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 2023  marzo 18 Sabato calendario

Biografia di Laura Freddi raccontata da lei stessa

«Ma come è bello qui, ma come è grande qui, ci piace troppo ma... non è la Rai...».
«Ero timidissima, mi nascondevo dietro le foglie delle palme finte intorno alla piscina, sperando di non essere inquadrata».
L’unica,le altre sgomitavano eccome. E poi nel 1991 aveva già 19 anni, quasi vecchiotta, per Gianni Boncompagni.
«Mi diceva che ne dimostravo 15, magrolina, non troppo formosa. Dopo una settimana passata a mimetizzarmi dietro la scenografia, Gianni e Irene Ghergo mi presero da parte. “Lauretta, tesoro, non puoi mica continuare così”. Avevo solo bisogno di essere sbloccata. Alla fine ci pensò Enrica Bonaccorti, tirando fuori una certa somiglianza con Kim Basinger. Così un giorno mi spinsero a forza davanti al Cruciverbone – il posto più ambito da tutte le ragazze – a improvvisare un finto e casto spogliarello con la musica di Nove settimane e mezzo, mi vergognavo da morire, avrei preferito cantare, invece no, ci doppiavano per forza», racconta Laura Freddi (ospite fissa di Oggi è un altro giorno, Raiuno), che di quei celebrati anni Novanta è stata una bionda icona e le icone restano eternamente uguali a sé stesse, beate loro: «Ancora mi si avvicinano per strada per rievocare quei giorni, come se il tempo si fosse fermato».
Vi chiamavano Lolite, voi ragazzine di «Non è la Rai».
«Gianni con me si è sempre comportato più che bene, eppure lo bersagliavano di critiche, contro di lui c’era troppo accanimento, esagerato. Che poi eravamo poco truccate, innocenti, disciplinate. “Non vi illudete, questa fama potrebbe non durare”, ci ripetevano».
Con Ambra amiche o nemiche?
«Amiche. Ci sentiamo ancora oggi, per messaggino, parliamo dei nostri figli».
Quello non fu il suo vero esordio in tv.
«Avevo debuttato due anni prima, su un’emittente locale di Napoli, Canale 34, facevo sondaggi telefonici e portavo un tremendo ciuffo cotonato a fungo, ma ho distrutto le prove, eh eh. Prima ho fatto non so quanti concorsi di bellezza, non mi piacevano, però li vincevo tutti, ero la regina di Ostia e Fiumicino, improbabili talent scout mi lasciavano bigliettini da visita pure alla fermata del bus, ma papà li strappava».
Poi diventò la Velina bionda di «Striscia la Notizia», in coppia con la bruna Miriana Trevisan.
«Le prime Veline parlanti e microfonate, senza pattini e non troppo prorompenti. Con Greggio e Iacchetti ho riso tantissimo, come coppia non si battono. Enzino è ancora oggi un mio carissimo amico, gli voglio un gran bene. Antonio Ricci invece non si vedeva mai, per scherzo lo chiamavo “il fantasma”. Ogni tanto chiedevo: “Ma come è fatto? Esiste davvero?”. Però un genio. E sì, non so quante volte sono caduta dal bancone durante gli stacchetti. Ma mai come al Festivalbar quando, scendendo le scale cantando, sono finita addosso al pubblico, il filmato gira ancora sul web».
Velina e calciatore, ci è cascata anche lei, per quanto a scoppio ritardato.
«Dopo due anni, sì. Facevo il Quizzone con Amadeus e abitavo con Cristina Quaranta (ride), pensi che coraggio che ho avuto, e lo dico perché è una mia amica, sia chiaro. Lei conosceva un sacco di gente, ogni tanto mi presentava qualcuno. Una sera invitò Fabio Galante, io non ne volevo sapere. “Ti prego, non chiamarlo più”. Come non detto. Una sera lui praticamente si legò al termosifone di casa, non voleva andarsene e a quel punto... ho ceduto».
Tre anni insieme.
«Era giovane e bello, giocava nell’Inter, io ero gelosissima, ora non più. Con Fabio diciamo che ce n’era bisogno, ho colto dei segnali importanti, ho cercato di perdonare, ma Milano era piena di vita, di distrazioni. Quelle poche volte che andavo a vederlo in tribuna, se per caso sbagliava un tiro, tutto lo stadio si voltava verso di me, come se fosse colpa mia. Forse pensavano che gli facessi fare la bella vita, in realtà eravamo molto casalinghi».
Al «Quizzone» con Gerry Scotti.
«Non mi pareva vero. Un giorno ripetei il balletto di Nove settimane e mezzo, dietro una tendina montata su rotelle. Durante un movimento con la gamba l’autoreggente si impigliò in una vite e così, scendendo le scale, mi trascinai dietro pure il separé. Il regista urlò: “Stoop!”, Gerry invece era entusiasta, voleva mandarla in onda così».
Stesso programma, con Amadeus.
«Insieme nel 1995 abbiamo condotto anche il concorso The Look of the Year in Corea. Odio l’aereo, ho paura, perciò avevo preso dei tranquillanti, sul volo non ho chiuso occhio, in compenso sono rimasta rimbambita per tre giorni. E mi ricordo ancora il forte odore di aglio che aleggiava ovunque, specie negli ascensori. Se l’ho chiamato per farmi invitare a Sanremo, visto che siamo amici? Non è da me. Certo, a chi non piacerebbe salire su quel palco anche per cinque minuti?»
