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 2022  agosto 04 Giovedì calendario


Crosetto vuole un patto per il paese

ROMA Non parla da candidato o potenziale ministro, non sa ancora cosa farà, ma da co-fondatore di Fratelli d’Italia. E lancia assieme un allarme e un appello: «A settembre – dice Guido Crosetto – sul nostro Paese si abbatterà uno tsunami, con una prevedibile minore ricchezza reale del 10%. Vivremo momenti di difficoltà spaventosa», con rischi addirittura di conflitti sociali da guerra civile «non solo figurata, visto quanto cresce la rabbia». Per questo, serve uno sforzo di grande responsabilità da parte di tutte le forze politiche per evitare «demonizzazioni reciproche» che «non farebbero male a Meloni se vincerà», ma solo al Paese: «C’è bisogno di un patto. Senza il quale, a perdere saremmo tutti».
È un modo per mettere al riparo la Meloni da possibili tempeste?
«No, è un’analisi dei fatti. Mi faccia premettere: il compito principale di un partito conservatore in Italia oggi è far sì che non si perda il tessuto economico del Paese, la sua capacità manufatturiera e produttiva. Va reso questo Paese fertile per gli investimenti italiani e stranieri. E tutti sappiamo benissimo che servirà lo scudo della Bce per difendere i nostri titoli pubblici, come che si investirà il 2% annuale del Pil come previsto dal Pnrr».
Queste garanzie non bastano?
«Temo che messaggi chiari vengano sovrastati da altri allarmanti: sostenere che col centrodestra ci saranno chissà quali manovre di spesa o colpi all’impianto europeo getta discredito e fa danni solo all’Italia».
Saranno le prime mosse del governo a rassicurare. O no?
«Ma già a settembre noi ci troveremo con le agenzie di Rating che gireranno il loro outlook verso l’Italia in negativo, indipendentemente da chi vincerà. E poi vedo possibili decisioni di Bankitalia preoccupanti, come la classificazione in debito pubblico di ciò che prima non lo era (i soldi messi dallo Stato in Autostrade per l’Italia o il meccanismo dell’Amco, per i crediti finanziari): aumentando il debito di decine di miliardi e togliendo ad un governo strumenti per intervenire in crisi industriali o bancarie».
Perché farlo?
«Non lo so...».
E quindi che chiede agli avversari?
No alla demonizzazione
A settembre ci sarà uno tsunami economico. No a una campagna elettorale con demonizzazioni reciproche: si danneggia l’Italia
«Un patto, appunto. L’obiettivo di settembre è far reggere un sistema economico sociale che andrà in crisi pensando tutti al bene comune».
Il patto in cosa consisterebbe?
«Non fare una campagna elettorale a slogan di “l’Italia fallirà con Meloni” o “fallirà con Letta”, perché non si prende un voto in più ma si fa danno al Paese. Chiunque vinca, le imprese sarebbero comunque in difficoltà, la crisi comunque colpirà, l’ondata migratoria comunque sarà un problema enorme da gestire. E nessuno avrà la bacchetta magica. Le cose andranno affrontate con senso di responsabilità, ma sarà possibile solo se il Paese davanti all’emergenza sarà compatto. Come la Meloni ha fatto sull’Ucraina: ecco, quella deve essere la cifra».
E un centrodestra vincente cosa dovrebbe fare?
«Essere inattaccabile, lavorare per il Paese e non per una parte. Difendere anche chi non l’ha votato».
Le ricette divergono però.
«Su molti punti tutti pensano sia giusto intervenire. Ma ci sono temi da affrontare come comunità per ricostruire una cerniera che si è spezzata. Lo sa che in Italia c’è bisogno di 250-300 mila persone nel settore tecnologico-digitale, e li cerchiamo all’estero perché non li abbiamo? Lo stesso vale per i meccatronici. I nodi sono questi, non ci è permesso farci la guerra».
Intanto però voi potreste ottenere i numeri per cambiare da soli la Costituzione.
«Nessuno ha mai pensato di cambiare le regole senza dialogo e senza confronto democratico. Solo gli stupidi lo farebbero. L’impegno deve essere quello di trovare campi di dialogo su temi fondamentali. Per il bene del Paese, non della Meloni».