Corriere della Sera, 12 novembre 2025
Alla buvette debutta il gelato artigianale. Solo sei gusti ma coppe in ceramica
Il cono? «Ma faccia il piacere...». Con il rischio di rovesciare, ops... la pallina alla nocciola sulla cravatta Marinella o Kiton. La coppetta? Meglio. Ma non quelle di carta che si usano in ogni gelateria al mondo: hai visto mai che lascino appiccicose le dita che sfogliano carte di Stato. No, quelle in ceramica della buvette, il bar della Camera dei deputati. Da macedonia.
In breve: ieri è stata la prima seduta d’Aula a Montecitorio con i gelati artigianali. Un nuovo arrivo assai discusso, criticati da (qualcuno a) sinistra, perché li ha voluti il deputato di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini, reo anche di aver ristretto i menù di mensa e ristorante a uno solo per tutta la settimana. E simbolo, per i 5 stelle, della Casta che non rinuncia ai suoi privilegi. Va detto che il prezzo non grida vendetta: due palline 3 euro e mezzo, tre palline un euro in più. Normale.
La messa in posa del frigo, due teche che aprono il banco a sinistra entrando nella buvette, è stata rapida. Ma un piccolo problema nell’avvio, un’altro piccolo intoppo nel software di gestione della cassa ha suscitato dietrologie persino sul gelato: «È intervenuta Meloni». Addirittura.
All’inizio, delusione. Si scansiona un Qr code e si apre il fiabesco menù di 26 pagine dei produttori, The Gelatist. In realtà, qui i gusti sono soltanto sei. Hai voglia a sottolineare che i gelati sono gluten-free e alcuni pure vegani. Per le deputate, l’orrore per gli zuccheri surclassa persino quello per i carboidrati: insomma, li mangiano solo i deputati. Non tutti: il leghista Igor Iezzi ha appena perso 35 kg e alla proposta sbarra gli occhi: «Siete dei Lucignoli». C’è chi prova a tentare la dem Lia Quartapelle ma lei si dilegua, chi la leghista Rebecca Frassini ma anche con lei nulla. Roberto Giachetti (Iv) ironizza: «Va bene che ormai pur di gettare fango sull’istituzione si utilizza qualunque tipo di argomento...». Salvatore Deidda da FdI si gode invece il suo nocciole, cioccolato e pistacchio senza sensi di colpa.
E poi arriva Gianangelo Bof, leghista ed è luce: origini in Val di Zoldo, la culla del gelato italiano, per quarant’anni la sua famiglia è stata proprietaria di una gelateria a Blaubeuren, vicino a Ulm. La recensione è professionale: «Buono!». Bof, vogliamo di più: «Bene il limone, che è il più difficile. Molti ci mettono vari emulsionanti». Tocca alle creme: «Buona anche la nocciola. Anche se i gelati di una volta, con tutti quei tuorli d’uovo, forse non li fa più nessuno...».