Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  settembre 22 Giovedì calendario


Gli Emirati censurano la Stancanelli

Qualche giorno fa ho ricevuto un invito: «Gentile Elena Stancanelli, l’Italia sarà ospite d’onore alla 41a edizione della Fiera Internazionale del Libro di Sharjah (SIBF). Capitale dell’omonimo emirato, situata a pochi chilometri di distanza da Dubai, Sharjah è considerata anche la capitale culturale degli Emirati Arabi Uniti e questa fiera è il più importante appuntamento di promozione del libro e della lettura del mondo arabo. La partecipazione italiana è resa possibile dalle istituzioni coinvolte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con l’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi e l’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi, Ministero della Cultura, l’ICE, il Centro per il libro e la lettura che promuove il programma letterario in collaborazione con l’AIE-Associazione Italiana Editori». Seguono indicazioni su modalità e formalità, tra le quali la precisazione che sarebbe per loro un grande onore poter contare sulla mia presenza in occasione di questo «grande evento per la cultura italiana».
In accordo con la mia casa editrice, La Nave di Teseo, accetto l’invito. E come me accettano altri scrittori e scrittrici italiani, pronti a formare la delegazione che rappresenterà il nostro Paese. Ma alcuni giorni dopo ricevo una telefonata. Le telefonate sono sempre informali, comportano complicità e discrezione, e soprattutto non lasciano traccia. In quella telefonata, con discrezione ma anche molto imbarazzo, mi viene chiesto se sarei d’accordo a cancellare un titolo dalla mia bibliografia. Il titolo, nel 2016 fu il primo libro pubblicato sempre da La Nave di Teseo, è La femmina nuda, romanzo col quale sono stata poi finalista al Premio Strega. Sa, mi dicono, è possibile che un libro con quel titolo possa creare imbarazzo alla fiera considerata «il più importante appuntamento di promozione del libro e della lettura del mondo arabo». Per altro, mi dicono, i libri devono essere esposti e c’è il divieto di esporre nudi. C’è mica un nudo in copertina, mi chiedono mentre sento il loro imbarazzo crescere. Sì, dico io. C’è un nudo in copertina, non troppo evidente ma certamente identificabile da un occhio allenato alla censura. Neanche per un momento si parla di quello che c’è scritto nel libro, anche perché io nel frattempo ne ho scritti altri due, l’ultimo dei quali, Il tuffatore, è quello che loro intendevano proporre alla fiera considerata «il più importante appuntamento di promozione del libro e della lettura del mondo arabo». Mentre mi rendo conto che Il tuffatore ha in copertina un uomo che si tuffa, con indosso un costume da bagno che potrebbe essere confuso con un paio di mutande, più divertita che scandalizzata rispondo che ovviamente non sono disposta a eliminare quel titolo. E che se sono stata invitata a partecipare alla fiera, considerata «il più importante appuntamento di promozione del libro e della lettura del mondo arabo», è esattamente per quello che ho scritto.
Ci salutiamo in maniera cordiale dandoci appuntamento per una nuova telefonata. Che ricevo ieri. Preso atto della situazione e per evitare successivi disagi, chi mi aveva invitato ha deciso che la cosa migliore, per me e per la fiera considerata «il più importante appuntamento di promozione del libro e della lettura del mondo arabo», sia che io non ci vada. A Sharjah, a pochi chilometri da Dubai ma a distanza siderale da tutto ciò che noi consideriamo il minimo indispensabile per poter affermare che si sta parlando di cultura: libertà di espressione e rispetto. Non ci andrò, pazienza. Ma siamo sicuri che essere ospiti d’onore di una fiera che censura libri, copertine, seleziona dai titoli di un autore invitato solo quelli che ritiene adatti, sia la cosa giusta per il nostro Paese? Ministeri, ambasciate, istituti di cultura sono disposti ad avallare questa follia che, sono certa, non riguarderà soltanto il mio libro? Le donne iraniane, rischiando la morte, si tagliano i capelli e bruciano le hijab per strada. Non sarebbe bello che noi, nel nostro piccolo, mandassimo a quel paese la fiera considerata «il più importante appuntamento di promozione del libro e della lettura del mondo arabo», omofoba, razzista e sessuofoba?