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 2022  maggio 22 Domenica calendario


Social bond, scossa da 1000 miliardi

Contribuire intenzionalmente, attraverso investimenti con capitali privati, alla costruzione di impatti sociali positivi con un ritorno del capitale. Un rendimento di poco inferiore a quello di mercato, ma decisamente meno volatile. Gli scettici la definiscono filantropia, gli esperti – più semplicemente – sottolineano la volontà di remunerare il capitale investito attraverso il perseguimento di uno scopo sociale importante tanto quanto il rendimento finanziario. Una diversa misurazione, quindi, delle performance economico finanziarie.
«Più che di finanza sostenibile, preferisco parlare di una possibile exit strategy da un capitalismo finanziario estrattivo che non genera valore sufficiente e impatto misurabile e soprattutto non fornisce risposte alle molteplici crisi che stiamo affrontando» dice Giovanna Melandri, due volte ministra, presidente della fondazione Maxxi, e oggi alla guida di Human Foudation e dell’associazione Social impact agenda per l’Italia, il network che riunisce gli operatori italiani degli investimenti a impatto: domani sarà a Torino per il Leadership Meeting del GSG, la rete mondiale della finanza impact.
E proprio alla luce del doppio choc pandemia-guerra, con una nuova recessione alla porte, si discuterà del ruolo che finanza ed economia impact possono e devono avere per dare quelle risposte di cui hanno bisogno i cittadini. D’altra parte la finanza a impatto è stata la prima risposta alla crisi finanziaria del 2008, quando il mondo iniziò a interrogarsi su come cambiare le regole del gioco ed evitare un nuovo crack globale: «Allora – ricorda Melandri che sedeva nella task force creata ad hoc in seno al G8 e guidata da Ronald Cohen – la finanza a impatto valeva di 40/50 miliardi di dollari, oggi abbiamo superato il traguardo dei mille miliardi».
Una goccia nel mare degli oltre 100mila miliardi di dollari nei bilanci dei grandi fondi d’investimento, ma anche la conferma di un trend che è destinato a cambiare il volto della finanza globale. «In questo orizzonte inflattivo – ragiona Melandri – l’impact diventa uno strumento cruciale. I bilanci pubblici dei Paesi sono stati appesantiti, e giustamente, dagli interventi contro il Covid. Non possiamo pensare che i governi possano intervenire ancora per raggiungere tutti gli obiettivi globali di transizione ecologica ed estensione delle protezioni sociali e neppure che possano far fronte a tutte le future crisi che arriveranno. A cominciare da quella di fame che causerà la guerra. In questo senso una partnership tra pubblico e privato diventa un’esigenza obbligatoria; una barriera possibile contro la frana sociale».
Un mercato da cui l’Italia rischia di restare tagliata fuori, nonostante un ecosistema maturo e attento. A frenare i grandi investimenti – che per il momento nel nostro Paese sono guidati, per lo più, da singoli imprenditori – è la difficoltà della Pubblica amministrazione di metterli a terra. Da un lato c’è, in una moltitudine di casi, l’assenza di competenze; dall’altro ci sono difficoltà tecniche legate alla contabilità dello Stato. Nel modello di partenariato immaginato da Melandri, la Pubblica amministrazione definisce gli obiettivi dell’investimento, chiama a raccolta gli investitori privati e ne misura e valuta i risultati: «In questo modo c’è una condivisione del rischio con l’investitore – spiega l’ex ministra – consapevole di rientrare del proprio investimento solo una volta raggiunto lo scopo fissato dallo Stato. A sua volta, lo Stato remunera il capitale sulla base dell’importanza del progetto». Il collo di bottiglia, in questo caso, è tutto contabile perché il Tesoro dovrebbe accantonare le risorse necessarie e a oggi un’operazione del genere andrebbe ad aumentare il debito pubblico: «E’ un problema risolvibile – aggiunge Melandri – in Francia e in Gran Bretagna lo hanno già fatto».
La presidente della Social impact agenda per l’Italia, però, insiste sull’importanza di rendere strutturale il partenariato tra pubblico e privato e privato sociale. D’altra parte il terreno è fertile, ma a mancare è ancora una volontà politica netta. Ma, ancora una volta, il Pnrr può rappresentare una rampa di lancio cruciale per la finanza a impatto. «Lancio un appello al presidente Draghi perché ci sono tutte le condizioni per ingegnerizzare i rapporti tra pubblico e privato in un modo nuovo; partenariati finalizzati alla generazione di valore sociale e ambientale misurabile e non solo cessione di beni o servizi – prosegue Melandri – per il raggiungimento di obiettivi e impatti valutabili e misurabili. D’altra parte è la differenza cruciale tra l’impact e il mondo Esg». Una distinzione chiarita dall’Ue nel 2019 con il regolamento 2088 che definsce gli investimenti Esg negative, quelli che non dovrebbero produrre danni; gli Esg positive, che hanno performance superiori a quelle usuali; «e infine impact, cioè finalizzati a generare impatti positivi, misurabili e addizionali» chiosa Melandri.