Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  novembre 26 Sabato calendario


Chi si firma è perduto

Commossi dal suo straziante grido di dolore, siamo vicini a Dario Nardella che confida al Messaggero gli otto anni di calvario da sindaco di Firenze: “Lavoriamo nel terrore”. Minacce di mafia? Attentati di al Qaeda? Unghie incarnite? Peggio: “terrore costante di una firma”. Una sindrome che colpirebbe tutti gli amministratori: “temerari” che “rischiano sia se firmano un atto, per abuso d’ufficio, sia se non lo firmano, per omissione”. Il loro problema è il Codice penale che trasformerebbe ogni amministratore in potenziale “indagato solo perché ha fatto ciò per cui è stato eletto”. Eccetto Nardella, che non risulta sia mai stato indagato. Ma vabbè. Per fortuna anche la Meloni, a dispetto delle accuse di fascismo, vuol cancellare l’abuso d’ufficio dal Codice del fascista Rocco: addio “terrore della firma”, addio “paura di sbagliare che paralizza” i Comuni. Beninteso: “Nessuno chiede uno scudo penale, non vogliamo privilegi”: i pubblici amministratori vogliono solo abolire un reato che possono commettere soltanto loro. È quello di chi abusa del suo potere truccando concorsi, gare, graduatorie per favorire amici, parenti, amanti, compagni di partito, raccomandati, mafiosi e danneggiare gli altri. Questa condotta odiosa, che viola i principi di eguaglianza e di imparzialità dell’Amministrazione (artt. 3 e 97 della Costituzione), resterà finalmente impunita senza che le vittime abbiano giustizia. E senza poter risalire a ciò che nasconde quel reato-spia: quasi sempre mazzette, quindi falsi in bilancio, appropriazioni indebite, frodi fiscali.
Uno normale potrebbe domandarsi: ma per evitare guai giudiziari non basta firmare ciò che si deve e non firmare ciò che non si deve? Eh no, risponde Nardella: “Il sindaco di Rivarolo Canavese è stato condannato a 12 mesi per la morte di un cittadino in un sottopasso allagato”. Vero, ma non per abuso: per omicidio colposo. Aboliamo pure quello, lasciando impunite le stragi sul lavoro e sulla strada? A Nardella non la si fa: “Il mio predecessore Domenici fu accusato e assolto per ‘getto pericoloso di cose’ sull’inquinamento atmosferico’”. Vero, ma il getto pericoloso di cose non è l’abuso. Si potrebbe abolire pure quello: così, se un demente a Capodanno lancia un frigorifero dal balcone e Nardella passa lì sotto, sa chi ringraziare. Gran finale: “Quasi tutte le inchieste sugli amministratori finiscono archiviate”. Quindi, se non si fanno neppure i processi, dove nasce il terrore? L’impressione è che Nardella non sappia letteralmente di cosa parla. Il che è un vantaggio. Se dovesse mai finire nei guai, non potendo invocare l’ignoranza della legge (che per un sindaco non è un’attenuante, semmai un’aggravante), gli resterebbe l’incapacità di intendere e volere.