Corriere della Sera, 18 luglio 2022
Marracash, rap d’autore
Marracash ha forzato il portone della chiesa laica della canzone d’autore. È lui il primo rapper a vincere la targa Tenco come miglior album con «Noi, loro, gli altri». Lo aveva già vinto «Museica» nel 2014, ma Caparezza è così anomalo da non rappresentare nessun genere. «Ci tengo al concetto di autore. C’è chi scrive con una visione personale, ha una penna riconoscibile e un’autorialità, e chi fa pop a tavolino, per un brano lavora assieme ad altri dieci persone con logica industriale», commenta il king del rap.
Salmo a S. Siro e lei al Tenco: finalmente l’hip hop è stato riconosciuto?
«Un giro di boa. Negli ultimi 20 anni nessun altro genere ha avuto lo stesso impatto sul Paese. La nostra generazione, aggiungo Fibra e Dogo, ha fatto da ariete. All’inizio anche il pubblico ci guardava come giocolieri, applaudivano ma non partecipavano. Ora cantano tutto».
La scena trap però è sotto tiro: playback, insulti ai fan...
«Il rap si è diversificato, è per tutte le età, anche per bambini. Salmo e io rappiamo ogni parola, il nostro è un live vecchia maniera e c’è un pubblico che cerca questo. Ne esiste uno che, magari perché a causa della pandemia non ha mai visto un concerto vero, preferisce saltare e ballare: è un contesto più simile alla discoteca. Non sarei così duro con gli emergenti... Si trovano catapultati in contesti cui non sono pronti. Qualcuno sparirà, altri capiranno cosa è un live».
Si aspettava la Targa?
«No, mi ha sorpreso perché è un disco outsider per quel contesto: duro, contiene parolacce e verità sbattute in faccia. Non capita spesso che il successo nelle vendite (triplo platino ndr) abbia anche un riconoscimento culturale».
Andrà all’Ariston a ritirare il premio. Si ferma anche per il Festival?
«In gara mai. A parte Rancore, a Sanremo ci sono andati i rapper ma mai il rap. Come ospite ci penserei».
Chi è Tenco per lei?
«Dieci anni fa era diventato un’ossessione. Mi piace ripescare dal bagaglio che mi ha formato, l’ho fatto anche con Vasco, per crearne una mia versione. Avevo fatto una versione conscious e generazionale su chi usa la droga perché non ha di meglio da fare di “Mi sono innamorato di te”. La famiglia Tenco non ha concesso i diritti. Se fosse stato vivo, credo che avrebbe accettato. Con Tenco sento in comune un lato doloroso, almost blue, notturno...».
Lei non hai mai nascosto i problemi di bipolarismo, ansia... Il successo aiuta?
«Già lo scrivere è di per sé terapeutico. Poi il sentirsi capito dal pubblico solleva, anche se non risolve i problemi. Quelli con me stesso, me li trascinerò per sempre. E sono invece certo che non passerà mai la mia incazzatura per i problemi di questo Paese».
«Noi, loro, gli altri» è un disco di autoanalisi, ma svela anche una visione senza sconti dell’Italia di oggi...
«Il gancio personale ha creato empatia con le persone. Ci sono poi brani più antisistema che raccontano cose di cui la gente forse non vuole rendersi ancora conto. Parlo di ingiustizia sociale. Abbiamo uno stile di vita insostenibile, un sistema economico da mettere in discussione. Chiara Ferragni chiede più sicurezza al sindaco di Milano. E fa bene. Ma è insostenibile che possano esistere Chiara Ferragni e gente poverissima. Dobbiamo lavorare per risolvere queste differenze. I ragazzi sono spinti alla competizione, la cultura del successo e del fare soldi è bugiarda. Quando ci sarà gente che manifesterà spaccando vetrine, la colpa ricadrà su di loro».
Il rap però è sempre stato successo e ostentazione...
«Erano altri tempi. C’è stato un momento in cui sbattere in faccia i soldi fatti da un afroamericano era rivoluzionario. L’esagerazione era provocazione. Oggi sui social tutti ostentano... dove sta la ribellione nel farlo?»
È partito il tour estivo nei festival e in autunno ha 17 palasport, fra cui 6 Forum...
«Un live con momenti emotivi, altri incazzati, atri con attitudine rock... La band porta le canzoni ad un altro livello, anche se ci sono momenti con le basi».
Come si prepara?
«Ho fatto un fioretto e ho smesso di fumare sigarette, ho cambiato orari, ho un vocal coach».
Alla prima data a Torino Elodie si è commossa...
«Come ho già detto, il nostro rapporto non è una relazione come la intende la gente là fuori, abituata a incasellare tutto».