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 2022  maggio 22 Domenica calendario


Nella lista nera della Russia non c’è Trump

C’è anche il presidente Joe Biden nella “lista dei mille” statunitensi “indesiderati” redatta dalla autorità russe sulla scia delle tensioni politico-diplomatiche legate al conflitto in Ucraina. Il ministero degli Esteri di Mosca ha pubblicato un elenco contenente 963 nomi di cittadini americani cui viene vietato l’ingresso in Russia, compreso, appunto, l’inquilino della Casa Bianca. La misura è stata presa in risposta alle sanzioni antirusse degli Usa.
Nell’elenco anche ci sono anche John McCain, morto nel 2018, e l’attore Morgan Freeman, ma pure il figlio di Biden Hunter, il segretario di Stato Usa Antony Blinken, Hillary Clinton, il capo del Pentagono Lloyd Austin, la vice presidente Kamala Harris, il capo della Cia William Burns e Mark Zuckerberg di Facebook, fuori, invece, Donald Trump.
Stessa sorte è toccata al Primo ministro canadese Justin Trudeau meritevole, secondo Mosca, di essere inserito nella lista dei 26 cittadini canadesi a cui è vietato l’ingresso in Russia. Assieme al premier di Ottawa ci sono sua moglie e comandanti militari di alto livello. «In risposta al fatto che le autorità canadesi hanno dichiarato un’altra serie di sanzioni anti-russe, che includevano non solo i rappresentanti dell’amministrazione statale ma anche i funzionari dei circoli militari e commerciali, così come i loro parenti stretti, la Russia chiude definitivamente l’ingresso alla categoria analoga di rappresentanti canadesi», ha dichiarato il ministero degli Esteri.
Le misure arrivano mentre Biden è impegnato nella missione in Estremo Oriente con la quale tenta di rafforzare il fronte asiatico nello sforzo di progressivo di isolamento della Russia. Oltre a trovare sponde nella competizione con la Cina e tentare di arginare le provocazioni della Corea del Nord. Da Seul, prima tappa della cinque giorni asiatica, Biden ha firmato la legge per il nuovo pacchetto da 40 miliardi di dollari di aiuti militari e umanitari all’Ucraina, facendosi inviare il provvedimento approvato dal Congresso il prima possibile per siglarlo senza aspettare di rientrare negli Stati Uniti, il 24 maggio. La celerità ha sollecitato il plauso di Kiev, col presidente Volodymyr Zelensky che consolida l’intesa con Washington sulla prosecuzione del confronto militare.
Ma ieri è stata anche la giornata del primo vertice ufficiale tra l’inquilino della Casa Bianca e il neopresidente sudcoreano Yoon Suk-yeol (che Biden in un’altra delle sue gaffe ha chiamato con il nome del predecessore Moon): tra i dossier in agenda ci sono i programmi nucleari della Corea del Nord, i rischi sulla sicurezza regionale e sulle catene di approvvigionamento, il rafforzamento dei legami economici tra i due Paesi. «Per la prima volta dal 1976 la crescita degli Usa è maggiore di quella della Cina. Non è mai una buona idea scommettere contro gli Stati Uniti», ha detto Biden durante l’incontro, che si e’ tenuto nella nuova sede presidenziale scelta da Yoon a Yongsan, nel centro di Seul, invece della tradizionale Blue House. Il suo riferimento è alle previsioni degli analisti secondo cui per il 2022 il tasso di crescita media del Dragone sarà più basso, per la prima volta in 45 anni, di quello dell’America. Biden e Yoon nella dichiarazione congiunta hanno ribadito l’impegno a «preservare la pace e la stabilità nello stretto di Taiwan». Indicazione destinata a irritare Pechino, che considera le vicende legate all’isola come «questioni interne». Sul fronte nordcoreano, invece, i due presidenti hanno «concordato di avviare discussioni sull’espansione della portata delle esercitazioni militari combinate», una mossa che punta a scoraggiare la minaccia nucleare di Pyongyang.
Nelle trattative bilaterali c’è anche il raddoppio delle batterie Thaad, i sofisticati sistemi antimissile americani all’origine, alcuni anni fa, di una crisi diplomatica da Seul e Pechino. «Il programma nucleare della Corea del Nord rappresenta una grave minaccia per la penisola coreana, l’Asia e il mondo», hanno poi ribadito Biden e Yoon.
L’inquilino della Casa Bianca, comunque, non ha escluso un potenziale incontro con il leader di Pyongyang Kim Jong-un, sulla scia di quanto fatto dal predecessore Donald Trump, ma ha precisato che un qualsiasi faccia a faccia dipenderà dalla sua «sincerità e serietà».