Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  maggio 22 Domenica calendario


"PIO XII BARATTO' IL SUO SILENZIO SUL GENOCIDIO DEGLI EBREI CON LA PACE RELIGIOSA IN GERMANIA" - DAVID I. KERTZER, PROFESSORE AMERICANO E AUTORE DI UN NUOVO LIBRO SUL TEMA, E' ANDATO A SPULCIARE PER LA PRIMA VOLTA GLI ARCHIVI VATICANI E HA RICOSTRUITO LA STORIA DELLA TRATTATIVA SEGRETA TRA PAPA PACELLI E HITLER - IL PONTEFICE RICEVEVA RESOCONTI DETTAGLIATI DA ECCLESIASTICI DI FIDUCIA SUI CAMPI DI STERMINIO TEDESCHI, POLACCHI E UCRAINI, MA QUANDO ROOSEVELT GLI CHIESE CONFERMA DELLO STERMINIO, LO LIQUIDO' CON UNA RISPOSTA ANNACQUATA "PERCHE' L'ESAGERAZIONE E' FACILE TRA GLI EBREI"... -

Un segreto rimasto custodito dentro il Vaticano per oltre ottant'anni. È la trattativa clandestina tra Pio XII e Hitler che getta una nuova luce sul silenzio del Papa dinnanzi allo sterminio degli ebrei. Cancellata da tutte le carte ufficiali della Santa Sede, viene ora resa pubblica dopo l'apertura degli archivi di Eugenio Pacelli voluta nel marzo del 2020 da papa Francesco.

«Avevo già lavorato sui fondi archivistici dei Paesi occidentali, ma mi mancava un riscontro su questo lato del Tevere», dice David I. Kertzer, professore americano della Brown University, già insignito del Pulitzer per il saggio su papa Pio XI e il Fascismo, ossia sulle vicende storiche che precedono il periodo trattato nel suo nuovo lavoro.

Un Papa in guerra. La storia segreta di Mussolini, Hitler e Pio XII - in uscita in anteprima mondiale da Garzanti - contiene molti documenti che erano stati espunti dai dodici volumi delle fonti archivistiche della segreteria vaticana relative alla Seconda guerra mondiale e che riguardano una delle questioni storiografiche più controverse e spinose: la mancata denuncia da parte di papa Pacelli del genocidio nazista degli ebrei. «Devo dare atto al Vaticano di aver consentito l'accesso ai suoi fascicoli finora tenuti nascosti. Anche se non possiamo illuderci che ci sia davvero tutto. Pio XII era un uomo molto cauto, e può essersi adoperato per non lasciare ulteriori tracce scritte».

Alto, longilineo, un piglio sportivo a dispetto dei 74 anni, il professor Kertzer è figlio di un rabbino che partecipò allo sbarco delle forze alleate in Italia al principio del 1944. Il 4 giugno, nella Roma appena liberata, ebbe modo di conoscere la sorte di molti ebrei vittime del nazismo.

Non è un caso che suo figlio David abbia dedicato larga parte delle sue ricerche alla storia italiana dell'Ottocento e del Novecento. E allo studio del pregiudizio antisemita all'interno della Chiesa cattolica. Il suo libro su Edoardo Mortara, il bambino ebreo sottratto da Pio IX alla famiglia, ha ispirato Steven Spielberg per il progetto di un film al momento sospeso, ma che secondo Kertzer non è stato mai abbandonato.

«Sono in costante contatto con Spielberg e con Tony Kushner, lo sceneggiatore» racconta mentre passeggia nel grande parco dietro l'Accademia Americana, sul Gianicolo, a Roma. «Ho letto che anche Marco Bellocchio avrebbe in animo di fare un film sulla stessa storia, ricorrendo ad altre fonti. Ma io spero che il lavoro di Spielberg possa partire presto». Un papa in guerra esce in Italia ancora prima dell'edizione americana. E il sogno dell'autore è che possa leggerlo papa Francesco, «anche se le sue priorità oggi sono altre».

