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 2023  maggio 25 Giovedì calendario

Le mille frane dell’Appennino

Una frana ha la sua vita. Quando comincia a muoversi può continuare a farlo per anni. Può cambiare la morfologia di versanti interi, aprire fratture, riattivare vecchi movimenti a riposo da decenni o innescarne di nuovi mai rilevati dall’ufficio cartografico. In pochi minuti può sbriciolare pezzi di strade, case, può «promettere» di scendere a valle e rimanere lì, minacciosa come una pistola puntata. Può annientare una comunità senza nemmeno sfiorarla, semplicemente tagliando i collegamenti vitali tutt’attorno o aprendo fronti di grave rischio a valle e a monte.


Ecco. Lungo la dorsale appenninica che all’inizio della settimana scorsa è stata investita da un pioggia mai vista, tutto questo è successo davvero. Tutto assieme, e in un’area grandissima. Sui colli bolognesi, nei territori collinari e montani delle province di Modena, Reggio Emilia, Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna: il numero delle frane è impressionante.


Ammesso che si possa fare una classifica degli interventi al limite del possibile, quella delle frane è oggi una situazione molto più complicata di quella che i soccorritori stanno fronteggiando a valle con campi e paesi tuttora invasi dall’acqua dopo la rottura degli argini e le esondazioni di fiumi e canali.


Censimento
Il numero, dicevamo. Fino a ieri pomeriggio la Protezione civile ne ha censite — cioè le ha verificate e le sta monitorando con i suoi tecnici e con i droni — 376 «molto significative», come le definisce Irene Priolo, la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna che ha la delega proprio alla Protezione civile. Una cifra «spalmata» su 56 Comuni. Colpisce il fatto che 170 di quei movimenti franosi gravino su 18 Comuni della provincia di Forlì-Cesena, e ancora che ce ne siano ben 90 che minacciano due soli Comuni del Ravennate: Casola Valsenio e Brisighella. Ed era sempre la Regione che, già tre giorni fa, ne riteneva attive almeno mille. Le 376 sono, in sostanza, quelle che hanno creato situazioni «di impatto» con i centri abitati, con le strade, con i capannoni agricoli... Insomma, con gli umani. Le altre sono segnalazioni in via di verifica per gravità, estensione e, appunto, impatto sulla popolazione.


La verità è che — proprio come succede a valle per l’acqua esondata — anche a monte (in questo caso per le frane) siamo ancora in piena emergenza dopo quasi dieci giorni dalle grandi piogge. «La nostra priorità al momento è decisamente mettere al sicuro le persone, stare molto attenti a eventuali movimenti franosi che possono coinvolgerle» conferma Rita Nicolini, direttrice dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la Protezione civile dell’Emilia-Romagna. «Il fronte dei Comuni interessati da frane è molto lungo e abbiamo territori con frane enormi e tantissimi evacuati», dice, citando per esempio Monzuno, ma anche Modigliana, Casola Valsenio, Brisighella, Dovadola...


Cambia il paesaggio
Quando la dottoressa Nicolini parla del «fronte lungo dei Comuni» sa bene che da un’area così enorme potrebbe emergere un numero di frane ben più alto di quello ora ufficiale. «Dai nostri rilievi sul territorio e dalle informazioni disponibili, le frane sono molto molto numerose, probabilmente nell’ordine di diverse migliaia» si spinge a dire Matteo Berti, professore di geologia all’Università di Bologna nonché capo della task force che (con un accordo regione-università) sta lavorando proprio alla mappatura delle frane. «Sono in movimento», dice, «e quindi gli sforzi del momento sono per la salvaguardia di chi vive in quei territori». Il professor Berti parla dei «modelli di soglie pluviometriche» che aiutano a prevedere «se un evento meteo può essere critico oppure no» dal punto di vista della franosità. Stavolta le frane («quelle tipiche di queste zone») erano attese, «ma certo non ce ne aspettavamo un numero così elevato...In certe zone è cambiata proprio la morfologia dei versanti. Una cosa così non l’abbiamo mai vista e non ci sono notizie storiche recenti di questo tipo». «Ci sono interi versanti franati per i quali ci sarà da ridisegnare l’assetto delle strade» valuta la dottoressa Nicolini. Lei non lo dice ma ci sono case e intere aree che viste dall’altro (con frane incombenti a valle e a monte) sembrano perdute per sempre.