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 2022  gennaio 17 Lunedì calendario


Se le criptovalute creano dipendenza

Prosegue tra crolli improvvisi e riprese inaspettate il guizzo inquieto delle criptovalute, le monete digitali (oggi più di 11mila) diventate nel tempo la grande scommessa di grandi, medi e piccoli speculatori. Bitcoin, vera regina delle monete digitali che nel 2021 è stata usata nel 65% delle transazioni in criptovaluta, dopo aver chiuso l’anno alla spettacolare quotazione di 68.526 dollari, a gennaio ha perso quasi il 30%, e con essa è crollato l’intero mercato delle valute digitali. Ma c’è chi incredibilmente resiste: lo scorso venerdì è bastato un tweet di Elon Musk a far impennare Dogecoin, altra popolare moneta che ha subito fatto un balzo del 15% dopo l’annuncio della sua prossima adozione da parte di Tesla. Come dimostra il caso Musk, il virtuale è ormai diventato a tutti gli effetti protagonista della finanza e oggi basta un tweet per condizionare la tendenza di un mercato che, dovendo cercare alternative ai sottostanti dell’economia reale, si è inventato un meccanismo di speculazione pura, privo di riferimenti concreti e tutto improntato sulla volatilità. Il corrispettivo più vicino rimane ancora il metaverso, che già dalla nascita si propone come binomio indissolubile delle criptovalute. Emblematico il caso Mana, la criptovaluta ufficiale del metaverso Decentraland, che a novembre è cresciuto in una settimana del 60% dopo che su Decentraland è stato venduto un appezzamento di terreno virtuale per due milioni e mezzo di dollari.
LE PIATTAFORMESono cifre e fluttuazioni che fanno gola a tantissimi, e nel tempo è partita l’inevitabile transumanza dei piccoli speculatori, attratti dalla promessa di facili guadagni. Oggi aprire un e-wallet, cioè un portafoglio elettronico dove custodire titoli e criptovalute, è davvero alla portata di tutti: basta collegarsi a una piattaforma di trading online come eToro o Plus500, cioè un portale che consente di inserire ordini di compravendita (di azioni, obbligazioni o criptovalute) attraverso Internet, e il gioco è fatto. Non servono nemmeno i dati del conto corrente, perché molti siti di brokeraggio consentono di fare esperimenti con denaro fittizio (ma andamenti del mercato reali). E nonostante le stesse piattaforme mettano in guardia gli utenti sul fatto che il 68% degli investitori finisce con il perdere denaro, la tentazione di scommettere soldi veri rimane perché, come sottolinea un’inchiesta del Guardian, i meccanismi del trading online sono pericolosamente simili a quelli del gioco d’azzardo. Ma nonostante l’interfaccia accattivante delle piattaforme ammicchi alla più familiare grafica dei social, qui un pollice verso del mercato significa perdere per sempre i risparmi di una vita.
Certo, con le cripto si può anche fare fortuna. È il caso del baby investitore Erick Fineman, che nel 2011 ha scommesso 1.000 dollari sul neonato Bitcoin e che oggi fa una vita da sogno. Ma c’è anche chi ha perso tutto, come il gruppo di piccoli speculatori che hanno seguito senza indugio i consigli finanziari di Kim Kardashian, la celebrity americana che a giugno aveva spinto su Instagram la moneta EthereumMax, oggi crollata del 97%. I follower adesso si lanciano in una class action dove la modella dovrà difendersi dall’accusa di aver collaborato con i dirigenti di EthereumMax per «promuovere in modo ingannevole» la moneta. Se il mercato delle cripto fosse regolamentato, sul tavolo dell’accusa ci sarebbe anche il reato di aggiotaggio.
LA REGOLAMENTAZIONEMa quello della regolamentazione è un argomento spinoso, dove i governi stanno operando senza soluzione di continuità. C’è chi, come El Salvador, si getta a capofitto nel nuovo trend, ufficializzando la criptovaluta come moneta legale insieme al dollaro. E c’è chi, come Pechino, risolve il problema bandendo ogni forma di moneta digitale, mentre il Kosovo pone il divieto di estrarre criptovalute sul suo territorio, una pratica che richiede macchine con un’enorme potenza di calcolo e che secondo le autorità kosovare sottrarrebbe troppa energia alla rete elettrica nazionale. In Italia si è fatto sentire il presidente della Consob Paolo Savona, che ha sottolineato l’urgenza di regolamentare il settore. Intanto Jack Dorsey, ex ceo di Twitter, dà vita al Bitcoin Legal Defense Fund, un movimento che offre tutela legale nel caso di operazioni fraudolente tramite Bitcoin. Regna intanto l’incertezza in un mondo basato sulla pura speculazione, dove la facilità di accesso al trading e i problemi legati alla dipendenza rischiano di fagocitare gli investitori meno avveduti.