Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  maggio 22 Domenica calendario


Mbappé resta al Psg con un contratto da 600 milioni

Pochi minuti prima del fischio d’inizio, una pedana e un microfono sul prato del Parc des Princes. Dovevano servire per il saluto d’addio di Angel Di Maria, ma il programma è cambiato e lo stadio è fuori di sé dalla gioia. Sul campo entra il presidente Nasser Al Khelaifi, che accompagna l’uomo del giorno e delle prossime tre stagioni del Paris Saint-Germain: Kylian Mbappé, che dopo mesi di esitazioni e trattative ha deciso di dire no al Real Madrid. «Sono felice di restare in Francia e a Parigi, la mia città», dice Mbappé nell’ovazione dei cinquantamila. «Spero che continuerò a fare quel che amo di più: giocare a calcio e vincere trofei». Poi Mbappé indossa la maglietta con la scritta 2025, segno di un impegno a lunga scadenza, e partono i fuochi d’artificio.
L’ultima partita in casa con il Metz, a campionato già vinto, si è trasformata in un momento storico per il Psg. È un colpo di scena capace di umiliare Florentino Perez, il presidente del Real Madrid che annuncia subito una causa presso l’Uefa, e di esaltare i tifosi parigini. Che ieri sera, dopo l’annuncio di Mbappé, hanno finalmente sospeso lo sciopero dei cori e hanno rimesso al posto giusto l’enorme striscione della curva Auteuil, rimasto capovolto per mesi. 
La stagione che si conclude ha visto il divorzio tra la curva e la società, i tifosi sono stati protagonisti di clamorose contestazioni contro la dirigenza ma anche contro i giocatori, accusati di essere campioni strapagati ma poco pronti a battersi e soffrire. Assieme a Marquinhos e a Marco Verratti, Mbappé è stato tra i pochi risparmiati dalla rabbia dei tifosi, prima e dopo la clamorosa eliminazione proprio con il Real Madrid negli ottavi di finale di Champions League. 
Mbappé è stato l’unico a non deludere mai, il faro della squadra nei momenti decisivi. Lasciarlo andare al Real Madrid, il suo sogno sin da quando era bambino, sarebbe stata una catastrofe per il Paris Saint-Germain, che da quando è di proprietà del fondo QSI del Qatar continua a vincere la Ligue 1 e continua a perdere la Champions League, il vero obiettivo della società. 
Ecco perché l’offerta alla quale Mbappé ha finito per dire sì sembra senza precedenti: secondo la stampa spagnola, uno stipendio lordo di 100 milioni l’anno per tre anni, più un bonus alla firma di 300 milioni di euro, più il controllo dei diritti sulla sua immagine. L’offerta è straordinaria non solo per i soldi: Kylian Mbappé avrà uno status da giocatore-dirigente, la squadra verrà ricostruita attorno a lui tenendo conto dei suoi suggerimenti e delle sue preferenze. Quindi, con ogni probabilità, addio al direttore sportivo Leonardo e all’allenatore Mauricio Pochettino, poco capaci di gestire le troppe stelle dello spogliatoio. 
L’operazione Mbappé a Parigi ha coinvolto anche il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, che pur tifoso dell’Olympique Marseille avrebbe messo una buona parola per convincere il numero 7 – che considera un modello per i giovani francesi – a restare. 
Gli spagnoli indignati promettono che la porta del Real si chiude per sempre e il presidente della Liga, Javier Tebas, parla di «insulto al calcio», ma Mbappé non sembra preoccuparsene troppo: tre gol al Metz, titolo di capocannoniere, e Parigi ai suoi piedi.