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 2022  gennaio 13 Giovedì calendario


La passione degli italiani per il vintage


Come eravamo per capire chi siamo e chi saremo. Sabina Minardi nel suo Il grande libro del vintage (il Saggiatore), si occupa del “ritorno al passato” come fenomeno esploso quando la pandemia ci ha stravolto la vita: serie televisive – pensiamo al nuovo Sex and the City, con le protagoniste accusate di mostrare i segni del tempo, e anche questo è un segno del tempo in cui viviamo; cinema; musica con il boom dei vinili e la riscoperta di Orietta Berti; moda – tailleur maschili, jeans svasati o a vita alta. E il food che riscopre i sapori della tradizione, tra un giro in Vespa sognando una nuova normalità e una foto scattata con una Polaroid.
«Le pastiglie Leone al tè verde, all’assenzio, al caffè. Le liquirizie Tabù, in scatolina tonda di latta, con l’aquilotto sotto il mondo. La dolcezza della cedrata, con la scritta Tassoni Soda impressa sul vetro della bottiglietta. L’aranciata amara Sanpellegrino o il Camparino rosso, bottiglietta monodose firmata da Fortunato Depero. Per non parlare dei “gusti inconfondibili di una volta”: la Coppa del Nonno, quel singolare gelato rosa battezzato Piedone, le caramelle Tic Tac stesse, il biscotto Bucaneve dal buco perfetto o l’Atene Doria con l’immancabile greca» scrive l’autrice, giornalista, responsabile delle pagine culturali de l’Espresso a proposito di una espressione che gira sui social: “Ti sblocco un ricordo”, e alcuni di noi pensano a quando da adolescenti si andava a piedi al liceo, con le Superga, stringendo tra le braccia il Rocci, mentre oggi l’alfabeto greco è usato per le varianti del virus.
Illustrato con delle belle foto che contribuiscono a creare l’atmosfera, il libro di Minardi è una riflessione colta e calviniana, quella leggerezza profonda di cui abbiamo tanto bisogno, sui bei tempi forse non del tutto andati, sulla nostalgia come stato d’animo, pure da rivalutare, sull’“essere all’antica” come modo di stare al mondo, che piace sempre di più ai giovani, senza dimenticare il valore, dal punto di vista della tutela dell’ambiente, del vintage, che ricicla, che fa rivivere gli oggetti, che dà a tutto una nuova vita, che rappresenta un approccio verde all’esistenza.
Il vintage come «categoria dello spirito del tempo», per citare Minardi. «Tentazione continua, riflesso condizionato collettivo che va ben oltre la definizione originaria del nome: dal francese antico vendenge, come ricorda l’Enciclopedia Treccani, per indicare la denominazione di vini di annata di particolare pregio. Etimologicamente, però, la parola “vintage” deriva a sua volta dal latino vindemia, composta dai termini vinum e demere : “levare, raccogliere il vino”. Per estensione, chiamiamo vintage le cose rese pregiate dall’invecchiamento: e non importa che siano macchine, vestiti, gioielli o videogiochi, chitarre, scarpe o biciclette» leggiamo in un altro passaggio del volume, che c’invita a non avere paura del tempo che passa.
Tra le tante informazioni utili per soddisfare la propria voglia di vintage, fornite da Minardi, colpisce un indirizzo di New York: l’autrice racconta di avere dormito in un palazzo al numero 90 di Grove Street all’angolo con Bradford Street. Lì hanno girato le riprese esterne di Friends, una serie di culto, ancora molto amata. Lì hanno vissuto Monica e Rachel, Chandler e Joey. «Nella finzione, al piano terra dello stesso stabile c’era il mitico Central Perk, la caffetteria dove i personaggi si incontrano» ricorda Minardi, con il divano su cui tutte e tutti avremmo voluto bere un caffè.
«La nuova normalità dovrà essere ricostruita sulle macerie della vita di una volta, oppure ci ritroveremo in una nuova barbarie di cui già si scorgono distintamente le prime avvisaglie» dichiara il filosofo Slavoj Žižek citato da Minardi. Pensando sempre però in modo diverso, come proponeva uno slogan di Apple.
Icone La bottiglia di Campari creata da Depero Sotto, un poster della Vespa di Bernard Villemot; a destra, un giradischi