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 2022  novembre 26 Sabato calendario


Fratoianni non si pente su Soumahoro

Non è pentito di averlo candidato in Parlamento: Aboubakar Soumahoro era l’icona perfetta per il messaggio che l’alleanza Verdi-Si intendeva trasmettere, quello di una sinistra ecologista attenta ai migranti, agli sfruttati, agli ultimi. Ma certo Nicola Fratoianni fatica a nascondere l’imbarazzo e il malumore provocati dall’inchiesta che ha coinvolto suocera e moglie del leader dei braccianti. Come non bastasse, due dirigenti del suo partito l’accusano pure di aver ignorato le denunce sul neodeputato arrivate dai campi del Foggiano. «Ma nessuno mi aveva mai parlato di ipotesi di reato», si difende il segretario di Si.
Onorevole, le spiegazioni di Aboubakar vi hanno convinto?
«Sino a un certo punto. Credo che cisiano ancora delle zone d’ombra da chiarire ed è quello che noi gli abbiamo chiesto di fare. Nel merito, punto per punto, nell’interesse suo, di chi lo ha votato e della dimensione collettiva di cui fa parte».
L’inchiesta di Latina verte su due coop che fanno capo alla suocera: in tanti pensano che Soumahoro non poteva non sapere. Anche lei?
«Trovo problematico che, rispetto a una vicenda come quella al centro delle indagini, chi come lui ha sempre condotto battaglie contro lo sfruttamento non sia riuscito a trasformare anche questa situazione in un’iniziativa sindacale e politica.
Mi pare evidente che si sia prodotto un cortocircuito fra il suo ruolo e il ritrovarsi dentro una relazione stretta familiare, che però era difficile non vedere. A noi comunque ha ribadito la sua totale estraneità».
Prima di candidarlo non eravate stati messi al corrente di nulla?
«A ridosso della campagna elettorale mi fu raccontato dalla senatrice Fattori di una sua ispezione, fatta credo nel 2019, in una cooperativa di Latina in cui erano state riscontrate situazioni non positive. Mi disse che circolavano strane voci e io le chiesi se ci fossero elementi di certezza rispetto a queste voci. Elementi che non arrivarono. Perciò decidemmo di procedere con la candidatura, avanzata da Europa verde, che poi valutammo insieme di sostenere».
Non era il caso di farsi venire
qualche dubbio?
«No perché quelle voci non facevano alcun riferimento né a stipendi non pagati, né ad appropriazione di fondi o a sfruttamento del lavoro.
Attenevano alle condizioni di un centro di accoglienza, in cui comunque Abou non era coinvolto».
Due dirigenti di Sinistra italiana sostengono però di averla avvertita che anche lui poteva essere invischiato in qualcosa di torbido ed era meglio fermarsi.
«Assolutamente no, nessuno mi ha mai parlato di sfruttamento o lavoro nero, se fosse accaduto avrei posto il problema. Attorno a Soumahoro, come capita a tanti personaggi pubblici, c’erano giudizi positivi ma anche polemiche riguardo a un suo eccessivo protagonismo personalenelle lotte sui migranti. Ma, ripeto, mai nessuno mi ha posto questioni di natura penale come quelle che stanno emergendo a Latina, a carico della sua famiglia».
Le segnalazioni sarebbero arrivate dai campi del Foggiano, dove il neo-deputato ha costruito il suo profilo pubblico che poi lo ha portato dritto in Parlamento.
«In questo caso il tema riguardava l’aspra conflittualità politica nella gestione delle battaglie per i braccianti. Conflitti intersindacali, tra gruppi etnici, sulla modalità di concepire il lavoro politico in zone di confine e difficilissime come quelle.
Su cui c’erano anche giudizi negativi. Mai segnalazioni di reato o di comportamenti illeciti. È molto diverso. In più Soumahoro negliultimi anni aveva costruito relazioni importanti con il sistema della comunicazione, ma anche della politica — era stato ricevuto da vari premier, interloquiva con i ministeri — insomma poteva essere vissuto come ingombrante».
Lo avete candidato perché era diventato un personaggio vezzeggiato dai media?
«La sua era una candidatura che aveva la forza di consolidare alcune tematiche — la lotta al caporalato, lo sfruttamento dei migranti — che per noi sono centrali. Non stiamo parlando di un partito che non se ne è mai occupato e ricorre al talent show per coprirsi su un punto sensibile per l’opinione pubblica. Io da assessore in Puglia sono stato il primo a portare l’acqua potabile in quei campi».
Si è pentito?
«No perché la scelta è stata fatta pensando che quei temi, quelle battaglie, sono essenziali per una forza come la nostra. E lo penso anche oggi. Sebbene non mi sfugga che il problema adesso è come sostenere e proteggere le lotte e le ragioni di chi quotidianamente le porta avanti dalle ripercussioni di questa vicenda. Ragioni e lotte che restano al centro della nostra iniziativa politica».
Basta l’autosospensione dal gruppo o deve dimettersi dal Parlamento?
«Autosospendersi è stato giusto, il resto dipende da lui».