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 2022  gennaio 22 Sabato calendario


Quando Barnard espiantò il cuore da una giovane donna per trapiantarlo in un uomo di mezza età, rischiando di essere accusato di omicidio

Era il dicembre 1967. Christiaan Barnard espiantò il cuore da una giovane donna per trapiantarlo in un uomo di mezza età, rischiando di essere accusato di omicidio. Infatti gli esperimenti sui cani, eseguiti in altri centri di cardiochirurgia erano stati frenati, nella loro applicazione sull’uomo, da limiti etici e legali, in un momento in cui la morte era riconosciuta quando smetteva di battere il cuore, mentre per la buona riuscita di un trapianto di cuore, l’organo da utilizzare doveva essere prelevato ancora battente, ovvero da una persona tecnicamente viva. Ai tempi della sua storica impresa Barnard non era il cardiochirurgo più quotato al mondo, né l’ospedale Groote-Schuur di Città del Capo, dove operò, era considerato la punta di diamante per i trapianti d’organo.
Era, a detta dei suoi colleghi, un presuntuoso che amava sfidare il rischio. La sua decisione fu repentina e non autorizzata. Il paziente sopravvisse all’intervento 18 giorni. Morì di polmonite.
Oggi i trapianti, sia sul piano tecnico che etico, sono divenuti routine. È di questi giorni la notizia che presso l’University of Maryland (Usa) è stato effettuato il primo trapianto al mondo di un cuore di maiale in un uomo cardiopatico. Tecnicamente, si parla di “xenotrapianto” (trapianto da una specie animale a un’altra). Le condizioni cliniche, estremamente compromesse, escludevano le liste d’attesa per ricevere un cuore umano. Al momento in cui scrivo, l’uomo è in vita e presto potrebbe esser staccato dalla Ecmo, la macchina cuore-polmoni.
L’alterazione genica operata nel maiale per ottenere un cuore compatibile con la specie umana ha suscitato reazioni di animalisti e perplessità sul futuro di animali “umanizzati”. Ci troviamo, ancora una volta, in una discussione tra centralità dell’uomo, rispetto della Natura in tutti i suoi elementi, limiti della scienza e prometeismo dell’uomo che vuol sempre più tendere all’immortalità. Non si arriverà mai a un accordo di tutte le voci. È certo però che la ricerca continuerà e che, se qualcuno cercherà di fermarla, troverà un luogo dove continuare il suo percorso.
*Direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano