Il Sole 24 Ore, 28 luglio 2007
Biografia di Felix Somary
• Somary, le profezie del «corvo» di Zurigo. Il Sole 24 Ore 28 luglio 2007. Chissà perché, nel solo arco di una generazione, un personaggio illustre come il banchiere austro-svizzero Felix Somary (1881-1956) è stato completamente dimenticato. Almeno in Italia, dove pure godeva d’una meritata fama, sia come studioso sia come finanziere. Lo scoprì precocemente Luigi Einaudi, recensendo in modo molto favorevole («Critica Sociale», 15 maggio 1903) un suo giovanile saggio sulle società per azioni in Austria. Poi, per tutti gli anni 20, la banca zurighese di cui era nel frattempo divenuto azionista (Blankart & Cie.) fu in cordiali rapporti d’affari con la Commerciale di Giuseppe Toeplitz. Attraverso quest’ultimo, Somary conobbe Raffaele Mattioli, all’epoca responsabile della segreteria di Toeplitz, e gli inviò parecchie sue opere con dedica. Anche Giovanni Malagodi, a lungo al vertice della Comit, era un estimatore di Somary. Al punto da scrivere, nel suo eccellente Profilo di Raffaele Mattioli (Ricciardi): «In un suo libro, Die Ursachen der Weltkrise (Le cause della crisi mondiale), un eminente banchiere svizzero, Felix Somary, indicava nella situazione italiana uno dei maggiori focolai d’infezione internazionale».
A Somary, infine, ricorsero nel 1945 Mattioli stesso ed Enrico Cuccia, quando stavano cercando di far nascere Mediobanca e di rilanciare il credito a medio termine, nonostante gli ostacoli frapposti dalla Banca d’Italia. Nell’autunno del ’45, ricorderà Cuccia in un incontro al Rotary di Firenze (1986), «Mattioli pensò che la partecipazione di un gruppo finanziario estero avrebbe potuto rappresentare un importante incentivo a concedere le necessarie autorizzazioni; e, a questo fine, ottenne che Felix Somary, partner della Blankart & Cie di Zurigo, gli indirizzasse una lettera in data 24 ottobre 1945 in cui dichiarava la propria disponibilità a partecipare alla costituzione di un organismo bancario italiano».
«Il 27 ottobre – riferisce ancora Cuccia – Mattioli scrisse ad Einaudi per comunicargli il testo della lettera di Somary, senza però fare il nome del suo corrispondente, ma limitandosi a dire che si trattava di un “amico svizzero, personalità di primo piano nella vita economica e finanziaria del suo Paese e di standing internazionale"». La lettera di Somary ottenne l’effetto desiderato, riuscendo a vincere la riluttanza del governatore Einaudi. Nel 1946 nacque dunque Mediobanca, però con la partecipazione delle sole tre Banche d’interesse nazionale (Comit, Credito e Banco di Roma). Somary, infatti, si era nel frattempo defilato. Ma questo poco importa. Resta il fatto che il suo ruolo fu decisivo per scuotere le acque e per agevolare il progetto.
Per quale motivo allora un personaggio di tale levatura e celebrità è finito nell’oblio generale? Si tratta di una delle tante bizzarrie della storia. Ma per buona sorte, al logorio della memoria si può rimediare leggendo la sua autobiografia (mai tradotta in italiano) apparsa postuma in tedesco nel 1959 e in inglese nel 1986, con l’ammiccante titolo The Raven of Zürich, Il corvo di Zurigo. Grazie a questo palpitante libro – che c’immerge nella Vienna fin de siècle, nella Berlino del Kaiser e poi nell’America rooseveltiana, con vividi ritratti dei protagonisti di quell’era – siamo oggi in grado di apprezzare le doti quasi profetiche di Somary, la sua assoluta moralità e indipendenza di giudizio, l’altissimo livello delle sue amicizie o conoscenze.
Era nato a Vienna nel 1881, in una famiglia della borghesia ebraica, per nulla “praticante”. Il padre, avvocato, curò molto la sua educazione, specie umanistica. Ottimo studente di ginnasio, Felix s’iscrisse nella capitale austroungarica alla rinomata facoltà di Legge e Scienze politiche, avendo come compagni d’università personalità del calibro di Schumpeter e Otto Bauer, e come docenti, fra gli altri, Menger, Böhm-Bawerk, Wieser e Philippovich. Divenuto assistente di Menger, prese il dottorato nel 1904 e si trasferì a Berlino per il perfezionamento. Sin da allora mostrò un forte interesse per la politica internazionale e una decisa avversione per ogni tipo di dittatura. Viceversa, avrà sempre un atteggiamento nostalgico nei confronti della monarchia asburgica, considerata l’unico argine alle effervescenze nazionalistiche dei Balcani.
