecchiare – ha detto – è che si diventa più rilassati e si impara a distinguere l’essenziale dal superfluo». Ha comunque riservato un po’ di tempo per i festeggiamenti dopo le 17, prima con la sua Cdu e poi invitando 300 persone al piano presidenziale del Parlamento (ha invitato anche Angela Merkel, che però era in Israele). Per il catering ha provveduto il ristorante della cupola vetrata, lo stesso che possono provare i turisti che vi salgono per ammirare dalle scale elicoidali di Norman Foster il panorama di Berlino. La sera, di nuovo finalmente in famiglia («non mi piace fare tanto clamore», ha detto), con i tre figli e i sette nipoti.
Certo, la stampa non ha lesinato sui dettagli del compleanno. Né si possono del tutto evitare le considerazioni sulla sua salute: ma Merz si muove con agilità e sembra più giovane dei suoi anni (fa trekking e va in mountain bike, e in famiglia hanno ottimi geni e una certa longevità). In realtà, come disse in un’intervista nel 2024, ha riflettuto a lungo sul peso dell’incarico prima di candidarsi: «Se lo faccio, devo avere la coscienza tranquilla di poterlo sostenere fisicamente e mentalmente, e di poter resistere – e non solo per poco tempo». Ma che sembri fisicamente fit, glielo concedono anche gli avversari. Piuttosto, l’anniversario dei 70 è un’occasione troppo ghiotta per non fare un bilancio: che cancelliere è Friedrich Merz?
Se doveva essere il leader della svolta, ebbene finora la svolta non è arrivata. La Germania è presa nel suo trantran politico lento, dal quale pare difficile scuoterla. Sembra che Merz, in coalizione con la Spd, abbia ereditato dal precedente governo anche la litigiosità, che fatichi a imporre ordine ai ministri, il parlare a una voce sola che era il marchio di fabbrica dei predecessori. Ha un gradimento irrealmente basso: 22%, ossia numeri peggiori di Scholz. Merz non ha mai entusiasmato i tedeschi, neppure quando era un rampante deputato di trent’anni. Ma più che una personale antipatia (in realtà, è una persona cordiale) o avversione, sembra quasi che, nel grande scontento dei tedeschi per come sono governati, il basso gradimento sia traslato da Scholz verso il successore, come un paramento del potere, insieme alla carica.
Su due questioni Merz andrà valutato. Se riuscirà ad andare oltre gli annunci, di cui ha abbondato (e che in Germania non piacciono). Ossia, se quei 1.000 miliardi di spesa militare e civile – che faranno nei prossimi anni salire il debito oltre l’80% – serviranno a una ripartenza della locomotiva. O se invece saranno presto deviati – come è emerso più volte, con tante bandiere rosse – verso la spesa corrente e la pax sociale a tappare i buchi e l’insoddisfazione. Sarebbe la fine per la Germania: impantanarsi, indebitandosi. E, in secondo luogo, se saprà frenare l’AfD, nei sondaggi primo partito, mentre nella sua Cdu una parte vorrebbe aprire all’estrema destra, ed è tentata da suggestioni Maga, temendo di finire come tanti partiti conservatori europei. Poche settimane fa Merz ha scatenato un polverone, parlando del «paesaggio urbano» (Stadtbild) rovinato dagli stranieri. È davvero una buona strategia, gli contestano i critici, inseguire l’AfD sul suo terreno?
In tutto questo, Friedrich Merz pare stranamente contento, forse incredulo di fare il lavoro che ha sempre sognato. Il prossimo anno, quello dei 71, conterà più di questo, sarà decisivo: poi si entrerà già nelle dinamiche elettorali, appena il 19% vuole che si ricandidi. Si capirà se la sua è stata solo una partenza molto lenta, o se il compito che si è dato il «principe» Merz – cambiare, sbloccare la Germania – aveva un’ambizione che non era sostenuta dai mezzi.