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 2022  gennaio 12 Mercoledì calendario

Tutto quello che c’è da sapere sul Louvre


La storia raccontata da Philippe Daverio nel nuovo volume della collana «Musei del mondo» del «Corriere della Sera» (in edicola oggi a 8,90 euro più il prezzo del quotidiano) non è una storia qualsiasi, ma quella del museo più visitato al mondo anche negli anni della pandemia (2,7 milioni nel 2020 con il 72% di presenze in meno rispetto ai 9,6 del 2019). Una storia incredibile fatta anche di misteri come nella miniserie tv del 1965 (che aveva spopolato anche in Italia) Belphégor ou Le fantôme du Louvre diretta da Claude Barma.
Nato come castello, per il completamento della cinta muraria fatta costruire da Filippo Augusto (1165-1233) a difesa della riva destra della Senna, il Louvre (il nome arriva dal museo dal palazzo che lo ospita) inizia la sua «vera» storia di museo nel periodo rivoluzionario (1793) con la prima collocazione delle collezioni di antichità. A Napoleone I sarebbe toccato il compito di restaurare l’intero complesso; a Napoleone III, quello di costruire l’ala nord. Molto più tardi, il definitivo sogno del Grande Louvre avrà i tratti (e l’architettura) di I.M. Pei che avrebbe collocato una enorme piramide in vetro e acciaio nella Cour Napoléon.
La collezione del Louvre comprende oltre 380 mila oggetti e opere d’arte (circa 35 mila quelle esposte). Tra queste: la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci, le Nozze di Cana del Veronese, due Prigioni di Michelangelo, il Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello, Amore e Psiche di Canova, la Madeleine à la veilleuse di Georges de La Tour, Il giuramento degli Orazi di David, La zattera della Medusa di Géricault, La Libertà che guida il popolo di Delacroix, la Venere di Milo, il Codice di Hammurabi.
Il principale vanto del Louvre è appunto la sua raccolta di 12 mila dipinti (di cui 6 mila in esposizione permanente e i rimanenti in deposito). Di fatto: la seconda più grande collezione di arte pittorica del mondo dopo quella dell’Ermitage di San Pietroburgo. Ma la storia del Louvre, però, non è fatta solo di numeri ma anche di aneddoti. Come quello che racconta che i responsabili della sicurezza del museo avrebbero impedito alla supermiliardaria troupe del Codice da Vinci (il thriller del 2006 diretto da Ron Howard basato sull’omonimo romanzo di Dan Brown, 2003) di illuminare la Gioconda (al centro del libro come del film) in quanto le potenti luci del set cinematografico avrebbero potuto danneggiarla. Per le riprese sarebbero così state utilizzate ben cinque repliche del celebre quadro di Leonardo, mentre la stanza in cui si trovava la vera Gioconda sarebbe stata utilizzata come semplice ripostiglio.