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 2022  novembre 23 Mercoledì calendario


Alla New York Philharmonic più donne che uomini

Un cambiamento epocale. Così lo descrive il New York Times usando le parole di Cynthia Phelps, prima viola, con la Filarmonica dal 1992. Fondata nel 1842, la New York Philharmonic per la prima volta ha un numero maggiore di musiciste donne rispetto agli uomini: 45 contro 44. Una maggioranza risicata, ma comunque significativa, soprattutto se si pensa che per 180 anni la più antica orchestra degli Stati Uniti è stata una roccaforte maschile. Al momento della sua fondazione, le donne non solo erano scoraggiate dal perseguire una carriera musicale, ma era raro che partecipassero a concerti serali a meno che non fossero accompagnate dagli uomini, come racconta Howard Shanet nel libro Philharmonic: A History of New York’s Orchestra, in cui sottolinea come, nel secolo scorso, le donne sole al massimo assistevano alle prove pubbliche del venerdì pomeriggio, in un orario considerato più consono alle signore non accompagnate. È solo nel 1922 che la Filarmonica assume il suo primo membro donna, Stephanie Goldner, un’arpista viennese di 26 anni. Goldner rimane con l’orchestra per diedi anni e quando se ne va, nel 1932, torna a essere formata da soli uomini. Bisogna aspettare fino al 1966 per vedere un’altra donna, Orin O’Brien, contrabbassista. È a lei e ad altre pioniere come lei che si deve l’ingresso di altre artiste donne.
Nel 1970, poi, molte orchestre cominciano a modificare i criteri di ammissione e le regole per le audizioni, nel tentativo di rendere il processo più democratico possibile. Invece di lasciare le audizioni nelle mani del direttore d’orchestra e in quelle dei leader delle varie sezioni, le commissioni sono ora formate anche da membri semplici dell’orchestra. Nascondere l’identità del musicista sotto audizione è un altro tentativo di rendere il meccanismo più oggettivo possibile, in quelle che vengono definite audizioni cieche. In queste, i musicisti - o le musiciste - suonano nascosti dietro a un paravento, costringendo di chi deve giudicarli a focalizzarsi solo sul talento, senza sapere età, sesso, caratteristiche fisiche. «Utilizzando il nostro campione troviamo che lo schermo aumenta la probabilità che una donna superi il turno preliminare», scrivono Claudia Goldin e Cecilia Rouse nel settembre 2000 su The American Economic Review: «Lo schermo aumenta notevolmente anche la probabilità che una concorrente donna sia la vincitrice nel girone finale. Il passaggio alle audizioni alla cieca può spiegare circa un terzo dell’aumento della percentuale di donne tra le nuove assunzioni (mentre un altro terzo è il risultato dell’aumento del pool di donne candidati)».
Il processo funziona: se nel 1970 la New York Philharmonic ha solo cinque donne, nel 1992 ne ha 29. Rappresentazione non vuol dire però fine della discriminazione o del sessismo. Le posizioni principali che sono anche quelle meglio pagate, sono ancora in maggioranza degli uomini e spesso, anche a parità di ruolo, le musiciste sono pagate meno dei musicisti: nel 2019 la Boston Symphony ha dovuto patteggiare una causa in cui la prima flautista dell’orchestra aveva affermato di essere stata pagata meno del collega maschio, il primo oboista. Non solo, le donne occupano solo un terzo delle posizioni di leadership e c’è una grossa mancanza di artisti ispanici e afroamericani.
Il campo della direzione è prevalentemente maschile: solo uno dei 25 più grandi ensemble negli Stati Uniti è guidato da una donna, l’Atlanta Symphony Orchestra, il cui nuovo direttore musicale è Nathalie Stutzmann. La New York Philharmonic non ha mai avuto un direttore musicale donna: il mandato dell’attuale direttore, Jaap van Zweden, finirà nel 2024 e ci sono pressioni affinché venga sostituito da una donna. Nel cercare di svolgere un ruolo nella promozione del cambiamento, la Philharmonic ha assunto negli ultimi anni più donne nel ruolo di direttori ospiti e l’anno scorso ha commissionato opere a 19 compositrici donne per onorare il centenario del 19esimo emendamento della Costituzione, quello che impedisce agli Stati di negare alle donne il diritto di voto. C’è ancora molto lavoro da fare, ma i tempi in cui le donne venivano apostrofate con il soprannome "le gonne" sono lontani. E siccome il cambiamento passa anche dagli abiti, nel 2018 è stato modificato il codice di abbigliamento per consentire alle donne di indossare i pantaloni durante i concerti serali. Prima di allora avevano l’obbligo di indossare gonne o abiti neri lunghi fino al pavimento