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 2022  gennaio 13 Giovedì calendario


Ritratto della regina Vittoria

Ha poca importanza quello che la gente pensa di me, è importante ciò che io penso di loro. E ancora: Non contempliamo le possibilità di sconfitta. Queste perentorie asserzioni vengono da Alexandrina Victoria, figlia di Edoardo duca di Kent e di Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, nonché nipote di re Giorgio III. Meglio nota come la regina Vittoria, che ha dato il suo nome a un’epoca – appunto, vittoriana – celebre per il progresso in tutti i campi (da quello scientifico con Darwin, a quello letterario con Dickens, Tennyson e altri, a quella economico e industriale, alle esplorazioni con Stanley e Livingston) e per la morale prude. Il suo regno, che si protrae per oltre sessantatré anni, verrà superato solo da Elisabetta II.
Vittoria regna – grazie anche alla Royal Navy e a funzionari ben formati – su un Impero colossale. Londra è forse la città più importante al mondo e impone la sua idea di civiltà. Britannia rules. Dotata di grande determinazione e testardaggine, quella a cui il cantore dell’impero Rudyard Kipling rende omaggio definendola la regina che ha incoronato re il suo popolo, non era destinata a salire al trono.
LA FAMIGLIA
La principessa Vittoria di Kent nasce a Londra, il 24 maggio 1819. Perde a pochi mesi il padre, quarto figlio del sovrano del Regno Unito. Il nonno scompare a sua volta subito dopo. Gli zii, primi nella successione, non hanno discendenti. Nonostante ciò, Vittoria non riceve un’educazione appropriata, è sottoposta all’egida dell’ambiziosa madre e parla quasi solo tedesco. La sua è un’infanzia malinconica, in parte allietata dalla presenza della governante, Louise Lehzen. Alla morte di Guglielmo IV, nel 1837, viene incoronata sovrana. Farò bene, dichiara con sicurezza. E allontana la madre. Impara l’arte del governo grazie innanzitutto al Primo ministro Lord Melbourne. In seguito, lavorerà bene con Peele, Russell, Salisbury; meno idilliaci saranno i rapporti con il Ministro degli Esteri Lord Palmerston. Costui, infatti, opta per una linea aggressiva, mentre Vittoria cerca di favorire la pace (anche se non esiterà ad appoggiare la guerra contro i Boeri e altre ancora). La forma di monarchia costituzionale da lei inaugurata durerà fino ad oggi.

LA DISCENDENZA
Innamoratasi del cugino Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, lo sposa nel 1840. Gli darà nove figli, che entreranno per matrimonio in tutte le dinastie europee. La sua discendenza regnerà su molti Paesi, tanto che Vittoria sarà chiamata la nonna d’Europa. Purtroppo, gli sponsali fra famiglie avranno come conseguenza il diffondersi dell’emofilia. Vittoria non ha trasporto per i bambini penso che quelli molto piccoli siano piuttosto disgustosi – ma con il marito riesce a fondare e trasmettere un modello familiare unito e solido. Il classico Natale inglese, con le Christmas Carols e l’albero decorato, nasce allora. È legatissima ad Alberto, che non incontra il favore di molti inglesi perché tedesco. Avrà infatti il titolo di Principe consorte dopo diciassette anni di matrimonio. Interessato alle scienze e la modernità, indurrà la moglie a organizzare la Grande Esposizione Universale di Londra del 1851. In seguito, verranno costruiti molti musei fra cui il Victoria and Albert.

IL LUTTO
Il principe consorte si occupa anche di mettere ordine fra la contabilità della famiglia reale e implementa la filantropia della Corona. La scomparsa prematura del marito, avvenuta nel 1861, getta la regina nella disperazione. Prende a vestirsi solo di nero e fa portare ogni giorno abiti puliti nella stanza di Alberto. Solo nel 1866 torna in pubblico e riprende il suo ruolo. Non ha empatia con l’erede al trono, il figlio Alberto Edoardo detto Bertie, che considera un dandy mondano e dissipato. Forse anche per questo si lega con uno dei suoi camerieri, John Brown, e con un assistente proveniente dall’India. Della vicenda verrà tratto un film, Victoria and Abdul.

IL TITOLO
Il Primo ministro conservatore Benjamin Disraeli (da lei detto Dizzy), che la sa adulare e blandire, è il politico con cui avrà i rapporti migliori, mentre pessimi saranno con William Gladstone. Disraeli ha, fra l’altro, il merito di farle avere, nel 1876, il titolo di Imperatrice delle Indie, paese che lei adora. E molti ancora sono i paesi annessi all’Impero. Vittoria riesce quasi sempre a restare politicamente super partes e inaugura uno stile di notevole visibilità. Ama l’Irlanda – non approverà mai l’Irish Home Rule – si reca spesso nella residenza di Balmoral in Scozia e in quella di Osborne; viaggia molto ed è la prima sovrana a prendere il treno.
Muore il 22 gennaio 1901, senza assistere alla tragedia della Prima guerra mondiale. Insieme a Elisabetta I e II, è la sovrana che forse ha meglio impersonificato l’autorevolezza della monarchia inglese. Solo noi, che siamo nati sotto la regina Vittoria – scriverà Ronald Knox, ripreso da Storica – sappiamo cosa significhi la consapevolezza, del tutto naturale, che l’Inghilterra è la prima delle nazioni, in maniera permanente, che gli stranieri non contano e che, in caso di problemi, il Primo ministro invierà le navi.