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 2023  luglio 29 Sabato calendario

Intervista a Marisa Laurito

«L’Isola di Bali non è stato solo il viaggio della mia vita, ma il luogo dell’anima. La scoprii per la prima volta nel 1986 e per 15 anni non l’ho abbandonata».
Marisa Laurito, ma come ci finì?

«Per caso. Con Renzo (Arbore) facevamo spesso dei viaggi insieme e quell’anno mi chiese: “Dove vogliamo andare stavolta?”. Risposi di getto: “A Bali...”. Non sapevo nemmeno dove stesse, né come ci si arrivasse... Ma lui accettò subito la proposta: si unirono Gegè Telesforo e Franco Bracardi. In seguito, ci sono tornata quasi sempre da sola...».
Tre uomini e una donna. Com’è andata?
«Se ne sono approfittati e mi hanno sfinito di scherzi... Lo sfinimento iniziale, però, fu il viaggio: un volo diretto da Roma a Bali di quasi 13 ore, con un unico scalo a Bangkok, tra i primi che si facevano per l’Indonesia... Arrivammo stremati e ci andammo subito a riposare nell’hotel che avevamo prenotato: si trovava in una zona balneare tranquilla, a sud dell’isola, e aveva vari bungalow sulla spiaggia. Molto carino e poco costoso, ma proprio la prima sera accade un incidente».
Ovvero?
«Le stanze non erano dotate di aria condizionata, ma di ventilatori attaccati al soffitto. Nella camera di Bracardi un enorme geco, un lucertolone, finito tra le pale, era stato tagliuzzato e i resti finiti sulle pareti, con schizzi di sangue dappertutto: sembrava una scena horror, un film di Dario Argento. Franco, già poco entusiasta di questo viaggio dove era venuto controvoglia, decise di tornarsene in Italia».
E siete rimasti in tre...
«Sì, io e i due pazzi. Il primo scherzo che si inventano avviene una sera tornando da un locale. Mentre camminavo spedita davanti a loro, curiosando tra le bancarelle che si incontravano per strada, comincio a sentire strani schiamazzi che Renzo e Gegè stavano farfugliando alle mie spalle. Mi giro e li vedo fuori di testa, cerco di capirne il motivo e, tra gridolini e strani gesti, mi fanno capire che avevano accettato di inghiottire una cosiddetta frittatina di funghi allucinogeni... In pratica, erano drogati, incapaci di intendere e di volere. Inoltre facevano apprezzamenti, piuttosto spinti, su di me... cosa mai accaduta prima, per cui mi ero convinta che fossero veramente strafatti. Divento una iena, gli ripetevo:”Siete due dementi, ci vogliamo far arrestare?”. Ero molto preoccupata e cercavo di nascondere il loro stato alla gente che incontravamo per strada. La sceneggiata dura un paio d’ore... poi finalmente confessano che era tutta una presa in giro. Li avrei strangolati...».
Insomma, lei una vittima designata?
«No, no! Mi sono vendicata. Quella volta, avevamo deciso di non andare al ristorante e, siccome ogni bungalow era dotato di un cucinino, e io sono brava ai fornelli, proposi di cenare da me. Avevo comprato dei petti di pollo, chiedendo al macellaio di tagliarmeli a tocchetti tondi. Li feci cuocere nel latte di cocco, un condimento tipico da quelle parti: i due ospiti apprezzarono molto la pietanza ma, al termine della cena, quando si stavano rilassando, gli confessai che non avevano mangiato pollo, bensì un serpente boa... Una cosa credibilissima, dato che a Bali mangiano cose strane, anche i pipistrelli...».
E la reazione?
«Renzo, che è di bocca buona, non fece una piega: a lui piacciono le cose strane. Mentre Gegè comincia a gridare che ero una matta, chiedendomi perentorio: ma dove l’hai preso ‘sto serpente? E prima che mi vomitasse addosso, scoppiai a ridere rassicurandolo: era pollo!».
