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 2022  gennaio 12 Mercoledì calendario

Periscopio

Grillo aspetterà il 23 gennaio per dire la sua sull’elezione presidenziale? In tanti speriamo sempre che i comici non parlino più di politica. Ma visto che molti politici sono buffoni, il risultato non cambia. Mauro Suttora (Federico Ferraù). Il Sussidiario.net.

Berlusconi è convinto di poter prendere voti anche fuori dallo schieramento ma il suo è un teorema impossibile. Non avrà i voti di Renzi e neppure quelli degli ex grillini. Non può farcela. Meglio intestarsi, a nome della coalizione, il nome di Draghi. L’unico modo per mettere nell’angolo il Pd è sottrargli la primogenitura sulla candidatura del premier, farla propria e così comandare il gioco. Vittorio Sgarbi (Carlo Valentini). ItaliaOggi.

Lo so che porta rogna dire che questa «è solo un’influenza»: qualcuno lo disse anche due anni fa, e mal gliene incolse. Però non ci si può neppure fasciare la testa prima di ferirsela. Oggi la situazione è più o meno (forse meno...) la stessa di quella di un’influenza stagionale. Vi immaginate se ogni anno, per l’influenza, fosse stato chiesto un tampone e l’isolamento dei congiunti? L’Italia sarebbe tornata all’età della pietra. Oggi è, semplicemente, paralizzata. Michele Brambilla. QN.

L’alleanza Pd-5Stelle non dispone dei voti necessari per eleggere un presidente, non dispone di un proprio candidato credibile, non dispone di una/due leadership sicure e autorevoli. L’alleanza, qualsiasi sia la linea adottata dovrà confrontarsi con un ampio dissenso interno e cioè con un ampio numero di franchi tiratori. Domenico Cacopardo. ItaliaOggi.

Se dovessi indicare la più grande questione italiana, dopo il lavoro per i giovani metterei la selezione della classe dirigente. Se non si scegliesse quasi sempre al ribasso, se non si premiasse spesso la mediocrità o la (presunta) fedeltà, non ci sarebbe bisogno di quelli che lei chiama salvatori della patria. Aldo Cazzullo. Corsera.

La mannaia selettiva vaticana è scesa anche sul cardinale ghanese Peter Turkson rimosso dal Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale, logorato da conflitti interni. Turkson, considerato uno dei papabili assieme a Robert Sarah della Guinea, non è il primo prefetto di peso che salta: analogo destino ha colpito il cardinale Gherard Mueller, a cui non è stato rinnovato l’incarico dopo un solo mandato al vertice della Congregazione per la Dottrina della Fede. Eppure Francesco, riferendosi al Vangelo di Matteo, ha inciso sul proprio stemma “Miserando atque eligendo” che significa “lo guardò con misericordia e lo scelse”. Luigi Bisignani, Il Tempo.

Alla fine anche i più recalcitranti o i più bizantini tra i leader se ne stanno facendo una ragione e stanno arrivando alla conclusione espressa dal premier prima di Natale: o il Presidente della Repubblica viene eletto dalla maggioranza che sorregge il governo di unità nazionale (semmai allargata per l’occasione a Fratelli d’Italia) o l’esecutivo attuale, semplicemente, non c’è più. Con inevitabile scivolamento verso le elezioni anticipate. Ci sarà, dunque, un candidato. Raffaele Marmo. QN.

Non si tratta d’un problema soltanto italiano: in una democrazia di massa, dove prevale il principio dei grandi numeri, la vera questione è infatti l’orientamento di vasti settori dei ceti medi e bassi: casalinghe, operai dequalificati e tecnici culturalmente sprovveduti, cittadini che non pagano (e non vogliono pagare) le tasse, giovani disoccupati, yuppies senza valori morali, povera gente del braccio e non della mente, dal cuore lacerato e dilaniato dalle telenovelas. Lodovico Festa e Giulio Sapelli: “Draghi o il caos”, Guerini associati.

Ciascuna delle sètte moderne coltiva una particolare idea fissa, e ciascuna è in guerra contro ogni altra, ma hanno tutte qualcosa in comune: l’odio per il giudeo, per il cosmopolita, per l’«infiltrato» nelle comunità nazionali (e «di sangue») altrui. Chi sia di preciso l’ebreo, agli occhi degli antisemiti, non è mai stato chiaro: la sua identità è stata variamente modulata dai mangiagiudei secondo convenienza e capriccio (l’ebreo è un «pericoloso rivoluzionario bolscevico» per le destre politiche, per gl’islamisti è l’invasore delle terre sacre al Profeta, mentre è un sordido sfruttatore agli occhi delle sinistre, e per i fondamentalisti cristiani l’ebreo è sempre il killer che «ha ucciso Gesù»). Diego Gabutti. ItaliaOggi.

L’autolesionismo volontario può assumere molte forme. Ricevo pazienti di tutte le età che nella pelle si fanno buchi profondi due centimetri perché sostengono che devono togliersi i vermi annidati sotto il derma. Non è vero, ovviamente. Si chiama delirio di parassitosi. Altri affermano di volersi strappare via le fibre cosmiche che arrivano dallo spazio e penetrano nella pelle. È la sindrome di Morgellons, patologia del tutto immaginaria. Ci sono ragazzi che si mordono continuamente le labbra fino a trasformarle in salsicciotti sanguinanti. Sono tutte patomimie, cioè imitazioni intenzionali dei sintomi di malattie organiche allo scopo di farsi passare per malati. C’entra la psiche. Giampiero Girolomoni, presidente della Società di dermatologia. (Stefano Lorenzetto). l’Arena.

“Di sicuro c’è solo che è morto”, si diceva di De Mauro. Dopo essere sparito sulla sua Bmw blu con quei tre sconosciuti, De Mauro non verrà più ritrovato. Per un po’ si indaga sulla pista Mattei. Tra amnesie, omertà, negligenze e depistaggi (a un certo punto si parla di una sparizione per una questione di donne) sembra che a Roma abbiano tutti fretta di archiviare, di insabbiare, di dimenticare. Non ci vorrà troppo tempo. Il capo della Mobile di Palermo Boris Giuliano, per tranquillizzare Junia, la secondogenita di De Mauro, le aveva detto che era solito non cambiarsi d’abito finché il caso a cui stava lavorando non era risolto. “Un giorno di novembre - ricorda lei - venne a casa nostra con una giacca diversa. Glielo feci notare, mi rispose che non sempre si poteva vincere”. Mauro De Mauro, fatto scomparire dalla mafia. Maurizio Pilotti. Libertà.

L’avvocato Luca Pasquale Medici non ha studio, ignora le scartoffie, non frequenta tribunali. Però ha realizzato il suo sogno: far ridere. Così, a 44 anni, è famoso, ricco e soddisfatto. Perché tutti lo adorano, convinti che si chiami Checco Zalone. Diventato popolare nel 2006 con “Siamo una squadra fortissimi“, canzone sul calcio che, prendendo a schiaffi la grammatica, ha portato fortuna alla Nazionale campione del mondo, non ha più sbagliato un colpo. Massimo Donelli. QN.

Anche per chi ha bisogno di pace, quella eterna è comunque troppa. Roberto Gervaso, scrittore.