Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  novembre 26 Sabato calendario


Biografia di Roberto Saviano

S aviano prima di Saviano è un giovane napoletano laureato in Filosofia con la febbre per la scrittura. Emulo di Landolfi, cerca conferme alla sua vocazione. A illuminarlo è Goffredo Fofi che stronca ogni sua velleità: “Scrivi bene ma scrivi cazzate. Ti do un consiglio: apri la finestra e scrivi quello che vedi”. Ecco l’intuizione: a competere con l’immaginazione è la stessa realtà che vive ogni giorno. CRESCIUTO NEL CASERTANO, fi g l i o di un medico e di una professoressa, la sua infanzia è un apprendistato alla violenza, assediato “dai morti a terra” che insanguinano le strade. Ha solo tredici anni quando l’attentato di Capaci lo scuote nel profondo. Trent’anni dopo consacra a Giovanni Falcone un corposo romanzo che ne ricostruisce vita e carriera, Solo è il coraggio, uscito a maggio per Bompiani. Negli anni 90 prima bazzica le palestre frequentate dai fascisti e dopo abbraccia la militanza di sinistra. Comincia a collaborare con l’Os – servatorio sulla camorra e sull’ille – galità, scrive reportage sui principali quotidiani locali. Approda alla collana Strade blu di Mondadori. L’idea è raccogliere in un libro i materiali sulla camorra accumulati negli anni. L’incipit è folgorante con quella istantanea dei corpi dei cinesi che piovono dai container nel porto di Napoli. È la primavera del 2006 quando esce G omorra.“Io so e ho le prove”è la traccia di u n’autofiction in cui l’autore si accredita come testimone diretto dei crimini che racconta. A metterlo ancora più nel mirino una manifestazione a Casal di Principe contro il clan dei Casalesi. Nell’ottobre sempre del 2006 gli viene assegnata una scorta a seguito delle minacce ricevute. È suo malgrado la consacrazione. Tradotto in più di 50 lingue, G om o r ra a oggi conta più di dieci milioni di copie vendute. Il film di Garrone e la successiva serie Sky plagiano l’imma – ginario collettivo di una generazione. Assurto a icona, la sovraesposizione mediatica gli attira critiche e veleni, comprese accuse di plagio. Il sociologo Dal Lago lo liquida alla stregua di un “eroe di carta”, persuaso che la crociata anticamorra non incida né sulle attività investigative né tantomeno sulla coscienza civile di chi lo idolatra. Al di là del suo indubbio valore, Saviano ha forse finito con il surrogare le attese di una società orfana di voci carismatiche come Pasolini e Sciascia. Dopo Gomorra pubblica ZeroZeroZe – ro, inchiesta sul “petrolio bianco” e i traffici dei cartelli sudamericani: “Scrivere di cocaina è come farne uso”. Consapevole del ruolo vicario di coscienza critica sempre più rifuggito dai colleghi, nel contrastare il potere non usa mezze misure. È cronaca di questi giorni il processo per diffamazione intentatogli dalla premier Giorgia Meloni. In un talk su La7 Saviano aveva definito “bas tardi” i politici, vedi la leader di Fratelli d’Italia, capaci a suo dire di speculare sulla tragedia dei migranti (tema a cui ha dedicato il reportage fotografico In mare non esistono taxi). Saviano si sente più vulnerabile, tanto da rinunciare in questo frangente a una serie di eventi pubblici: “L’odio è tangibile e non esiste alcuno scudo”. La sua tempra di “martire della libertà” è allenata alle disfide. Passa nel 2013 da Mondadori a Feltrinelli dopo che Marina Berlusconi recrimina sulla dedica di una sua laurea honoris causa ai magistrati del Ruby-gate e approda, lo scorso anno, al Corriere della Sera a seguito di dissapori con il direttore di Repubblica Mo l i n a r i. Cuore puro, fresco di stampa per Giunti, testimonia ancora una volta quanto l’ispirazione più indovinata per Saviano sia l’epopea dell ’infanzia. Qui il romanzo svela le trame della camorra attraverso la parabola di quattro bambini appassionati di calcio. Già con i precedenti La paranza dei bambini e Bacio feroce lo scrittore aveva mostrato il suo talento più autentico nel rappresentare, al pari di un King in salsa partenopea, la commedia degli orrori che solo i vicoli di Napoli sanno offrire ai suoi figli più sventurati: : “Io per diventare bambino c’ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo”. Una felicità di racconto che si rinnova e che si sublima nel graphic novel sulla sua vita uscito lo scorso anno e il cui titolo risuona come una fatale assicurazione contro chi lo vorrebbe ridotto al silenzio: Sono ancora vivo.