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 2022  agosto 04 Giovedì calendario


Intervista a Roberto Mancini

Val la pena tenersi i buoni ricordi e magari osservare quanto il pallone sia bizzoso. L’Italia e il suo ct lo hanno provato in proprio. E gli inglesi? Un anno dopo l’Inghilterra ha vinto l’Europeo. Ma queste sono ragazze.
Mancini, i maestri del pallone ci saranno rimasti male?
«Che dire? Sono andati in finale anche loro. Il calcio è così: a volte perdi, a volte vinci. Le ragazze sono state brave, si sono prese questo trono per la prima volta: giusto esaltarle».
In Italia mancano 9 giorni al campionato. E con la novità dell’intervallo per un mondiale che guarderemo in tv. Lei è sempre dell’idea di dormire durante le partite del Qatar?
«No, alla fine le guarderò. Non sarà semplice. Più ci pensi e più capisci che certe situazioni sono segnate. Avevamo dominato il girone, dovevamo andare diretti al mondiale: altro che spareggi. Invece... Sa cosa ci dà una mano? Il fatto che siamo campioni d’Europa. Bisogna ripartire da quello, più forti di prima. Sapendo che lo sport è come la vita: capitano situazioni totalmente inattese e incredibili».
Magari ripartire con istinto da killer calcistici?
«Quello che è successo ci rimarrà in testa per tanto tempo. Se ricapiterà sapremo la strada da prendere. E comunque l’Italia resta sempre una delle grandi da battere: lo dice la storia. E non dobbiamo mancare di ottimismo».
Il campionato con intervallo incuriosisce?
«Sarà un torneo anomalo. Mai visto sospenderlo per due mesi. Non sarà semplice. Quando ho debuttato io, nel 1981, fecero giocare in Italia un Mundialito club e la serie A non giocò solo per venti giorni. Qui le squadre si fermeranno pur continuando a lavorare. Sarà tutto più difficile».
Ci vorrà un po’ di fantasia?
«Quella proprio non credo che manchi».
Il campionato perde un po’ di giovani: tutti all’estero.
«Spero abbiano possibilità di giocare. Così sarebbe positivo. Così si cresce. Gli italiani una volta restavano sempre qui, ora sono ancora pochi rispetto a quelli di altre nazioni».
Vanno via alcuni nazionali. Per esempio Scamacca...
«Aveva già fatto l’esperienza, è stato uno dei primi ad emigrare: in Olanda. In Premier può dare tanto, ma non sarà facile. L’importante è che giochi e migliori».
Gnonto dice che la Svizzera va bene, c’è tempo per cambiare...
«Ha 18 anni, lì gioca di sicuro, ha vinto il campionato. Giocando cresce, poi meglio se troverà un livello più alto».
Lucca va dal Pisa all’Ajax?
«Una grande possibilità per migliorare tecnicamente. Non avrà pressione ma sarà in una squadra che deve vincere sempre. L’Ajax è come Real, Barcellona, Juve ed altre dove un pari è una sconfitta. Ma la scuola Ajax vale: da quelle parti sfornano giovani, poi li vendono e fanno i soldi. I nostri a 18 anni sono ancora in Primavera: all’estero giocherebbero tutti».
Sorpreso che uno come Belotti fatichi a trovar acquirente?
«Credo sia il calcio di oggi: tutto è cambiato, non è semplice accasarsi. Le squadre si formano in ritiro. Si giocheranno 4 partite di serie A con mercato aperto: una volta non era così. Anzi, forse era meglio prima. Se firmasse con la Roma sarebbe in un grande club, ma deve giocare».
Poi ci sono quelli emigrati in Canada...
«Vediamo come andrà Insigne. Le porte della nazionale sono sempre aperte a tutti».
Zaniolo per ora paga multe da devolvere in beneficenza...
«Ha qualità come le aveva anni fa. È giovane, ma è meglio che si sbrighi perché il tempo corre. Capisco abbia perso tempo per gli infortuni, però passano anche gli anni».
