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 2022  giugno 22 Mercoledì calendario


Erdogan, il guerrafondaio

“Avverto la Grecia di evitare sogni, atti e dichiarazioni che provochino rimpianti”. Di chi sono queste minacciose parole pronunciate in tono mafioso? Di Recep Tayyip Erdogan, il presidente turco. La materia del contendere sono le isole del Mar Egeo. Che cosa abbia da pretendere Erdogan dalla Grecia è difficile capire. Secondo il Trattato di Losanna del 1923, le isole del Mar Egeo appartengono alla Grecia, la Turchia ha sovranità solo su due piccole isole, poco più che degli scogli, Imbro e Tenedo. Ma è evidente che Erdogan, approfittando della situazione che lo vede protagonista nello scacchiere internazionale, vuole impadronirsi se non proprio delle isole greche dei diritti di sfruttamento del sottosuolo marino e dei diritti di pesca. Del resto la Grecia, pur appartenendo all’Unione europea dal 1981, è sempre stata considerata la Cenerentola d’Europa. La Turchia gode invece dell’appoggio incondizionato degli Stati Uniti per la sua posizione strategica: piatta com’è, è una portaerei naturale e non a caso gli Usa vi mantengono a Incirlik la loro più importante base aerea piazzata tra Oriente e Occidente. Si potrebbe anche dire che tutte le guerre balcaniche, compresa quella alla Serbia ortodossa del 1999, sono state fatte per costituire una sorta di corridoio di islamismo non radicale (Albania + Bosnia + Kosovo) a favore della Turchia. Un calcolo comunque infame ma che, come quasi sempre per le iniziative americane, si è rivelato anche sbagliato. Perché la Turchia degli anni Novanta non era la Turchia di oggi, quella di Erdogan.
Sono stato parecchie volte in Turchia negli anni Settanta. Era un Paese molto civile e accogliente come lo era, lo dico per incidens, la Cipro turca, a capitale Famagosta, molto più bella e affascinante rispetto a quella greca. Si respirava ancora l’aria della Turchia laica fondata da Kemal Ataturk.
Ma la Turchia di Erdogan è tutt’altra cosa. Faceva notare il lettore del Fatto (20.06) Anilo Castellarin: “Putin viene etichettato giustamente come un criminale di guerra, un assassino, un nuovo Hitler, un pazzo, un bandito e tanti altri epiteti probabilmente tutti meritati. Mentre con Erdogan i media e gli uomini delle Istituzioni occidentali usano aggettivi diversi. Erdogan è chiamato benevolmente “sultano”. Eppure il capo turco non è diverso da Putin. Sta massacrando la popolazione curda. Fa incarcerare gli avversari politici. Chiude i media che gli sono contro. Fa bombardare città in Stati sovrani come l’Iraq e la Siria, uccidendo civili”. Il lettore sottolinea anche come gli “sbandierati valori occidentali” siano accantonati ‘momentaneamente’ da Joe Biden e da tutti i Biden dell’Occidente. È la real politik, bellezza. Del resto lo stesso Biden non ha in programma un incontro col principe saudita Salman che, oltre che essere un noto difensore dei diritti delle donne (un vero “principe rinascimentale” a detta di Matteo Renzi), è il responsabile dell’assassinio del giornalista Khashoggi?
Ma di real politik si può anche morire. Real politik potrebbe essere considerata anche quella di Adolf Hitler, finché non perde la partita. Ma lasciando perdere i criminali di ieri e tornando a quelli di oggi, adesso il guerrafondaio Erdogan si permette di mettere il veto all’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia, due autentiche liberal democrazie e fra i Paesi più pacifici del mondo. Quale pretesto è addotto dal “sultano”? Che i due Paesi scandinavi ospitano dei curdi. Erdogan non si accontenterebbe dell’estradizione dei guerriglieri del Pkk, ma vorrebbe anche quella dei curdi della diaspora, che col Pkk hanno poco o nulla a che fare, che si sono rifugiati in Svezia e in Finlandia per sfuggire alle sue violenze. Se i Paesi occidentali avessero davvero a cuore i “valori occidentali” si opporrebbero alla strafottenza criminale di Erdogan, invece la subiscono. Per real politik, naturalmente. Ma allora verrebbe da chiedersi, come fa il lettore Anilo Castellarin, che cosa siano mai questi “valori occidentali” e se, al di là delle magniloquenti dichiarazioni, siano mai esistiti