30 gennaio 2017
Oggi 97 - Sistema elettorale
Come mai, quando a scuola eleggevamo il capoclasse, era tutto così semplice, e adesso, ogni volta che si va a votare, ci fanno venire il mal di testa per capire come saranno calcolati i nostri voti?
Il posto di capoclasse non era poi così ambito e si votava a cuor leggero: chi prendeva più voti era nominato. Ma supponiamo una classe di 30 persone e un alunno Pierino che con la maestra s’incaponisse che era assurdo un capoclasse che non avesse dalla sua almeno la metà dei ragazzini. Che avrebbe dovuto fare la maestra (i genitori erano andati a parlare col Direttore della scuola, l’idea del figlio Pierino capoclasse gli piaceva)? Sospirando avrebbe detto: vabbé, votate e se nessuno prende 16 voti, faremo una gara tra i primi due. Intendiamoci, la seconda volta potrete votare solo per i due, o uno o l’altro.
• Questo sarebbe il ballottaggio.
Proprio così. E il sistema elettorale del capoclasse sarebbe un maggioritario secco a un turno nel primo caso (si fa così per le elezioni del presidente in America), e un maggioritario in due turni nel secondo caso (il sistema italiano per i sindaci). Il nostro ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, aveva varato una legge elettorale, detta Italicum, che prevedeva il ballottaggio non tra due individui, ma tra due partiti. Questa era la prima stranezza, perché il ballottaggio si adatta bene alle gare tra singole persone - lo adotta per esempio il Pd nelle sue primarie - e nessuno finora se n’è mai servito per le gare tra partiti. La seconda stranezza era che le leggi elettorali le fa in genere il Parlamento, e non il governo che rappresenta solo una parte degli eletti e del Paese. Mentre la legge elettorale riguarda tutti e, più o meno, dovrebbero essere tutti d’accordo, o almeno la gran parte.
• La legge elettorale non sta in Costituzione?
No, è una legge ordinaria, che si vota normalmente. Se stesse in Costituzione ci vorrebbero quattro approvazioni, due della Camera e due del Senato, distanziate ciascuna di almeno tre mesi. Però la nostra Costituzione è tutta scritta col sottinteso che il sistema elettorale sarà un proporzionale puro, quello con cui abbiamo votato fino al 1993. E, da questo punto di vista, la Carta da allora è cambiata poco.
• Che cos’è un proporzionale puro?
Prendi tanti seggi quanti voti hai avuto. Dieci per cento di voti? Dieci per cento di seggi. Sembrerebbe il sistema più giusto, ma ha un difetto: è rarissimo che un partito prenda più del 50% dei voti e possa governare da solo (e in pace). È quasi sempre necessario che il partito del 31% si metta d’accordo con quello del 15 e con quello del 10, questo porta via molto tempo e su ogni decisione bisogna discutere, si devono far contenti questi e quelli, eccetera. È l’epopea della prima repubblica, che ha spalancato le porte alla corruzione, perché il modo più sicuro di convincere l’alleato è pagarlo, e il modo più sicuro per essere eletti è comprarsi il consenso.
• Quindi: il maggioritario - tipo capoclasse - serve per eleggere gli individui, e il proporzionale - tipo la nostra giovinezza - serve per eleggere i partiti. E l’Italicum?
Serviva per eleggere i partiti e aveva il ballottaggio, cioè tentava di combinare le due cose. A parte il vincitore del secondo turno, a cui sarebbero stati assegnati 340 seggi, i partiti si sarebbero suddivisi il resto con la logica proporzionale. Ma cinque Pierini annidati in altrettanti tribunali italiani sono andati alla Corte costituzionale e hanno detto: col sistema del ballottaggio potrebbe capitare che il primo partito prenda un 30% e il secondo partito prenda un 15%. Vanno al ballottaggio e vince il partito del 15%. Cioè noi affideremmo il Paese a una forza politica che ha solo il 15% dei consensi? La Corte costituzionale s’è riunita la settimana scorsa e ha deciso che i Pierini avevano ragione. Il ballottaggio è stato eliminato. La Costituzione, di cultura proporzionalista, dà più importanza alla rappresentanza che alla governabilità. Quindi niente ballottaggio, ed eliminazione del pericolo di mandare al governo una forza politica non-rappresentativa.
• A questo punto, senza ballottaggio, sarà impossibile fare un governo?
I primi calcoli dei sondaggisti mostrano che nessuna maggioranza, con questo nuovo Italicum privato del secondo turno, sarà possibile. Il Pd e Grillo prenderanno più o meno il 30%, il centro destra è spappolato in varie formazioni, la più forte delle quali è la Lega, con circa il 13, seguita da Forza Italia, con circa il 12. Resta un 25% frantumato fra estrema destra e estrema sinistra. Nessuna alleanza è possibile, a meno che alcune formazioni, turandosi il naso, non si mettano insieme e non raggiungano il 40% dei consensi.
• Cioè?
Nel vecchio Italicum, peraltro mai sperimentato, si stabiliva che se una lista arrivava al 40% - tipo Renzi alle Europee del 2014 - non aveva più bisogno del ballottaggio: gli si davano senz’altro i 340 seggi, vale a dire un «premio di maggioranza». Questa possibilità è rimasta. Quindi - per assurdo - Renzi potrebbe mettersi con Berlusconi o Grillo con Salvini e puntare a questo 40%. Adesso dicono tutti «per carità, per carità», piuttosto facciamo un’altra legge elettorale. Ma fare un’altra legge elettorale è altamente improbabile: ogni partito tira l’acqua al suo mulino e un’intesa appare quasi impossibile.
• Quindi, a meno di questo 40%, avremo ancora una volta partitini, che per garantire la governabilità, vorranno una quantità di regali.
Questo punto è un pochino attenuato dal fatto che per entrare alla Camera bisogna prendere almeno il 3% dei voti.
• Già, ora che ci penso, non c’è mica solo la Camera. C’è pure il Senato. E al Senato come funziona?
L’Italicum si occupava solo della Camera, perché il Senato doveva essere abolito. Senonché, con la vittoria del No al referendum, il Senato è rimasto in piedi. Adotteremo, per eleggere i senatori, la legge cosiddetta Consultellum, quella che è risultata dalle modifiche imposte dalla Corte costituzionale al vecchio Porcellum. In pratica: non c’è premio di maggioranza, e ci si può presentare coalizzati (cosa impossibile alla Camera). La coalizione, per entrare a Palazzo Madama, deve però prendere almeno il 20% dei voti della Regione in cui si è presentata. E i partiti della coalizione che ha superato il 20% per entrare a Palazzo Madama devono prendere almeno il 3% dei voti della Regione in cui si sono presentati. Se un partito corre da solo, lo sbarramento sta addirittura all’8%, sempre regionale. I calcoli sono difficili, per via dell’impianto regionalistico, ma è abbastanza chiaro che una maggioranza e un governo non uscirebbero fuori neanche da qui.