La sua prima svolta professionale avvenne nel 1906, allorché accettò di diventare il braccio destro del presidente dell’Anglo-Austrian Bank di Vienna. Di colpo, a 25 anni, si trovò dunque ad operare in un vitale crocevia della finanza internazionale. I suoi promemoria, ad esempio uno sullo stato di bancarotta della Russia zarista, attrassero l’attenzione del primo ministro austriaco, Beck, che volle incontrarlo più volte. Somary già allora temeva lo scoppio di una guerra mondiale. Nella Vienna di quegli anni ebbe pure modo di conoscere Freud, senza però entusiasmarsi alle sue teorie.
Nel 1910, il giovane abbandonò la finanza e tornò a Berlino con incarichi accademici, ma ben presto il Governo di Guglielmo II si rivolse a lui per varie consulenze politico-finanziarie (armamenti navali, ferrovie, prestiti alla Cina, eccetera). Nacque allora la sua lunga amicizia con Schacht, all’epoca direttore della Dresdner Bank e più tardi presidente della Reichsbank, sotto Hitler. Nel 1914, pur essendo cittadino austriaco, a Somary fu affidata dai tedeschi l’amministrazione finanziaria del Belgio invaso: accetterà, cercando di garantire il massimo d’autonomia agli occupati. Importante fu poi un suo (vano) memorandum al Governo tedesco contro l’inizio di un’indiscriminata guerra sottomarina. Questo memorandum fu letto anche da Francesco Giuseppe, che espresse il desiderio di discuterlo con l’autore in persona.
Fu così che Somary, nella primavera del ’16, si trovò a tu per tu nella reggia di Schönbrunn con il vecchio imperatore, ormai prossimo alla morte (16 novembre). Seduto alla scrivania, in una modesta stanza, questi gli chiese perché fosse così contrario a un impiego bellico su vasta scala dei sottomarini. Perché tale mossa avrebbe comportato il sicuro ingresso in guerra dell’America, e l’inevitabile sconfitta, spiegò Somary, senza alcun timore reverenziale. C’era ancora un margine per fare marcia indietro, volle sapere Francesco Giuseppe? «Purtroppo no, ma posso tenerla al corrente se le cose precipitano». «Sì, certo – furono le ultime parole del sovrano – e si faccia vivo ogni volta che passa da Vienna». Ma non ce ne fu il tempo, e la profezia di Somary si avverò in pieno.
Ormai i servizi di Somary erano sempre più richiesti. A lui si rivolsero anche i Rothschild viennesi, per salvare il salvabile dopo la vittoria alleata: e Somary riuscì nell’impresa rocambolesca di trasportare fisicamente in Svizzera i loro valori mobiliari depositati in Germania. Proprio in quel 1919, il giovane prese una decisione fondamentale per il resto della propria esistenza, facendo di Zurigo il nuovo centro della propria attività. Divenne, infatti, partner della piccola Blankart & Cie, che sotto la sua guida sarebbe diventata una delle più rinomate banche private elvetiche.
Alla fine della Grande guerra, le economie dei Paesi sconfitti erano a pezzi. Per evitare che le loro monete perdessero ogni valore e dilagasse un’inflazione selvaggia, come poi avvenne, Somary propose ancora una volta una soluzione chirurgica: Germania e Austria avrebbero dovuto dichiarare lo stato d’insolvenza. Nessuno lo capì o volle capirlo, men che meno Schumpeter, allora ministro delle Finanze austriaco. Qualche anno dopo, quando la banca di cui Schumpeter era nel frattempo divenuto direttore fallì, questi dovette ammettere che l’amico aveva avuto ragione, e aggiunse che tutto ciò che gli rimaneva erano i beni della madre, amministrati – per ironia della sorte – proprio dal suo “avversario”.
Da allora Somary, divenuto ormai cittadino svizzero, diede continue dimostrazioni della propria preveggenza. Fu certo delle conseguenze catastrofiche – specie per la classe operaia – della grande inflazione e dell’eccesso di riparazioni imposte agli sconfitti (all’origine dell’avvento di Hitler). Percepì esattamente il crollo di Wall Street (onde il soprannome di “corvo di Zurigo"). Altrettanto esattamente percepì la ripresa dei corsi nel ’32. Propiziò un’importante missione a Washington nel ’39, per conto del Governo elvetico, riuscendo a garantire al piccolo Paese un flusso di forniture di materie prime e provviste, essenziali per la sua sopravvivenza nel conflitto mondiale. Ebbe la netta sensazione, già nel ’40, di una prossima rottura del patto nazi-sovietico oltre che, nel ’44, del probabile avvento della “guerra fredda”.