Partiamo dalla trattativa segreta di Pio XII con Hitler. Che cosa ha trovato negli archivi vaticani? «Verbali in lingua tedesca rimasti nascosti per ottant'anni. Raccontano gli incontri segreti tra Pio XII e l'emissario del Führer, il principe Philipp von Hessen (Filippo d'Assia), un eccentrico personaggio omosessuale che aveva sposato Mafalda di Savoia, quindi genero di Vittorio Emanuele III. Gli incontri si svolsero fin dal principio del pontificato di Pio XII al di fuori dei normali canali diplomatici. Lo stesso ambasciatore tedesco presso la Santa Sede ne rimane all'oscuro».

Quali furono i contenuti dei colloqui? «Papa Pacelli chiede a Hitler di fermare la politica di aggressione contro la Chiesa cattolica in Germania. E, in cambio della pace religiosa, l'emissario di Hitler pone due condizioni: il non pronunciamento del Papa sulla questione razziale e la non ingerenza del clero tedesco sulla politica interna del Terzo Reich.

Da maggio del 1939 gli incontri andarono avanti per parecchi mesi, in preparazione della visita del ministro degli Esteri von Ribbentrop nel marzo del 1940. E dalle carte risultano anche le cinque richieste avanzate da Pacelli «per disintossicare l'atmosfera pubblica prima di cominciare qualsiasi colloquio».

Scontento dei deboli segnali che arrivavano dalla Germania, il Papa chiedeva di porre fine agli attacchi contro la Chiesa, il ripristino dell'educazione religiosa nelle scuole e della libertà dei sacerdoti, la cessazione dei sequestri delle proprietà. Hitler si disse d'accordo con le condizioni stabilite da Pacelli».

In sostanza, lei sostiene che il Papa barattò il suo silenzio sulla ferocia nazista in cambio della sospensione delle ostilità contro la Chiesa? «Voleva difendere la sua Chiesa ed evitare spaccature nel mondo cattolico tedesco. Il silenzio di Pacelli colpì la sensibilità pubblica europea fin dai primi giorni della guerra, dopo l'invasione tedesca della Polonia. Secondo la mitografia apologetica, le polemiche sarebbero cominciate negli anni Sessanta, quando uscì il celebre libro di denuncia Il vicario di Rolf Hochhuth. È una sciocchezza: lo scandalo per l'assordante silenzio di Pio XII fu immediato».

Lei accenna anche a un ordine emanato nel 1938 per la cancellazione dei documenti che riguardavano gli abusi sessuali dei preti in Austria. «Negli archivi della segreteria di Stato è conservato un documento del marzo del 1938: la segreteria era allora retta da Pacelli, futuro Pontefice. L'ordine imponeva agli ordinari diocesani austriaci di bruciare tutta la documentazione relativa a questioni di immoralità del clero. L'Austria era stata appena annessa da Hitler e il Vaticano temeva ritorsioni».

Nel suo libro viene raccontato il bombardamento diplomatico da parte di europei e americani affinché il Papa si pronunci sulla "barbarie tedesca" contro gli ebrei. La segreteria di Stato mostra qualche insofferenza. «Perfino dal Perù», sbotta Domenico Tardini, futuro segretario di Stato. Fin dal gennaio del 1942 il Papa era perfettamente informato della campagna di sterminio avviata dai nazisti. «Il Papa riceveva resoconti dettagliati da ecclesiastici di fiducia. Sul suo tavolo arrivano i rapporti del cappellano militare padre Pirro Scavizzi ("Per i soldati di Hitler, in Germania, Polonia e Ucraina, la parola d'ordine è sterminare gli ebrei senza pietà"). E arrivano le notizie del nunzio a Bratislava sul "piano atroce" messo a punto dal cattolico Jozef Tiso, il leader nazista slovacco. Anche l'arcivescovo della Chiesa ucraina a fine agosto informa il pontefice delle "diaboliche razzie" dei tedeschi. E a settembre sui massacri in Polonia giunge il racconto di prima mano di Giovanni Malvezzi, vicedirettore dell'Iri».

Però quando gli americani gli chiedono conferma delle notizie terribili sugli ebrei il Papa si sottrae. «Sì, nel settembre del 1942 il presidente Roosevelt, attraverso il suo inviato Myron Taylor, non solo invita Pio XII a una parola pubblica di condanna ("rincuorerebbe tutti gli altri che stanno lavorando per salvare gli ebrei dalla morte e dalla sofferenza"), ma gli chiede anche se sia in possesso di informazioni che confermino lo sterminio in Europa.