Con Claudio Bisio e la banda di «Zelig Tour».
«Un delirio, viaggiavamo in pulmino da nord a sud, alle piazzole di sosta ci mettevamo a ballare tutti quanti, non si dormiva mai. Ma lavorare con lui è semplice, ti fa diventare bravo e simpatico. Prima di entrare in scena, per darmi coraggio, mi offriva un goccetto di grappa».
Quando le telefonò Maurizio Costanzo per proporle «Buona Domenica»...
«Stavo per riattaccargli in faccia perché credevo fosse uno scherzo, inoltre avevo la febbre e un principio di colica renale. “Mi scusi, sto andando al pronto soccorso, mi può richiamare tra qualche giorno?”. E così ha fatto, per fortuna. Un periodo meraviglioso, la rifarei domani, ho nostalgia della tv di allora».
Lo sa che le tocca la domanda, magari due-tre, su Paolo Bonolis, sì?
«Lo so, lo so. Che devo dirle? Paolo è stata la persona più importante tra i miei affetti, ero molto giovane allora e lui già sposato e padre. Agli occhi dei miei 19 anni era affascinante, mi piaceva, mi faceva divertire, mi colpì per ironia e cultura. Mi faceva guardare anche tre film al giorno, mi leggeva i libri, era un fiume in piena. Viaggiavamo molto. Anche se con Sonia, sua moglie – ormai siamo diventate amiche, tanto che quando si è assentata per due puntate dal Gf Vip ha voluto me come opinionista al suo posto ed è stato un grande gesto – abbiamo scoperto che ci ha portato in vacanza negli stessi posti: Polinesia, New York, oggi ci ridiamo».
Due contro uno, poveraccio.
«Alla presentazione del suo libro Notte Fonda, lo scorso novembre, c’ero anch’io. Ho voluto che la dedica me la scrivesse Sonia. E siccome a un certo punto nel racconto Paolo parlava di una giapponese che né io né lei avevamo mai sentito nominare, lo abbiamo messo in mezzo, con una scherzosa scena di gelosia stereo: “E adesso chi sarebbe questa? Parla, confessa”».
Sonia Bruganelli ha ammesso di averla detestata per un sacco di tempo. «Poi l’ho conosciuta: un gattino. E non l’ho più odiata».
«Il suo era un odio virtuale, forse aveva idealizzato la mia figura, ma i cinque anni e mezzo che ho passato con Paolo sono una briciola, rispetto al loro matrimonio. Perché lo lasciai? Ci siamo voluti molto bene e separarsi è stata una sofferenza per entrambi. Io desideravo di più, una famiglia, ma il momento era sbagliato, i nostri tempi non coincidevano».
Cosa proprio non sopportava di lui?
«Guidava macchine tremende, tipo una vecchia Escort blu metallizzato con uno specchietto bianco rimediato allo sfascio, un accrocco, mi vergognavo ad andarci in giro. Paolo invece non ci faceva caso. Orologi, auto, vestiti, era spartano, parsimonioso. Una volta, ospite dei miei genitori, ad Acilia, voleva una sigaretta, in casa non ce n’erano; perciò fece il giro di tutto il palazzo, porta a porta, per farsene offrire una. In accappatoio e ciabatte. Regali? Si. Ricordo un tremendo set di valige gialle».
Più o meno in quegli anni Nek cantava: «Laura non c’è, è andata via...».
«Passata la rabbia, io e Paolo ci abbiamo scherzato su. E Nek è diventato uno dei miei migliori amici. L’ho conosciuto a Superclassifica show e siamo sempre rimasti in contatto, abbiamo un legame speciale, è venuto spesso da me in radio, gli chiedo consigli, mi piacciono le persone con un’energia positiva, come lui».
Tempo fa ha passato un periodaccio.
«Per colpa di una causa di lavoro durata 12 anni e che mi ha prosciugato le finanze. Purtroppo non sempre si incontrano persone oneste. Avevo firmato documenti che non avrei dovuto firmare e per difendermi ho bruciato tutti i miei risparmi, ho pure dovuto vendere la casa che stavo ancora pagando. Con le cartoline verdi degli avvisi di pignoramento avrei potuto farci un albero di Natale. Mi sono risollevata con il cachet del Grande Fratello Vip, una mano santa».
A proposito di mani: ha conosciuto Leonardo D’Amico, il suo compagno, facendosi male a tre dita durante una partita di beach volley.
«Ho cominciato a giocare tardi, a 36 anni, ed ero una mezza cartuccia. Durante un torneo ho preso una botta tremenda, non mi passava, il mio allenatore mi ha consigliato il fisioterapista della nazionale. Era Leonardo. Siamo diventati amici. Parlavamo, parlavamo. Io gli mandavo segnali, ma lui niente, era di...».
Di coccio.
«Ecco sì. Mi chiedevo: “Ma perché questo qui non ci prova?” Allora ho cominciato a provocarlo. Lo invitavo a salire da me. “No, grazie”. Poi mi ha spiegato che non si fidava, voleva essere sicuro che fossi presa. Un giorno mi chiama: “Passo per un caffé tra dieci minuti”. Panico. Ero vestita da casa, ho fatto la doccia a razzo. Pronta».
E?
«E finalmente si è deciso, alleluja».