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 2022  giugno 23 Giovedì calendario


David Popovici, 17 anni, nuova stella del nuoto

 Il nuotatore stoico. Legge Seneca e altri filosofi. Per sopportare lo stress e la fatica. Ha tolto dal telefonino quasi tutte le app e si è silenziato sui social. Ha 17 anni e non ha tempo da perdere, David Popovici. Il tempo lo vuole riscrivere, il prodigio romeno della velocità. Ai Mondiali di Budapest l’eroe è lui: «Ma io non mi ci sento, sono uno che nuota». Oro nei 100 stile (in 47’’58) dopo il 3° primato junior in semifinale (47’’13, il 9° più veloce nella storia dei 100) e dopo il titolo nei 200 (1’43’’21, 4° crono nella storia). Non c’era il cannibale Caeleb Dressel in vasca, fermato da problemi medici non meglio identificati, per lui campionati finiti dopo due ori nei 50 delfino e nella 4X100 («Peccato, mi sarebbe piaciuto combattere con lui»).
C’era Alessandro Miressi: ultimo. Ma chiunque ci sarà, d’ora in poi, se la dovrà vedere con Il Mago. Lo chiamavano così quando da bambino, prima degli allenamenti, intratteneva i genitori dei compagni con giochi di carte. Ha meravigliato prima in Romania vincendo tutto da ragazzino, poi a Roma agli juniores pre-Tokyo ha rapito tutto lo stile (50, 100, 200) con i record di categoria. In Giappone è stato il più giovane finalista olimpico: 4° nei 200, 7° nei 100. Le università più prestigiose d’America, dopo i Giochi, gli hanno offerto borse di studio. Lui ha rifiutato, preferisce rimanere in Romania e seguire la sua strada. La patente non è tra le sue priorità («Preferisco andare in bici o camminare»), d’altra parte lui per correre ha l’acqua. È nato a Bucarest il 15 settembre 2004, un mese dopo il 5° e ultimo oro olimpico ad Atene di un altro mostro di precocità, l’australiano Ian Thorpe, che alla Duna Arena lo ha premiato nella doppia distanza («Che onore»). David è stato accostato a Thorpedo, ma anche a molti altri a cominciare da Alexander Popov per la leggerezza dei muscoli e della nuotata, molto sopra l’acqua. È alto 1,90 e ha un’apertura alare di 2,05 metri. «Il mio idolo? Michael Phelps, come per ogni ragazzo che faccia nuoto». Lui ha iniziato come molti, portato dai genitori in piscina a Bucarest per fare sport e curare una leggera scoliosi. Aveva 4 anni e all’inizio non sembrava particolarmente interessato. Non aveva incontrato la persona giusta: gli è successo nel 2013, a 9 anni, con Adrian R?dulescu, il coach di 32 anni, ex nuotatore laureato in performance atletiche, che lo segue da allora. Lo chiama Mr. Adi «e primadi lui non sapevo che il nuoto era divertimento». Papà Mihai, imprenditore, e mamma Georgeta, psicologa, tornando dagli allenamenti avevano un rito, fermarsi da Ikea perché a David piacevano le torte svedesi. Non gli importavano i risultati, ma che rimanesse un bravo ragazzo e che studiasse. Nella sua stanza non ha trofei, ma libri di filosofia. Seneca soprattutto, per resistere stoicamente al dolore muscolare? Allenamenti ogni giorno, sveglia alle 6.30. David ha lo sguardo fiero, intelligente, sveglio. Parla un ottimo inglese, frequenta una scuola bilingue (la George Co?buc), vorrebbe seguire le tracce di sua mamma: «Mi piace la mente umana, la uso e so quanto può ottenere se uno la controlla. I muscoli giocano la loro parte, ma il cervello è lo strumento più grande in ogni buon atleta. Sono giovane? L’età non conta. Per andare veloci serve solo la spinta animale». Saggio, il nuotatore filosofo.