Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2022  gennaio 14 Venerdì calendario


Il primo medico a morire di Covid in una serie tv italiana

La sua morte è arrivata inattesa, alla ripartenza della seconda stagione, ieri sera. Lorenzo Lazzarini, il personaggio interpretato da Gianmarco Saurino in Doc – Nelle tue mani (in onda il giovedì su Rai1), è il primo medico di una serie tv a morire di Covid. «Mostrare quello che è successo a tanti tra dottori e personale sanitario, in tempi così recenti e in una serie tanto popolare è una grossa responsabilità» ammette l’attore. Aggiungendo che la scelta di farlo «nasce dalla volontà di fare loro un piccolo omaggio».
Che effetto fa interpretare un medico durante la pandemia?
«Ha un impatto gigantesco. La prima stagione era uscita durante il primo lockdown, quando si parlava dei medici come di eroi. Lì, abbiamo tutti iniziato a sentire il peso di quel camice. Ma poi quegli eroi sono stati mandati in prima linea, a morire. La rappresentazione di quei sacrifici è ancora più piena di significato».
Non teme che qualcuno possa trovare invece cinico sfruttare narrativamente questo dramma?
«Le critiche forse ci saranno, ma l’intento è puro. Era giusto ricordare tutti gli operatori sanitari che in questo Paese non ci sono più. È successo e non va dimenticato».
Pensa che una serie tv possa convincere chi è ancora scettico?
«Lo spero, anche se credo che difficilmente farà cambiare idea a chi crede sia tutta una finzione. Però la nostra serie mostrerà a tante persone quello che è successo dentro gli ospedali. Se nella prima stagione abbiamo cercato di far capire come vivono i medici, in questa il tentativo è mostrare come si muovono in un periodo storico così drammatico».
Come mai ha scelto di abbandonare una serie così di successo?
«Dopo tanti anni di lavoro nelle serie di LuxVide e della Rai, a cui devo tutto, volevo iniziare un nuovo percorso. Penso al cinema. È una scommessa per tutti».
Come è cambiata la sua vita dopo questo personaggio?
«Mi riconoscono. La cosa che mi ha colpito di più sono le tante lettere di specializzandi in medicina che ci hanno ringraziato per aver sciolto i loro dubbi vedendoli rappresentati».