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 2023  gennaio 24 Martedì calendario


Biografia di Ben Shelton

Il destino lo costruisci con le tue mani? Ditelo a Bryan e Lisa, che si sono incontrati mentre giocavano gli Australian Open 1993 e oggi, a 20 anni, il figlio Ben arriva nei quarti di quel torneo a colpi di record. Supera già la miglior classifica di papà (numero 55 nel 92), è il più giovane Usa fra gli ultimi 8 Slam da Andy Roddick a Wimbledon 2003, è il portabandiera dello squadrone USA che riporta così lontano 3 elementi in un Major (con Korda e Paul) dopo 23 anni, in un solo torneo ha vinto lo stesso numero di partite ATP di tutta la carriera, è il primo che, un anno dopo il successo NCAA, tocca i quarti down under da Arthur Ashe nel’66.
PASSAPORTO
Ben Shelton da Atlanta non è un fenomeno di tecnica e stile, punta sull’essenziale uno-due, servizio-dritto, e spinge, spinge, da attaccante moderno, a tutto campo. D’aspetto è il classico ragazzo americano che, con pantaloni e T-shirt comodi, arrotonda la paghetta gettando dallo skate-board i giornali davanti casa e taglia l’erba al giardino dei vicini. A giugno 2021 ha preso il primo punto ATP, ad agosto ha firmato il primo titolo ITF, a gennaio dell’anno scorso era appena 573 dei pro, a luglio ha conquistato il primo dei 3 Challenger in 6 finali, a novembre è entrato nei top 100 e, arrivando, in Australia, da 89 della classifica, ha twittato: «Non sono mai stato fuori dagli Stati Uniti, neanche in vacanza». A Melbourne, ha vinto la prima partita Slam salvando un match point al 1° turno contro Zhizhen e, dopo aver superato Jarry, Popyrin e l’amico JJ Wolf (con 64 vincenti!) è ai quarti contro l’altro americano Tommy Paul («Mi ha preso sotto protezione»), da virtuale 43 del mondo. «È surreale».
RODDICK/PETE
Ben, tutto ricci, mancino, alto 1.93, rovescio a 2 mani, dinoccolato come Roddick, serve con la potenza di Sampras. A 12 anni ha lasciato il football (quarterback) perché troppo duro fisicamente e ha sposato il tennis: «Avevo giurato che non l’avrei mai fatto, era una cosa di papà, ma mi sono innamorato di questo sport». Campione di college di doppio e di singolare coi Florida Gators allenati da Shelton senior («Averlo a fianco è la più grande risorsa: è primo tifoso e mentore»), è sbarcato nel tennis pro annunciato dagli avversari. Parola di Isner che l’ha superato al debutto ATP ad Atlanta dopo 2 ore e mezza: «Spero di non doverlo affrontare più, non saprei più come batterlo». E a Cincinnati, sempre sul prediletto cemento, da 229 del mondo, ha vinto il primo match Masters 1000 battendo Lorenzo Sonego e l’allora 5 del ranking, Casper Ruud. Quindi, nel primo Slam, agli US Open, ha perso da Nino Burgos, ma dopo 4 ore. «Ci ho messo un po’ per prendere la mia strada, dopo i miglioramenti graduali nel gioco, ho cominciato a crederci solo in estate».
SCUOLA
Il mito del passaporto? «Non ero una promessa: perdevo tutte le settimane contro i coetanei, così papà ha pensato che potevo migliorare a casa, anche perché alla scuola pubblica non potevo saltare una settimana per i tornei ITF». E gli studi che vuole continuare in parallelo col tennis? «Fin qui non ho avuto troppi problemi, voglio davvero la laurea». E quel sorriso sempre stampato in faccia? «Arrivare in Australia senza aspettative mi ha aiutato a sentirmi libero e giocarmela». Papà l’ha affidato a coach Dean Goldfine: «Aveva da fare a casa. Ma so che ha visto la partita. Mi sento un po’ in colpa per avergli incasinato gli orari». Temprato dal pubblico dei college, Ben Shelton ha un’arma in più: «Il tifo a favore mi mette pressione, preferisco quello contro: l’atmosfera ostile mi motiva». Il tennis ha un giovane leone in più.