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 2022  agosto 04 Giovedì calendario


Jean Hynes racconta la scalata da segretaria a supermanager

La storia di Jean Hynes è di quelle da film: figlia di immigrati irlandesi, si laurea grazie a una borsa di studio, trova lavoro in una società come assistente amministrativa e 31 anni dopo sale al vertice, senza rinunciare alla famiglia. La nuova ad di Wellington, colosso Usa del risparmio che gestisce 1.200 miliardi di dollari, spiega la ricetta del suo successo ed è convinta che se ce l’ha fatta lei, in un mondo di maschi, ce la possono fare tutti.
Secondo Barron’s lei è una delle 100 donne più influenti a Wall Street, come ha fatto a diventare ceo partendo da una qualifica di segretaria?
«Ho avuto degli ottimi maestri, dei grandi colleghi e degli eccellenti collaboratori che mi hanno supportato anche quando ho dovuto dividermi tra lavoro e famiglia. Ma soprattutto ho avuto la fortuna di lavorare per un’azienda un po’ speciale, che basa il suo successo sulla qualità della ricerca che produce, e quindi sulla capacità di crescere e attrarre talenti, e di coltivare la loro diversità. Infine ho sempre lavorato con persone che non hanno mai fatto distinzioni di genere ma guardavano ai miei risultati.Tra queste uno dei miei mentori è stato Ed Owen, uno dei massimi esperti del settore healthcare, che ha investito su di me,dandomi la responsabilità del fondo sulla salute da 46 miliardi di dollari nel 2013, che ancora guido».
Come ci è riuscita?
«Diciamo che una delle mie doti è essere organizzata, e diventare mamma mi ha imposto di affinare quello che io ironicamente chiamo uno dei miei superpoteri. Detto questo nessuno riesce da solo, e ho potuto tenere in equilibrio casa e lavoro grazie all’aiuto dei colleghi che avevo in ufficio e a quello di mia mamma, dei miei fratelli e delle tate. Un altro dei miei superpoteri è la curiosità e la voglia di imparare, e in questo Wellington è una grande scuola dove c’è l’opportunità diapprofondire e mettere a fattor comune le conoscenze di 600 investitori».
Oltre alla finanza, come ha imparato a diventare un leader?
«Se guardo alla mia carriera, penso che sono cresciuta veramente come leader nel 2007-2008, quando sono stata mandata a Londra per costruire per la prima volta una presenza al di fuori di Boston. Mi sono trovata fuori dalla comfort zone e in quel nuovo contesto sono diventata più indipendente, facendoun’esperienza che mi ha aiutato molto, quando sono diventata responsabile del team nel 2013».
Poche persone a Wall Street lavorano 31 anni per la stessa azienda, non ha mai voluto cambiare?
«In realtà non ho mai sentito l’esigenza di cambiare perché abbiamo continuato a cambiare all’interno di Wellington. Quando sono arrivata, nel ‘91, il gruppo era una realtà più piccola, con 300 persone, oggi siamo 3.600, e i 60miliardi di asset under management sono lievitati a 1.200 miliardi. Sono cresciuta mentre cresceva l’azienda, che ha continuato a diversificare, inserendo nuove competenze sempre nella gestione attiva, sull’azionario, l’obbligazionario, i fondi alternativi e così via. Oggi uno dei settori dove puntiamo di più è la sostenibilità, e crediamo che l’analisi degli standard Esg sarà un fattore distintivo per selezionare tutti gli investimenti del futuro».
Da prima ad donna di un’azienda
fondata nel 1928, qual è l’impronta che vuole dare a Wellington?
«L’asset management è un lavoro fantastico e uno dei miei obiettivi è attrarre più donne in questa industria. Fare l’investitore è un lavoro misurabile e obiettivo, e penso che questo aiuti le donne in contesti in cui potrebbero incontrare pregiudizi inconsapevoli. Quando dopo l’università mi hanno scelto per una posizione di “assistente amministrativa”, ovvero segretaria, la persona delle risorse umane che mi ha assunto mi ha detto: “Non preoccuparti per l’inquadramento, qui ci sono grandi opportunità”. Ho sempre desiderato di tornare da lei per ringraziarla».
Wellington è un gruppo globale con sede in tutto il mondo, e nel 2021 avete aperto anche in Italia…
«Sì abbiamo aperto la nostra sede a Milano un anno fa, nonostante la pandemia perché crediamo che l’Italia sia un mercato molto interessante e promettente per l’asset management. Investiamo con una nuova sede e stiamo assumendo persone, anche perché qui abbiamo molti clienti importanti, settori che guariamo con interesse tra cui la salute e alcune partecipazioni importanti in aziende tricolori».
Lei è diventata ceo in uno dei momenti più delicati,tra pandemia, crisi geopolitica, tassi in rialzo erecessione alle porte. Come vede i mercati?
«In trent’anni di mercati abbiamo affrontato diverse crisi, come quella dei subprime del 2008, e sappiamo che i mercati come l’economia hanno i loro cicli. Nessuno di quelli che fa il mio mestiere, tranne chi è specializzato sui mercati emergenti, aveva però dovuto fare i conti con l’inflazione. Gli indici però hanno già in parte corretto scontando un rallentamento, nei prossimi mesi capiremo se questo storno è sufficiente, oppure se dalle aziende arriveranno cali degli utili peggiori di quelli che scontano oggi gli investitori».