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 2007  agosto 25 Sabato calendario

Biografia di John Pierpont Morgan

• Morgan, il capitale al servizio dell’America. Il Sole 24 Ore 25 agosto 2007. Nel 1913, alla sua morte avvenuta a Roma alla vigilia del 76° compleanno, la misura della straordinaria ascesa di John Pierpont Morgan fu sotto gli occhi di tutti. Amici e nemici, poeti e potenti: la pioggia di omaggi fu inarrestabile. Distici elogiarono il suo ingresso nel «paradiso dei forti» e la sua «volontà di ferro», con quegli «occhi di fuoco», «ardente in ogni cosa». Papa Pio X lo battezzò «un uomo grande e buono». Un acerrimo avversario del passato, il segretario di Stato e leader populista William Jennings Bryan, noto per le sue invettive contro i finanzieri di Wall Street, ordinò di mettere a disposizione l’intera ambasciata nella capitale italiana per i servizi funerari.
La stampa dell’epoca, racconta Steve Fraser nella sua storia sociale di Wall Street, Every Man a Speculator, non fu da meno: il «New York World» di Joseph Pulitzer vide Morgan come «un colosso a cavallo del mondo». Il «New York Tribune» lo disegnò in prima pagina come un Titano. E il «New York Times» scrisse forse l’epitaffio più efficace: «Fu lui ad aprire le porte alla partecipazione americana alla finanza mondiale». Altri ancora gli attribuirono il merito di aver guidato con mano ferrea lo sviluppo dell’industria americana.
Gli onori attribuitigli lo confermarono come il più grande banchiere dell’Olimpo finanziario americano: un Bismarck o un Napoleone della finanza. E di sicuro il suo nome è indissolubilmente legato a una delle più grandi banche americane e internazionali tuttora operanti, che durante la sua vita fu la Banca centrale americana ante-litteram, capace di salvare ripetutamente il Paese da improvvise crisi prima che la Federal Reserve fosse creata; anzi si può credere che la Fed nacque anche per evitare che uomini come Morgan concentrassero nelle loro mani tanto potere.
Il suo raggio d’azione si estese dalla finanza alle ferrovie e all’acciaio, incarnazione dell’emergere della superpotenza economica degli Stati Uniti sul palcoscenico globale. Su di lui, e sulla sua abilità di mobilitare vaste risorse finanziarie, il governo potè contare per uscire dal Panico del 1893 e poi da quello del 1907. E fu lui a promuovere la riorganizzazione e concentrazione delle ferrovie americane, allora principale mezzo di trasporto del Paese, dopo una stagione anarchica di speculazioni e fallimenti, tanto che fu coniato il termine di «Morganizzazione». Fu ancora lui a finanziare Thomas Edison e gli albori dell’elettricità (la sua casa su Madison Avenue divenne la prima abitazione privata a New York ad essere illuminata da lampadine) e a dar vita alla General Electric. E agli inizi del ’900 fece nascere la Us Steel, con la fusione di grandi acciaierie tra cui quelle dell’impero di Andrew Carnegie, tenendo a battesimo la prima corporation con un giro d’affari superiore al miliardo di dollari.
Ma gli attestati di stima nascondono una carriera tanto leggendaria quanto condotta al riparo da occhi indiscreti, controversa e a tratti paradossale. Fin dal suo aspetto: Morgan vantava un fisico imponente e carismatico, ma era ben conscio di un naso deformato dalla rosacea. Era grande fautore del destino e dell’innovazione americana, ma anche personaggio autocratico, con scarsi istinti democratici, che guardava con sospetto al capitalismo sfrenato e preferiva l’ordine al rischio e all’avventura della mitologia americana degli affari. Patriota e salvatore del Paese, ma anche cinico e calcolatore: leggenda vuole che rivendette con profitto fucili difettosi durante la guerra civile. Era figlio d’arte, espressione di una dinastia di finanziari del New England e delle migliori scuole, non uomo fattosi da sé alla stregua dei primi grandi finanzieri e imprenditori. E finì i propri giorni assai riverito per il suo potere ma molto meno facoltoso di quanto non si aspettassero i rivali, lasciando alle spalle un patrimonio stimato in 80 milioni di dollari. Tanto che, tra lo scherzoso e lo stizzito, John Rockefeller, seduto invece su una fortuna da un miliardo di dollari, disse: «E pensare che non era neppure ricco».
Era un avido fumatore di sigari avana, decine al giorno; non lesinava spese, in arte, amanti, yacht (il favoloso Corsair) e case ma era anche un convinto fustigatore di vizi nei panni di leader della chiesa protestante episcopale.
John Pierpont Morgan era nato a Hartford, in Connecticut, nel 1837 da Juliet Pierpont e Junius Spencer Morgan, a sua volta finanziere di successo ed erede di una fortuna familiare. Quando nel 1835 un incendio devastò il distretto finanziario di Manhattan, Junius, alla guida della Aetna Fire Insurance, fu tra i grandi protagonisti dei risarcimenti e della ricostruzione. Nel 1854 divenne partner di George Peabody in una società dieci anni dopo ribattezzata semplicemente J.S. Morgan, prima incarnazione dell’impero con il nome di famiglia.
