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 2022  novembre 26 Sabato calendario


ALTRO CHE SOUMAHORO: CHI DOVREBBE PIANGERE SONO I CONTRIBUENTI ITALIANI! – LE COOPERATIVE DELLA MOGLIE E DELLA SUOCERA DEL DEPUTATO AUTOSOSPESO DI SINISTRA ITALIANA HANNO INCASSATO 62 MILIONI DI EURO DALLO STATO PER OSPITARE MIGRANTI CHE POI VENIVANO MALTRATTATI. SOMME CHE, SECONDO GLI INQUIRENTI, SONO STATE IN BUONA PARTE USATE PER SCOPI PERSONALI – MENTRE I DIPENDENTI RECLAMAVANO GLI ARRETRATI DI DUE ANNI, KARIBU E CONSORZIO AID HANNO OTTENUTO ALTRI 557MILA EURO PER “LA CAPILLARE ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI UCRAINI”

Clemente Pistilli per “la Repubblica – ed. Roma” […] Mentre i dipendenti della Karibu e del Consorzio Aid continuavano a reclamare invano stipendi arretrati anche di due anni e nelle strutture per i minorenni provenienti dal Maghreb sarebbero mancati sia cibo che acqua, quest' anno le due coop di Liliane Murekatete e Marie Therese Mukamitsindo hanno ottenuto 557mila euro dalla Regione Lazio. Altre vicende al vaglio della Procura della Repubblica di Latina.

[…] La Karibu ha ottenuto 259mila euro « per la capillare accoglienza dei rifugiati ucraini e per l'inclusione socio-lavorativa » e Consorzio Aid 298mila euro per i «bisogni degli ucraini per il sostegno socio-lavorativo». Una vicenda sempre più complessa. Tanto che ieri il procuratore capo Giuseppe De Falco ha ribadito che le indagini sono in corso «con riferimento a temi investigativi diversi e complessi, che concernono l'impiego dei fondi erogati, i rapporti con l'erario, con i dipendenti e con i soggetti coinvolti »

2 - ALLA COOP DEI SOUMAHORO 62 MILIONI Giacomo Amadori e Paolo Gianlorenzo per "La Verità"

Nella sede della Karibu e del Consorzio Aid, guidati da Marie Therese Mukamitsindo, ormai non si vede più nessuno da giorni. Gli amministratori sono spariti. Giovedì verso le 12 compare, però, una signora bionda. È ucraina. Fa la mediatrice culturale. «Mi hanno dato appuntamento a mezzogiorno e mezzo, ma non c'è nessuno». La signora lavora qui da due mesi. «Vengo qui ogni tanto». Chi la paga? «Le cooperative. Ma a me hanno dato solo un piccolo acconto». Alla Karibu sono arrivate cifre ben più consistenti di un anticipo. Per esempio, nel 2022, le cooperative della suocera di Aboubakar Soumahoro hanno percepito 557.300,48 euro (provenienti da fondi Ue destinati a «inclusione sociale e lotta alla povertà») dalla Regione Lazio per l'accoglienza dei profughi provenienti dall'Ucraina per sfuggir

dalla guerra. La determinazione dirigenziale numero G04199 del 6 aprile scorso infatti ha approvato il progetto Icarus, acronimo di «Interventi per la capillare accoglienza dei rifugiati ucraini e per l'inclusione socio-lavorativa», presentato dalla Karibu e finanziato per 259.000 euro. Anche il progetto Bussola (I bisogni degli ucraini e delle ucraine per il sostegno socio lavorativo) della Aid è rientrato tra quelli scelti dall'ente guidato da Nicola Zingaretti, portando a casa 298.300,48 euro. Ma questa è solo una piccola fetta di quanto incassato.

È lungo l'elenco delle «esperienze» su cui può contare la coop Karibu: ben 23 progetti finanziati tra il 2004 e il 2021 per un valore complessivo di 62.251.803 euro.

Quelli più corposi sono stati approvati dal ministero dell'Interno, (ma ne compaiono alcuni della presidenza del Consiglio dei ministri e della Regione Lazio). Come uno per l'accoglienza, i servizi per l'alloggio, la tutela socio-legale, l'aiuto psicologico, l'assistenza e l'orientamento legale. Per rendere autonomi i richiedenti protezione internazionale ospitati nei Cas, i Centri d'accoglienza straordinaria, il ministero dell'Interno ha sborsato, tramite la prefettura, 25 milioni spalmati su sei anni: dal 2013 al 2019.

Ma ce ne sono anche un paio da 15 milioni di euro (30 complessivi). Uno per l'accoglienza, l'integrazione sociale, lavorativa e culturale per lo Sprar di Sezze (Latina), della durata di 15 anni (dal 2004 al 2019). E l'altro, sempre da 15 milioni di euro, per lo Sprar di Roccagorga (Latina), anche questo della durata di 15 anni (2004-2019). Le altre operazioni che Karibu ha portato all'incasso vanno dall'insegnamento delle prassi normative per fare impresa e creare startup all'aiuto psicologico, fino all'assistenza e alla mediazione per il contrasto al fenomeno del caporalato. Ovvero il cavallo di battaglia di Aboubakar.

