3 aprile 2017
Oggi 106 - Tap
• Che cosa sono tutte queste proteste in Puglia?
All’inizio erano due-trecento persone. Domenica sono diventate duemila e si sono radunate in piazza Sant’Oronzo a Lecce. C’erano anche 70 sindaci dei paesi limitrofi. Ai manifestanti si sono aggiunti quelli che non vogliono l’alta velocità in Val di Susa, i famosi No Tav. Da ultimo stanno pensando di organizzare un concertone di protesta per il 1° maggio (hanno aderito 70 artisti). Il Salento è famosissimo per la “pizzica”.
• Ma che vogliono?
Non vogliono che il gasdotto Tap, in partenza dall’Azerbaijan, sbocchi dalle parti della meravigliosa spiaggia di San Foca. Il sindaco di Melendugno, Marco Potì, capeggia la protesta in difesa soprattutto dei 211 olivi che sono stati espiantati per permettere i lavori di costruzione del gasdotto. Dice che l’impatto ambientale, non solo sugli olivi, sarà devastante, che l’oleodotto è un pericolo per le case in mezzo a cui passerà, ecc.
• Ha ragione?
Mah. I giornali, che all’inizio hanno approvato la protesta, da ultimo hanno cominciato a criticarla. È il solito movimento italiano che impedisce qualunque cosa, scrivono, e ricordano che in Italia, in base all’ultimo rapporto del Nimby Forum, gli ambientalisti bloccano in media 342 opere all’anno, cioè quasi una al giorno. I nemici della Tap avevano fatto ricorso al Consiglio di Stato. Ma il Consiglio di stato ha dato loro torto e i lavori sono ripresi. I critici della protesta (a cui s’è unito anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che corre per la segreteria del Pd e ha bisogno di visibilità) ricordano che il gasdotto, lungo 870 chilometri e del diametro di 90 centimetri, correrà dieci metri sotto terra e sboccherà a otto chilometri dalla costa. I 211 olivi sono stati messi a dimora e a lavori ultimati saranno reimpiantati là dove stavano. L’investimento è di 46 miliardi e ci consegnerà 9 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, che noi ridistribuiremo all’Europa. In questo modo diminuirà la nostra dipendenza dalla Russia.