John Pierpont frequentò le scuole private più prestigiose tra Stati Uniti, Svizzera e Germania. A vent’anni il suo primo impiego è da contabile a New York per la casa di brokeraggio Duncan, Sherman & Company, senza stipendio e per imparare l’arte dell’investimento. Nel 1860 comincia la sua scalata a Wall Street. Diventa il rappresentante statunitense della George Peabody, di cui era partner il padre. Nel 1864 è partner della Dabney, Morgan & Company e qualche anno dopo, nel 1871, è tra i fondatori – con un’altra dinastia finanziaria americana, la famiglia Drexel di Philadelphia – di Drexel, Morgan & Company: al decesso di Tony Drexel, Morgan ne prende il controllo. A metà degli anni 90 dell’Ottocento, dopo aver ereditato la J.S. Morgan dal padre e riorganizzato la Drexel, fonda la J.P. Morgan.
Fin dalla metà degli anni 80 dell’Ottocento, però, Morgan era ben più di un normale banchiere. I suoi legami con la piazza di Londra facilitavano la sua abilità nel mobilitare investitori e raccogliere capitali internazionali per operazioni negli Stati Uniti. E si dedicò alla missione di mettere ordine nell’industria americana: anzitutto riorganizzò le ferrovie Usa, comprando titoli di numerose società, diventando membro dei loro board e spingendole al consolidamento. Quando doveva collocare quote di aziende, Morgan chiedeva in cambio il controllo temporaneo per risanarle (era questa la Morganizzazione). Fu una drastica svolta per un settore che era stato terreno di feroci battaglie tra magnati rivali e speculatori, spesso con rovesci e fallimenti. Nel 1902 Morgan controllava di fatto 8mila chilometri di rotaie. E l’intero settore era in mano a una trentina di aziende che cooperavano fra loro.
Le ferrovie non rimasero un settore isolato sotto l’influenza di Morgan. Nel 1891 preparò la fusione tra la Edison General Electric, da lui a lungo patrocinata, e la Thomson-Houston Electric Company che diede i natali a General Electric, leader nella produzione di attrezzature elettriche. L’acciaio fu la prossima mossa: dopo aver finanziato la formazione della Federated Steel Company, entrò nella Carnegie Steel e si battè per la nascita della Us Steel Corporation nel 1901, con un fatturato di 1,7 miliardi di dollari e una quota di due terzi del mercato. Nel primo scorcio del secolo, comprando più società britanniche, diede poi vita al colosso del trasporto marittimo International Mercantile Marine Company, che costruirà il Titanic (al cui fatale viaggio doveva partecipare anche Morgan, che cancellò all’ultimo minuto, si dice, trattenuto da un’amante).
Sul finire della carriera, il banchiere aveva conquistato anche il controllo di una rete di banche e compagnie di assicurazione. Una sete di potere tale da diventare oggetto di inchieste del Congresso: la Commissione Pujo nel 1912 denunciò, nonostante le proteste di Morgan, l’esistenza di money trust segreti e concluse che Morgan e i suoi alleati potevano contare sul controllo di oltre 22 miliardi di dollari di asset.
Nonostante le polemiche, Morgan era diventato il principale promotore di una rivoluzione compiuta: tra il 1895 e il 1904 ben 1.800 aziende si erano fuse tra loro e nel 1909 l’1% dei colossi manifatturieri produceva il 44% dei beni e il 5% impiegava il 62% dei lavoratori salariati. Nel 1901 mille imprese industriali erano quotate in Borsa: quasi nessuna [1891] solo dieci anni prima. I più grandi exploit di Morgan, tuttavia, furono i salvataggi del Paese dal susseguirsi di crisi. Gli albori di questa vocazione si notarono già dopo la Guerra Civile americana, terminata nel 1865, quando svolse un ruolo chiave nel rifinanziamento del debito del Paese vendendo obbligazioni del Tesoro soprattutto in Europa. Tra il 1893 e il 1895 esplose una crisi che portò a una pericolosa erosione delle riserve aurifere americane: Morgan, su richiesta del presidente Grover Cleveland, riuscì a rifornire il governo di 65 milioni di dollari in oro, per la metà giunto dall’Europa.
La successiva crisi che mise alla prova Morgan fu il Panico del 1907. A una crisi della Borsa, ondate di licenziamenti e fallimenti di banche, Morgan rispose coordinando un gruppo di banchieri e creando un fondo di soccorso per gli istituti in crisi capace di calmare investitori e risparmiatori. Quello stesso anno, a prova della sua influenza nonostante le ormai crescenti preoccupazioni antitrust, il Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt autorizzò l’acquisizione della Tennessee Coal and Iron da parte della Us Steel di Morgan.
Marco Valsania



