Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  gennaio 22 Sabato calendario


Netflix giù del 20%


NEW YORK – Il tonfo in borsa di Netflix, arrivata a perdere oltre il 20% in una sola giornata, sarebbe di per sé una notizia impressionante. Anche perché sembrava che il futuro dell’intrattenimento appartenesse al principe dei canali streaming, per la produzione dei contenuti oltre alla trasmissione nelle nostre case, e quindi una frenata così brusca colpisce. Se però vai a guardare le ragioni, scopri che oltre alle sfide generate dalla concorrenza, c’è anche un mutamento in corso nei mercati dopo la pandemia, che ha affossato pure l’indice Nasdaq spingendolo nel territorio della “correzione”.
Tutto nasce dall’annuncio fatto giovedì dalla compagnia, che nel trimestre in corso prevede di aggiungere “solo” 2,5 milioni di abbonati, contro i 4 milioni dell’anno passato. Se qualche tempo fa qualcuno avesse scommesso sul fatto che un canale streaming sarebbe cresciuto a questa velocità, probabilmente gli affezionati alla televisione via cavo americana gli avrebbero consigliato di vedere al più presto un dottore bravo. Adesso però non basta più, nonostante Netflix abbia appena centrato successi planetari come “Squid Game” e ora “Don’t Look Up”, incassando 7,71 miliardi di dollari di ricavi nel corso del trimestre, con un aumento del 16%.
Ci sono problemi legati alla concorrenza che avanza, in particolare Disney +, e difficoltà ad attirare quel terzo di utenti che resta affezionato alla tv tradizionale, forse perché il servizio streaming non ha dirette sportive, eventi live, e magari anche l’informazione. Il presidente Reed Hastings però ha ammesso in una video call citata dal Wall Street Journal che «il Covid ha introdotto così tanto rumore», e la sua compagnia forse soffre un po’ di «overhang», ossia gli eccessi provocati dalla pandemia. È ovvio, in altre parole, che i lockdown hanno cambiato le nostre abitudini, costringendoci a casa. Magari alla fine avremmo comunque abbandonato i cinema, per la comodità di vedere sul nostro divano gli ultimi film usciti, ma le chiusure hanno accelerato il fenomeno. Ora però qualcosa sta mutando, nonostante l’impennata dei contagi provocata dalla variante Omicron. Forse speriamo che sia il colpo di coda del Covid, oppure stiamo prendendo le misure per come conviverci. O magari ci siamo stancati di stare tappati in casa, e quindi siamo disposti a correre rischi che finora evitavamo. Qualunque sia la risposta giusta, è ovvio che ciò sta avendo un effetto sulle nostre abitudini, che va anche oltre Netflix. Peloton, ad esempio, ha deciso di sospendere la produzione delle sue bici da camera per qualche mese, perché la domanda è calata. La gente torna in palestra, con vaccino e maschera, e non pedala più a casa come prima.
L’impatto è ovviamente più forte sui titoli delle compagnie tecnologiche, che si erano avvantaggiate grazie alle chiusure imposte dalla pandemia. Questo è dimostrato dal fatto che l’indice Nasdaq ha perso oltre il 10% del suo valore, ossia la soglia che determina ufficialmente l’ingresso nella fase di “correction”. Questo, più l’inflazione e l’instabilità geopolitica, sta favorendo in generale un passaggio degli investitori verso i bond e le azioni di compagnie più tradizionali. Magari è solo una fase, di cui Netflix però dovrà prendere le misure.