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 2018  dicembre 10 Lunedì calendario

Oggi 195 - Macron

Macron è talmente nei guai che lunedì sera ha dovuto promettere la luna ai francesi per calmare le proteste.

La luna, cioè soldi?

Sì, non solo sono spariti gli aumenti di prezzo dei carburanti, ma verrà aumentato di 100 euro anche il salario minimo, gli straordinari non saranno più tassati e via concedendo. Dieci miliardi di costi per lo Stato. Un favore all’odiato governo italiano.

Perché?

La manovra francese stava già al 2,8-2,9% del Pil. Dando corso alle sue promesse, Macron sfonderà ancora una volta il 3%. Potrà l’Europa dirgli di no? E dopo avergli detto di no, potrà continuare a fare il viso delle armi all’Italia?

Però, suppongo, la popolarità del presidente francese, dopo questi impegni, sarà risalita.

Chi sa. Per ora resta valido l’appuntamento per sabato mattina all’alba sugli Champs-Élysées. Il filosofo Fitoussi, intervistato dal Fatto, ha senz’altro definito il presidente «un imbecille». L’ultimo sondaggio attribuiva a Macron e al suo partito un 20% dei consensi e stimava in un 12% la potenzialità dei gilets jaunes se si costituissero in partito. Voti sottratti sia alla Le Pen, sulla destra, che a Mélenchon sulla sinistra. Sulla popolarità di Macron c’è tuttavia da fare un discorso.

Quale?

Questo 20% attuale è di poco inferiore alla percentuale che Macron ottenne al primo turno del ballottaggio. Il mezzo plebiscito del secondo turno conta poco: dall’altra parte c’era Marine Le Pen, per la quale, alle persone perbene, era proibito votare. Quindi il nostro uomo non è mai stato troppo popolare e dopo le elezioni lui e sua moglie Brigitte hanno fatto parecchi errori di comunicazione. Risultano alla fine antipatici, specie per le manie di lei di spender soldi pubblici per comprare servizi di piatti o rifare la moquette al salone delle feste dell’Eliseo. Però anche il loro sistema elettorale, tanto amato da Giovanni Sartori, ne esce male. Come si fa ad affidare tutto a uno che piace solo a un francese su cinque? Forse la nostra Corte costituzionale, quando bocciò l’Italicum pretendendo che per governare si ottenesse almeno il 38-40%, non aveva tutti i torti.