DATE CRUCIALI

7 aprile 1837 – John Pierpont Morgan nasce a Hartford in Connecticut da Junius Spencer Morgan, finanziere, e Juliet Pierpont
1857 – Inizia la sua carriera come contabile per la casa di brokeraggio Duncan, Sherman & Company
1871 – Fonda, in partnership con i Drexel di Philadelphia, la Drexel, Morgan & Company
1891 – Orchestra la fusione tra Edison General Electric e la Thompson -Houston Electric Company che vanno a costituire la General Electric
1893 – Alla morte di Tony Drexel la società è ribattezzata J.P. Morgan & Company
1901 – Dà vita all’impero dell’acciaio United States Steel Corporation, prima società dal giro d’affari superiore al miliardo di dollari
31 marzo 1931 – Muore a Roma al Grand Hotel. Wall Street gli rende omaggio con bandiere a mezz’asta

Lincoln e la guerra civile.
Il repubblicano Abraham Lincoln inaugura la sua presidenza il 4 marzo 1861. Nello stesso anno scoppia la guerra civile che contrappone gli Stati dell’Unione ai secessionisti della confederazione del Sud, sostenitori della schiavitù. Il conflitto fu generato dallo scontro tra gli interessi degli Stati meridionali, il cui modello produttivo era fondato sull’export di prodotti agricoli, e quelli del settentrione dove stava fiorendo la nuova economia industriale. La guerra di secessione, conclusasi solo nel 1865 con la capitolazione dei confederati nella battaglia di Appomattox, fu tra le prime a mobilitare massicciamente l’industria nello sforzo bellico. E non solo l’industria ci guadagnò: la leggenda vuole che in quel periodo Morgan si arricchì rivendendo fucili difettosi

L’invenzione della lampadina.
La casa di Madison Avenue di Morgan – che aveva finanziato Thomas Edison (nell’immagine durante un esperimento sulla lampadina) e la sua Edison Electric Light Company divenuta poi General Electric – è la prima a New York a essere illuminata dall’elettricità


La nascita del sindacato.
Forte di 25 associazioni e 150mila iscritti sorge nel 1886 la American Federation of Labour. Oggi insieme al Congress of Industrial Organization raccoglie 10 milioni di iscritti. Tra i sindacati federati a Afl-Cio c’è United Mine Workers of America, una lega nata nel 1890. Celebre resta lo “sciopero del carbone” del 1902, indetto dalla Umwa nelle miniere di antracite della Pennsylvania, all’epoca risorsa chiave, tanto da coinvolgere anche Roosevelt e Morgan nella soluzione della controversia. Il Presidente istituì una commissione d’indagine e dichiarò sospesa la protesta, e quando l’impresa si rifiutò di riconoscere il sindacato il finanziere appoggiò un arbitrato indipendente tra le parti

L’anno del Panico.
Con il calo delle riserve auree, i prezzi azionari crollano, falliscono 15mila aziende e 500 banche, la disoccupazione sale al 25% (nella foto Wall Street in un’immagine dell’«Harper’s Weekly» del 1893). Morgan sostiene il Governo facendogli ottenere 65 milioni di dollari in oro


Theodore Roosevelt presidente.
Quando nel settembre del 1901 a Buffalo un anarchico assassinò con due colpi di pistola il presidente William McKinley, alla Casa Bianca arrivò il più giovane capo di Stato della storia americana: Theodore Roosevelt non aveva ancora compiuto 43 anni. La sua amministrazione fu caratterizzata da grande attivismo. Roosevelt difese gli interessi Usa in America Latina con la politica aggressiva del “Big Stick”. Mentre sul fronte interno portò avanti la lotta ai grandi monopoli industriali, tanto da meritare l’appellativo di trust buster. Ciò nonostante nel 1907 autorizzò l’acquisizione della Tennessee Coal and Iron da parte della Us Steel di Morgan, ulteriore riprova del carisma e del potere esercitati dal finanziere

Scampato al naufragio del Titanic.
Tra i passeggeri celebri della traversata atlantica (nella foto la partenza del Titanic) ci sarebbe dovuto essere anche Morgan ma all’ultimo minuto rinunciò. Intanto il Congresso indagava sul sistema finanziario americano e sui grandi money trust e mettendo in discussione la sua posizione