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 2022  settembre 22 Giovedì calendario


Gli scatoloni di Hemingway abbandonati allo Sloppy Joe’s Bar di Key West

C’è un racconto di tre pagine, in cui F. Scott Fitzgerald diventa un pugile scadente, che lascia il ring malconcio e sfigurato, ma alla fine vittorioso. C’è la bozza di un libro che non scriverà mai, A New Slain Knight, che viene definito un «romanzo picaresco per l’America», in cui il protagonista viene seguito attraverso la fuga dalla prigione, una rapina in banca e molte situazioni noir. Ci sono tre pagine di meditazione sulla morte e il suicidio risalenti al 1926, 35 anni prima che si togliesse la vita. «Per così tanti anni ho avuto paura della morte ed è molto comodo stare senza quella paura. Naturalmente potrebbe tornare di nuovo in qualsiasi momento», parole scritte due anni prima che suo padre si uccidesse, e che lasciano intendere che l’ideazione suicida dell’autore è forse iniziata prima ed è stata forse più profonda di quanto gli studiosi hanno valutato. C’è uno scatolone con la calligrafia della madre: dentro ci sono una ciocca dei suoi capelli, le sue scarpette da neonato e la testa del suo giocattolo preferito, “Doggie”, con cui ha dormito fino all’età di sei anni e mezzo. Poi ci sono le fotografie: quelle del safari in Africa nel 1933, quella con il braccio rotto nel 1931, quelle del febbraio 1936, quando un incontro di box tra adolescenti durante un’esibizione tra cubani e americani per la «Settimana della gioia» di Key West che commemora l’indipendenza cubana.
C’è quella di lui, giovanissimo, 18 anni, con indosso l’uniforme della Croce Rossa americana, rannicchiato in una trincea con altri cinque soldati italiani durante la Prima guerra mondiale. Sorride alla macchina fotografica, l’unico del gruppo: pochi giorni dopo rimarrà ferito da un colpo di mortaio e mitragliatrice, l’esperienza da cui trarrà ispirazione per scrivere Addio alle armi. C’è anche l’uniforme indossata in quella foto.
Racconti, bozze di manoscritti, centinaia di fotografie, fascicoli di corrispondenza e scatole di effetti personali: è il tesoro che Hemingway aveva abbandonato allo Sloppy Joe’s Bar di Key West, in Florida, il suo posto preferito per bere e scrivere e che, dopo la fine del suo del secondo matrimonio con Pauline Pfeiffer nel 1939, era diventato anche l’involontario deposito di così tanta documentazione. Da oggi anche gli studiosi e il pubblico possono vederlo, dal momento che il tutto si trova in un nuovo archivio recentemente aperto presso la Penn State University. Il nome tecnico è Toby and Betty Bruce Collection di Ernest Hemingway e per gli esperti questa collezione di materiale così biografico è destinata a rimodellare la percezione pubblica e accademica di un artista la cui vita e il cui lavoro hanno definito un’epoca.
Dallo Sloppy Joe alla Penn University il percorso non è stato comunque facile: dopo la morte di Hemingway, la sua quarta moglie, Mary Welsh, esaminò il materiale, imballò ciò che voleva tenere per sé e diede il resto agli amici di lunga data Betty e Telly Otto Bruce, noto come Toby, «che faceva parte della cerchia ristretta di Hemingway, non solo come suo braccio destro, ma anche come suo appaltatore, meccanico e talvolta autista», come racconta il New York Times. Il tesoro ha poi trascorso decenni non catalogato in scatole di cartone e contenitori di fortuna, sopravvivendo a uragani e inondazioni. Anni fa, il figlio di Betty e Toby, Benjamin Bruce (noto come Dink) e uno storico locale, Brewster Chamberlin, iniziarono a creare un inventario in consultazione con la studiosa Sandra Spanier. È stata lei, direttore dell’Hemingway Letters Project e professore di inglese alla Penn State, che ha lavorato per far sì che l’archivio fosse acquistato dall’Università, cosa che è avvenuta nel 2021. «Solo da semplice fan, mi dà i brividi toccare la sua uniforme della Prima guerra mondiale o sfogliare le sue lettere», ha detto Spanier al New York Times. «Toccando la carta, da studiosa sento una connessione elettrica sia dal punto personale, oltre che intellettuale. È un piccolo lampo di viaggio nel tempo. La storia prende vita per un minuto e puoi vedere esattamente cosa stava vivendo in un determinato giorno». Difficile che questi materiali contribuiranno a capovolgere l’immagine pubblica di uno scrittore così amato e influente, ma sicuramente contribuiranno a mantenerne vivo il mito.
Non che ne abbia bisogno: tra il documentario di Ken Burns già uscito, il film Di là dal fiume e tra gli alberi, appena girato a Venezia con protagonista Liev Schreiber e, forse, una miniserie diretta da Robert Zemeckis, la leggenda di Ernest Hemingway è più viva che mai.