21 novembre 2016
Oggi 87 - Elezioni
Elezioni Le elezioni italiane ci interessano, ma devono interessarci allo stesso modo le elezioni europee. Un po’ ovunque hanno un seguito sempre più importante partiti cosiddetti “populisti” (promettono la luna e non è chiaro come ce la daranno), uniti dall’avversione verso i migranti e verso l’unità europea. La vittoria di Trump negli Stati Uniti ha dato loro nuova forza.
Italia La prospettiva italiana è chiara. C’è un referendum il 4 dicembre, per approvare o respingere le riforme costituzionali volute da Renzi. Poi verrà cambiata (forse) in qualche modo la legge elettorale, proprio per impedire a Grillo - il populista nostrano - di prendersi, alle prossime elezioni politiche, il governo, col ballottaggio del secondo turno. È pressoché certo un accordo post-elettorale tra Renzi e Berlusconi. Vincendo il Sì, Renzi tratterà col suo avversario-ammiratore da posizioni di forza. Altrimenti, Berlusconi avrà più possibilità di condurre le danze.
Germania Si vota a breve anche in Austria, Olanda, Francia e Germania. In Germania (voto in autunno) la Merkel correrà per la quarta volta (lo ha annunciato domenica scorsa). Sul piano personale, non ha problemi: il 51% dei tedeschi, se ci fosse l’elezione diretta, voterebbe per lei. Il suo partito invece ha perso due elezioni amministrative su tre ed è obiettivamente in calo di consensi. Unita ai socialdemocratici (come adesso), la Cdu potrebbe ugualmente governare. Ma quanti voti prenderà Alternative für Deutschland, il partito populista tedesco? E se l’asse Cdu-Spd non avesse più la maggioranza assoluta?
Altri In Francia si affronteranno nelle presidenziali del prossimo aprile Marine Le Pen e uno dei due tra François Fillon e Alain Juppé, che se la vedranno tra loro nele primarie di domenica prossima e che domenica scorsa hanno eliminato Nicolas Sarkozy. Hollande e i socialisti non hanno la minima possibilità. In Olanda, a marzo, è molto probabile la vittoria del partito di estrema destra di Geert Wilders, troppo avanti nei sondaggi. In Austria, il 4 dicembre, si sceglie il presidente della Repubblica: in lizza il quasi-nazista Norbert Hofer e il verde (ma indipendente) Alexander Van der Bellen. Esito sul filo del rasoio.