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 2022  agosto 04 Giovedì calendario


I regali del Pd

Il rinvio dell’incontro tra Letta e Fratoianni e Bonelli, i leader della Sinistra Italiana e di Europa Verde, non dev’essere particolarmente drammatizzato, ma neppure trascurato. Dopo quello con “Azione”, il segretario del Pd ha infatti bisogno di concludere un’intesa con le forze alla sua sinistra, pena l’irritazione montante in un’area del suo partito a cui ieri ha dato voce il ministro del Lavoro Orlando.Ufficialmente Fratoianni e Bonelli pongono un problema di chiarimento programmatico: non hanno digerito i molti riferimenti all’agenda Draghi contenuti nel testo firmato da Letta e Calenda, soprattutto gli accenni ai rigassificatori, di cui in particolare i Verdi hanno una certa esperienza e di cui esistono in Italia diversi modelli con livelli crescenti di rischio che non possono essere valutati con leggerezza, come appunto, secondo Bonelli, a Piombino.Ma dietro questa tensione su temi “caldi”, che Letta può affrontare e risolvere ripetendo che il testo porta le firme sua e di Calenda e il Pd sa di non poter raggiungere lo stesso tipo di condivisione con i partiti della sinistra radicale, c’è il problema molto più serio delle candidature nell’uninominale. Fratoianni e Bonelli sono saltati sulle sedie quando hanno letto che Letta ha promesso di concedere ad Azione il 30 per cento dei collegi. Vero è che si tratterebbe dei 30 per cento di ciò che resterebbe dopo le intese tra il Pd e gli altri alleati, ma un accordo del genere, tradotto in numeri, assegnerebbe a Calenda tra sessanta e settanta e collegi, tra cui quindici sicuri e altri quindici probabili. Se solo si riflette che ai Verdi ne sono stati offerti otto, si può capire il risentimento di Bonelli e dei suoi, dato che i calcoli sono stati fatti sulle medie dei sondaggi e l’exploit del leader di Azione è ancora da vedere.Non essendo possibile rimettere in discussione l’accordo appena firmato con Calenda, Letta ha un’unica strada per recuperare gli alleati alla sua sinistra: tagliare ulteriormente la quota riservata al suo partito, sapendo di rischiare, alla fine di questi negoziati, che tra riduzione dei parlamentari e concessioni agli alleati, la truppa dei suoi deputati a senatori e deputati si riduca un po’ troppo, lasciando non proprio felici gli aspiranti candidati del Pd.