La risposta arriverà solo un mese dopo, piuttosto annacquata. Nonostante il Papa fosse molto bene informato, liquida la questione dicendo di aver avuto sì qualche notizia "ma di non averne potuto verificare l'esattezza". In realtà era stato monsignor Angelo Dell'Acqua, il membro della Segreteria di Stato che si occupava della questione, a suggerirgli prudenza, anche "perché l'esagerazione è facile tra gli ebrei". Avvalorare queste notizie al cospetto degli americani avrebbe potuto favorire "i loro scopi politici a danno della Santa Sede"».

Colpisce nel linguaggio di monsignor Dell'Acqua, futuro vicario di Roma, il pregiudizio antisemita. Fu sempre lui, nel dicembre del 1943, a suggerire al Papa di non firmare un appello per mettere fine alle deportazioni degli ebrei italiani. «Dopo il drammatico nuovo ordine di arrestare tutti gli ebrei in Italia e di mandarli nei campi di concentramento, il padre gesuita Pietro Tacchi Venturi sollecita il pontefice a firmare un appello affinché il governo tedesco metta fine alla campagna omicida. Ma monsignor Dell'Acqua suggerisce al Papa di non fare niente: a suo parere il testo preparato dal gesuita era eccessivamente solidale con gli ebrei. "Sarà anche vero che sono sottoposti a maltrattamenti", scrive in una nota, "ma è il caso di dirlo così apertamente?". Pio XII segue il suo consiglio».

Nonostante l'appello fosse stato concepito per salvare gli ebrei, gli argomenti tradiscono una persistente ostilità. «Sostanzialmente si diceva che le leggi razziali di Mussolini, promulgate cinque anni prima, erano riuscite a tenere gli ebrei al loro posto. E di conseguenza non c'era bisogno di quelle nuove misure. Dopo la caduta di Mussolini, il 25 luglio del 1943, padre Tacchi Venturi s'era adoperato con il ministro dell'Interno non perché le leggi antisemite fossero cancellate ma per limitarne l'applicazione agli ebrei non convertiti al cattolicesimo, salvando solo quelli battezzati o sposati con mogli cattoliche».

Anche dopo la razzia del ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943, Pio XII si dà da fare per liberare gli ebrei divenuti cristiani. «Gli sforzi del Vaticano si concentrano soltanto sugli ebrei battezzati o sposati con cattolici, ottenendone la liberazione. Nei giorni immediatamente successivi al rastrellamento del Ghetto, Pacelli incontra il delegato britannico Osborne e quello americano Tittmann: a entrambi confida di non aver motivo di lamentarsi delle forze armate tedesche che hanno grande rispetto del Vaticano. Non un accenno al migliaio di ebrei condotti a morire ad Auschwitz ».

Lei tende a liquidare anche l'opera di salvataggio svolta dalla Santa Sede a favore degli ebrei nascosti in conventi, chiese, monasteri. Con quali argomenti? «No, io non liquido ma preciso. Gli ebrei furono solo una piccola parte di quella ampia comunità di rifugiati che trovò ospitalità nelle istituzioni e nei territori del Vaticano. E non si trattò di un ordine del Papa».

Nel suo libro L'inverno più lungo Andrea Riccardi dimostra che il Papa non poteva non saperlo. «Ma dopo l'irruzione nazista nella basilica di San Paolo, Pio XII ordinò di allontanare le persone che vi si erano nascoste. Solo dopo l'intervento di qualche cardinale rientrò il comando di Pacelli, sempre molto preoccupato di non alienarsi il favore dei tedeschi. Quello che non è stato mai raccontato è che, dietro la sua veste di pastor angelicus e mediatore di pace, Pio XII aveva fin da principio fortemente sostenuto, attraverso gli organi di stampa e la rete delle parrocchie, l'ingresso dell'Italia in guerra: la nuova documentazione lo dimostra».

Come pensa sarà accolto il suo libro in Vaticano? «Mi aspetto polemiche molto vivaci, soprattutto da parte di chi continua a celebrare Pacelli come l'ultimo vero Papa, prima della rivoluzione del Concilio Vaticano II. Ma è difficile litigare con i documenti: ho decine di migliaia di pagine con le fonti digitalizzate, tra gli archivi vaticani e quelli dei Paesi coinvolti nella guerra. Mi auguro che la discussione tenga conto di queste nuove fonti».