I dati sono contenuti in un documento del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno, col quale la Karibu si è candidata a un ennesimo bando, finanziato dal Fondo asilo, migrazione e integrazione, elencando proprio le corpose esperienze pregresse (ma anche i partner: Anci Lazio, associazione Address, università Luiss e Osservatorio economico per lo sviluppo della cultura manageriale d'impresa).

La misura che faceva gola a Karibu era denominata Perseo (l'eroe della mitologia greca che uccise Medusa) e aveva come finalità il «potenziamento del sistema d'accoglienza». Il ministero chiedeva di sviluppare «percorsi individuali per l'autonomia socio-economica» dei richiedenti asilo. E Karibu ha presentato il suo progetto: «Orientamento all'inclusione socio lavorativa dei titolari di protezione internazionale».

Il costo? 2.135.705 euro per soli 21 mesi. Ma non basta. In una relazione depositata alla Camera dei deputati e relativa al triennio 2018-2020, vengono citati 5.080.261,63 euro andati alla Karibu per «Cas adulti». Non sappiamo se la cifra sia compresa nei 62,5 milioni di progetti indicati dalla coop nel documento inviato al Viminale. A questo tesoretto vanno aggiunti anche i 157.680 euro l'anno per tre anni provenienti dall'otto per mille Irpef, erogati tra il 2019 e il 2021 dalla presidenza del Consiglio dei ministri per il progetto «Koala», relativo all'assistenza lavorativa e abitativa ai rifugiati nella provincia di Latina. In totale alla Karibu sono andati 473.040 euro.

Intanto a fari spenti la Procura di Latina porta avanti le indagini. Ieri il procuratore Giuseppe De Falco ha diffuso un comunicato per descrivere lo stato dell'arte: «Le indagini sono in corso con riferimento a temi investigativi diversi e complessi, che concernono, in generale, l'impiego dei fondi erogati, i rapporti con l'Erario, i rapporti con i dipendenti, i soggetti coinvolti». Altro non è dato sapere per ovvi motivi di segretezza delle indagini.

Ma anche da queste poche parole è possibile capire qualcosa in più. Innanzitutto c'è il riferimento al fascicolo aperto nel 2019 (il procedimento penale 2129/19) che riguarda «l'impiego dei fondi erogati». Se ne parlava già in una segnalazione all'Antiriciclaggio del 12 febbraio 2021. In quel momento aveva preso vigore l'indagine aperta dopo un intervento della polizia e che era partita con ipotesi di sfruttamento. Invece l'anno scorso l'indagine aveva iniziato a puntare sull'uso distorto di fondi pubblici. Per questo alcune fonti hanno riferito alla Verità e all'Ansa che l'accusa è di malversazione di erogazioni pubbliche.

Ma, ieri, fonti giudiziarie ci hanno spiegato che le investigazioni sono in corso e che la qualificazione giuridica del reato potrebbe essere cambiata rispetto alle prime ipotesi. Che cosa significa?

Che agli indagati potrebbe essere contestata anche una fattispecie diversa, ma che colpisce comportamenti simili, come la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Ma si tratta di distinzioni più adatte ai cultori del diritto. Il cuore della questione non cambia.

La novità è che è stato aperto un nuovo fascicolo per i «buffi» nei confronti del fisco (la Karibu ha segnato nel bilancio 2021 debiti tributari per 933.240 euro e altri 120.951 euro sono stati segnati come «quota scadente oltre esercizio»). A questi denari bisogna aggiungere i debiti verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale (106.905 euro).

Gli inquirenti stanno indagando anche sui reati collegati ai rapporti con i dipendenti (si tratta probabilmente di un ulteriore procedimento), fattispecie che non concernono i mancati pagamenti, materia da risolvere con l'ispettorato del lavoro e il tribunale civile.

I «soggetti coinvolti» sono, invece, gli indagati. In un primo momento si parlava solo della Mukamitsindo (la suocera del deputato), ma a quanto risulta alla Verità gli accertamenti sono stati estesi anche agli altri due membri del cda della Karibu, ovvero a Michel Rukundo e Liliane Murekatete, entrambi figli della Mukamitsindo. Ulteriori approfondimenti riguarderebbero anche altri due loro fratelli, Aline Mutesi e Richard Mutangana.

La prima risulta presidente del consorzio Aid, mentre il secondo, ex direttore dei progetti di Karibu, ha gestito, come rivelato dalla Verità, un cospicuo flusso di denaro (segnalato all'Antiriciclaggio) con il Ruanda. Mutangana ha aperto a Kigali, in un resort, un ristorante di cucina italiana e dai conti correnti, che gestiva in Italia ,partivano fondi per la Karibu Rwa, società che si occuperebbe di organizzare safari e di noleggiare fuoristrada.