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 2023  settembre 19 Martedì calendario

Il benessere non abita nelle grandi città


Il reddito e una buona organizzazione sociale sono fattori determinanti per godere di una buona qualità della vita. Ma non bastano, da soli, a dare un senso di appagamento alla propria esistenza, che cresce quanto più la vita del singolo diventa ricca di relazioni, di partecipazione, di generatività.
L’ipotesi trova una sua conferma nel Rapporto sul Ben-vivere nelle province italiane, che sarà presentato a Firenze sabato 30 settembre. In quseta classifica i primi dieci posti vanno al centro-nord con tre grandi città nella lista. Ma accanto all’indice complessivo la ricerca condotta da Leonardo Becchetti, Dalila De Rosa e Roberto Semplici ha condotto quest’anno un approfondimento specifico sulla soddisfazione di vita dei cittadini. Forse potrà sorprendere, ma tra le due classifiche le differenze sono molto forti. Nella “top ten della felicità”, ad esempio, ce ne sono anche due del Sud povero mentre non c’è nessuna grande città. In diversi casi alcune delle province al vertice nazionale del Ben-vivere si trovano agli ultimi posti quanto a gratificazione della vita. E solo una della prime 10 città per qualità della vita si piazza nella top ten anche per la soddisfazione dei suoi abitanti.
La ricerca da un nuovo riscontro a un paradosso già conosciuto nella letteratura economica e sociale. Quella dello scarto, apparentemente poco comprensibile, tra qualità e soddisfazione di vita, in ultima analisi tra il benessere materiale testimoniato da indicatori oggettivi e l’appagamento personale dichiarato dalle persone. «Il paradosso di Easterlin è vivo e vegeto», scrive nell’introduzione Becchetti, ricordando lo studioso americano che fu uno dei primi a mettere in evidenza questo scarto «facendo osservare che la crescita del Pil pro capite negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra era accompagnata, dopo la fine degli anni ’50, non da un aumento ma da un declino della quota degli americani che si dichiarava molto felice». Una riflessione che ha permesso di confutare l’idea «riduzionista e superficiale che il Pil fosse indicatore sufficiente per misurare non solo la crescita economica ma anche la felicità di un paese e dei suoi cittadini ed in ultima analisi il loro benessere/benvivere», aggiunge Becchetti.
Ma quali possono essere i motivi di questo paradosso? Si tratta solo di una questione di percezione della realtà o ci sono fattori più concreti? L’ipotesi di ricerca è che nella soddisfazione di vita abbiano un peso importante anche le relazioni interpersonali e la generatività. I ricercatori hanno messo a confronto diverse variabili della vita di relazione (ad esempio, l’incontro con amici una volta ogni tanto, oppure tutti i giorni) e di reddito. E le indagini, condotte sulla base di due diversi database econometrici, hanno messo in mostra come il passaggio tra il livello più basso e quello più alto di qualità della vita di relazioni abbia un impatto tre volte maggiore sulla soddisfazione di vita rispetto al passaggio dal più basso al più alto livello di reddito.
Le implicazioni di questi risultati hanno anche un valore economico, notano i ricercatori. Ad esempio, le relazioni sono un fattore importante anche per il successo delle imprese perché la forza lavoro è fatta di persone con competenze complementari che devono entrare in relazione e creare cooperazione. Nello stesso tempo diventa anche sempre più importante l’armonizzazione tra vita di lavoro e vita extra-lavorativa, una spinta verso modalità di lavoro ibride che consentano anche di operare a distanza per non penalizzare la privata.
Tornando alle classifiche, tra le 10 province più soddisfatte Sondrio è la prima. Spicca poi la Toscana (con Lucca Livorno, Pisa e Siena). Ma si piazzano bene anche il Piemonte, con Asti e Verbano-Cusio-Ossola, e la Sicilia che piazza Agrigento e Caltanissetta, città che si trovano in coda nella classifica del benessere.
Al contrario tre grandi città stanno nella top ten del Ben-vivere, ma nessuna metropoli figura tra le prime 40 per gratificazione degli abitanti. Mentre tre province che primeggiano nella lista generale precipitano dall’89esimo posto in giù nell’altra classifica, quella della soddisfazione