Vacanza movimentata...
«Avevamo voglia di giocare in una terra piena di bellezze naturali. Cammini per le stradine e ti ritrovi in mezzo alle risaie magnifiche. I balinesi sono un popolo accogliente, dotato di un innato spirito artistico. Pur essendo, nella maggioranza, dei contadini, lavorano i campi fino alle 5 del pomeriggio, poi si dedicano alle arti: dipingono, scolpiscono, danzano, cantano, colorano i tessuti con la tecnica batik... E a proposito di camminate, ce ne capita una davvero molto movimentata».
Ce la racconti.
«Decidiamo di visitare un atollo, davanti a Bali, dove vivono tartarughe giganti. Avevo insistito per intraprendere quest’avventura e avevo convinto i compagni di viaggio, ma non sapevamo che, da quelle parti, si alternano alta e bassa marea. Un pescatore, con la sua barchetta, ci conduce nel luogo e, quando arriviamo, il mare comincia a scomparire: un evento surreale. Ci ritroviamo sul fondo marino prosciugato, con le tartarughe che ci giravano intorno. Avremmo dovuto attendere nove ore affinché tornasse l’alta marea e riprendere la barca. Il pescatore non aveva scelta e restò in loco, noi tornammo indietro a piedi: un’ammazzata terribile».
Una vacanza faticosa?
«Sì, ma tanto divertente e io, già con quel primo viaggio, non volevo più tornare indietro».
Perché?
«Nonostante la presenza ingombrante di Renzo e Gegè, avevo conosciuto un ragazzo francese: prima una semplice amicizia, poi un’autentica cotta, da lui ricambiata. Decisi di dar seguito al rapporto, quindi dissi ai due: voi partite, io resto. Renzo assunse un ruolo da “padre” e mi fece una ramanzina».
Cosa le disse?
«Che ero impazzita, che ‘sto francese lo conoscevo appena, che chissà chi era, che faceva... Mi costrinse a riprende il volo di ritorno con loro. Ero talmente arrabbiata che sull’aereo mi rifugiai in fondo al velivolo: volevo stare lontana da quei due dittatori. Durante il viaggio, Gegè fece la spola tra me e Renzo, per farci fare pace..».
Addio al francese?
«Sì, ma il mio innamoramento di Bali è proseguito: ha parecchie somiglianze con Napoli, la mia città».
Quali?
«Il vulcano Agung mi ricorda tanto il Vesuvio e i balinesi, come noi napoletani, non ne hanno paura, anzi, credono che in esso risiedano gli avi della Terra. Alle pendici del vulcano, sorge il tempio Besakih, il più importante dell’isola: in esso vengono sistemate le offerte, in memoria delle persone scomparse. I doni che si trovano a terra, sono dedicati agli dei del Male, per placarne le ire».
Lei è una credente?
«No. Però, in quel tempio mi è accaduto un fatto strano. Era la prima volta che visitavo il Besakih e non sapevo che fosse dedicato al culto dei morti: dopo la visita, uscendo dal tempio mi venne spontaneo voltarmi e salutare mia madre che non c’era più...».
Com’è il mare balinese?
«Meglio non spingersi oltre la barriera corallina, ci sono pesci pericolosi. Gli incontri peggiori si possono fare con gli animali a terra: tra cui il serpente Settepassi, così detto perché, se ti morde, fai sette passi e muori».
Le manca Bali?
«Mi manca fare rafting lungo il fiume Ayung, mi mancano i tramonti sul mare! E pensare che ho studiato la lingua indonesiana con un maestro che chiamavo “mister Budino”: il suo vero nome era Budiasa e, quando veniva a farmi lezione, gli facevo trovare il dolcetto fatto da me che gli piaceva tanto. Credo che oggi l’isola sia molto cambiata, con l’arrivo di americani e giapponesi che hanno costruito palazzi, ristoranti, alberghi... tuttavia rimarrà sempre la terra dell’anima: a Napoli sono nata, Bali l’ho scelta».