Si parla di un Mancini: Tommaso che viene dal Vicenza e va al Milan. Giocasse come il Mancini ct...
(Ci sta anche un sorriso). «È un ragazzo con qualità. I giovani in A fanno miglioramenti incredibili. Di colpo li vedi crescere. A 17-18 anni ci sono tanti attaccanti bravi tecnicamente. Lui è un centravanti, le qualità sono ottime».
Intanto la serie A perde grandi difensori: De Ligt, Koulibaly...
«È un peccato. Più sono bravi, meglio è per noi. Vengono costruiti qui, poi... Ormai il calcio è così. Koulibaly non è giovanissimo ma uno dei migliori. De Ligt è venuto giovane e da giovane se ne va. Speriamo cresca qualche italiano».
Ce ne sono?
«Sono ottimista. Non dimentichiamo che perdiamo Chiellini, un maestro degli ultimi 20 anni. Bonucci ha una certa età. Ma ne vedremo crescere. Per esempio Scalvini, giovanissimo, ha 18 anni, è forte. E potrebbe diventare un grande play maker. Gatti non ha mai giocato in serie A, ha già 24 anni ma lo vedo bene. Oltre ai difensori c’è pure il giovane Ranocchia: migliorerà».
In Italia arriva invece gente a fine carriera: da Fabregas a Di Maria... A parte i ritorni tipo Pogba e Lukaku.
«Se vengono con prestiti o parametro zero va bene. Non conosco la situazione Fabregas, ma Di Maria è ancora in gamba e può reggere un paio di stagioni. Il campionato italiano non è fisico come quello inglese. Contano le qualità: è più tecnico. Ovviamente non siamo più la serie A degli anni 80-90».
Lei ha sempre detto che il suo allenatore ideale è un mix fra Eriksson e Boskov? Oggi ne vede uno in Italia?
«Trovo sia il mix perfetto perché sono all’opposto: tra aspetto caratteriale e tattico, e nel saper giocare con qualunque modulo e tipo di calciatore. Oggi direi Pioli, mi sembra appunto quel mix. Poi bisogna conoscere bene la persona. Ma anche Simone Inzaghi è bravo e Allegri ha esperienza. Ma in genere i tecnici italiani sono bravi».
Vero che con le difese si vince il campionato e con gli attacchi la Champions?
«Le squadre devono essere equilibrate. È provato che vince chi subisce meno e segna di più. In Champions devi essere più spregiudicato: andare a vincere con atteggiamento offensivo».
In Champions ritroveremo Milan, Inter, Juve, oltre al Napoli...
«La Juve si è rinforzata tantissimo, l’Inter è sempre forte e il Milan sta migliorando. E non è vero che vincono solo le più forti: questa è la bellezza della Champions che, fra l’altro, diventa vera da marzo. Anche se non sei favorito puoi farcela. Le squadre italiane devono crederci sempre».
Pure le straniere si rinforzano...
«Il Barcellona pareva senza soldi eppure ha costruito una squadra forte. Le inglesi anche, il Tottenham si è rinforzato. Il Bayern ha preso De Ligt e perso Lewandowski che mi ha sorpreso: avrà sentito bisogno di cambiare aria dopo anni».
Dovesse immaginare oggi la prossima finale Champions?
«Non so! Direi Juve-Inter. Oppure Milan-Napoli. Insomma vorrei rivedere una finale italiana».
Invece come immagina il campionato anomalo?
«Che sia bello come l’anno scorso. Combattuto in testa e in coda e che giochino più italiani: il mio chiodo fisso».
Ha saputo che i suoi colleghi Ancelotti e Allegri hanno acquistato un cavallo in comune e pare vada forte?
«Si sono dati all’ippica... Una volta quando lo dicevi non era un complimento. Evidentemente hanno scelto il cavallo giusto. Come nel calcio: conta scegliere bene».