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 2018  dicembre 03 Lunedì calendario

Oggi 194 - Manovra

Non si deve elucubrare troppo su quella foto del G20 dove Theresa May, Macron, Trump e Shinzo Abe stanno al centro e il nostro premier Conte è relegato alla loro sinistra all’ultimo posto.

Perché no? L’Italia conta poco, Conte ancora meno.

Doppio errore. I grandi fondi americani - e non solo loro - hanno avvertito Bruxelles che con l’Italia non si scherza, e che il Paese è troppo grande per essere messo in crisi. Quanto a Conte, le sue azioni sono in risalita, in Italia e nel mondo. I grillini puntano su di lui per il dopo Di Maio (che non potrà essere candidato per la terza volta quando andremo a votare) e la trattativa sulla manovra con Bruxelles è stata tolta a Tria e affidata proprio a Conte, il solo a quanto pare che sa mediare sul serio tra le smanie grilloleghiste e i musi lunghi dei padroni europei.

A proposito di manovra: a che punto siamo?

È una domanda-guaio perché il tira e molla con la Commissione europea è sfiancante e cambia i termini del problema ogni giorno. Il punto fisso sono i proclami dei due vicepremier, secondo i quali nulla si tocca, il 2,4% di deficit è un tabù, idem il reddito di cittadinanza e la revisione della Fornero.

È vero?

Non troppo vero. Se l’Europa non può permettersi una crisi dell’Italia, neanche l’Italia può permettersi di farsi mettere sotto dai mercati e lo spread a quota 300 è forse poca cosa se sta lì per qualche giorno, ma se non si muove o cresce toglie valore al patrimonio delle banche che si rifaranno sui clienti, aumentando i tassi di prestiti, mutui e finanziamenti alle imprese.

Volevo sapere di reddito di cittadinanza e di pensioni.

L’ultima sulle pensioni è che si taglierebbe una quota oscillante tra l’8 e il 20 per cento a quelle uguali o superiori ai 4.500 euro netti al mese (90 mila euro lordi l’anno). Il reddito di cittadinanza sembra più in alto mare: se non si rendono efficienti i centri per l’impiego il reddito di cittadinanza non è governabile. Si parla comunque di distribuire 500 euro e non più 780 e in nessun caso prima di marzo o forse aprile e probabilmente a una platea più ristretta. L’Europa vuole tagli per 12 miliardi. Quanto alle tessere, nonostante i proclami di Di Maio e della Castelli, non sono in stampa. Per affidarle alle Poste ci vuole una gara europea e in ogni caso il Parlamento deve varare una legge.

Sulle pensioni ho sentito dire che non si tratta più di quota 100, ma di quota 104.

Sono numeri che si riferiscono alla somma tra età anagrafica e anni di contributi. Alberto Brambilla, l’uomo che Salvini vuole a capo dell’Inps, ne ha parlato col Corriere della Sera sostenendo che, per risparmiare, si potrebbero mandare in pensione le quote 100 a scaglioni e il primo scaglione sarebbe costituito da quelli che al 31 dicembre 2018 avranno «62 anni e 38 di contributi da due anni», cioè che avevano, già due anni fa, 62 anni e 38 di contributi e che adesso hanno perciò 64 anni e 40 di contributi. 40+64 fa 104, ed ecco come esce fuori la strana quota 104.