Politicamente conservatore (considerava il comunismo la massima iattura e Roosevelt un mezzo ciarlatano), liberista in economia (epico un suo diverbio con Keynes, di cui disapprovava la teoria del deficit spending), pose sempre due condizioni ai politici che chiedevano la sua consulenza: piena autonomia e nessun compenso. Generoso con gli altri, ma severo con se stesso, era ben conscio della propria reputazione di Cassandra o addirittura di menagramo. Fu anche per questo che tardò a sposarsi. Sapendo di essere una specie di “barometro degli eventi mondiali”, in grado di presentire i disastri imminenti, pensò a lungo che fosse meglio per lui rimanere senza vincoli familiari. Salvo poi andarsene in viaggio di nozze a Sorrento, nel pieno della “grande crisi”. A chi lo accusava di essere un pessimista incallito, Somary rispondeva serafico di avere semplicemente piena fiducia nel proprio raziocinio: «Per gli individui che percepiscono dentro di sé le energie dinamiche di una crisi o di una rivoluzione, il futuro si presenta chiaro: pronosticarlo non è un compito da matematici o statistici, e soprattutto non da accademici».
Sandro Gerbi
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L’invasione del Belgio
Il 4 agosto 1914 l’esercito tedesco invase il Belgio neutrale incontrando una tenace resistenza (nella foto la città di Termonde bombardata). A Somary venne affidata l’amministrazione finanziaria dello Stato occupato.
La morte dell’Imperatore
Francesco Giuseppe I d’Asburgo imperatore d’Austria e re d’Ungheria, nonostante
la firma della Triplice Alleanza con Germania
e Italia nel 1882, si rifiutò sempre
di dichiarare una guerra preventiva
alla Serbia, anche opponendosi al giudizio
dei suoi consiglieri.
Si piegò al conflitto solo dopo l’assassinio dell’erede al trono Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914.
Quando seppe del memorandum di Somary contro un conflitto sottomarino su vasta scala lo convocò alla reggia di Schönbrunn. Morì pochi mesi dopo, nel novembre del 1916.
La scelta della Svizzera
Nel 1919 Somary diventò sociò della Blankart & Cie di Zurigo (sopra un assegno del 1920). Aveva visto giusto, nel 1929 il capitale totale delle sette maggiori banche svizzere superava del 26% quello delle dieci più importanti francesi.
L’occupazione della Ruhr
Riparazioni eccessive quelle imposte ad Austria e Germania dalla pace di Versailles. Somary consigliò ai due Governi di dichiarare subito lo stato d’insolvenza, ma l’appello rimase inascoltato fino al ’23 e la Germania continuò a stampare carta moneta fino ad arrivare al tracollo finanziario (vedi la tabella in pagina). Per rifarsi dei debiti non pagati, gli eserciti francese e belga occuparono in Germania la regione industriale della Ruhr e gli operai entrarono in sciopero contro il collasso del potere d’acquisto dei salari finché a dicembre, per arginare l’inflazione, fu introdotto il Rentenmark (1.000 miliardi di Papiermark) e la Ruhr venne restituita.
Destinazione Washington
Franklin Delano Roosevelt fu eletto presidente Usa per ben 4 volte (nella foto i festeggiamenti per la vittoria del ’36). Somary caldeggiò una missione alla Casa Bianca nel ’39 per assicurare alla Svizzera gli aiuti commerciali americani.
La guerra fredda in arrivo
Il 4 febbraio 1945 Churchill, Stalin e Roosevelt si riuniscono a Yalta. in questa conferenza (e in quella successiva di Potsdam per quel che riguarda la situazione tedesca) che si decidono le zone di influenza delle potenze vittoriose. E di conseguenza anche le linee di confine della guerra fredda che si sta già preparando all’orizzonte. La data di nascita del conflitto Usa-Urss è convenzionalmente il 12 marzo del 1947, quando il presidente Truman espone al Congresso la dottrina del "contenimento" sovietico. Somary , che considerava il comunismo la disgrazia peggiore, aveva predetto la guerra fredda già nel ’44.