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 2021  novembre 22 Lunedì calendario


Biografia di Franco Nero (Francesco Sparanero)

Franco Nero (Francesco Sparanero), nato a San Prospero Parmense (Parma) il 23 novembre 1941 (80 anni). Attore. Un David di Donatello. Una stella sulla Italian Walk of Fame di Toronto, in Canada • «Caratterizzato da un fisico atletico e da occhi di un azzurro intenso e profondo» (Guglielmo Siniscalchi, Enciclopedia del Cinema, Treccani, 2004) • «Una carriera da duecentotrentanove film di cui almeno cento con la pistola in pugno — thriller, bellici e soprattutto i gloriosi western» (Arianna Finos, la Repubblica, 24/10/2021) • «Uno dei pochi divi italiani da esportazione» (Roberto Rombi, la Repubblica, 10/3/2006) • Tra i suoi film: I diafanoidi vengono da Marte (Antonio Margheriti, 1966), La Bibbia (John Huston, 1966), Django (Sergio Corbucci, 1966), Camelot (Joshua Logan, 1967), Un tranquillo posto di campagna (Elio Petri, 1968), Il giorno della civetta (Damiano Damiani, 1968), Gott mit uns (Giuliano Montaldo, 1970), Tristana (Luis Buñuel, 1970), Dropout (Tinto Brass, 1970), La polizia incrimina, la legge assolve (Enzo G. Castellari 1973), Il delitto Matteotti (Florestano Vancini 1973), Mussolini ultimo attto (Carlo Lizzani, 1974), I guappi (Pasquale Squittieri, 1974), Gente di rispetto (Luigi Zampa, 1975), Marcia Trionfale (Marco Bellocchio, 1976), Profezia di un delitto (Claude Chabrol, 1976), Autostop rosso sangue (Pasquale Festa Campanile, 1977), Querelle de Brest (Rainer Werner Fassbinder, 1982), I dieci giorni che sconvolsero il mondo (Sergej Bondarčuk, 1983), Il giovane Toscanini (Franco Zeffirell, 1988), Fratelli e sorelle (Pupi Avati, 1992), Letters to Juliet (Gary Winick, 2010). Ha attraversato tutti i generi e interpretato personaggi di trenta nazionalità diverse. Capace di passare dal videoclip di Vasco Rossi a un film scozzese in coppia con Jacqueline Bisset. Nel 2012 si concesse un breve ritorno ai fasti degli anni Sessanta e, su richiesta di Quentin Tarantino, recitò un cameo in Django Unchained • «Il mio mito, l’artista che ha ispirato la mia carriera» (Russel Crowe) • «Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero» (Sergio Corbucci) • «Non sono gay ma, se mi dovessi trovare su un’isola deserta e accettare forzatamente una compagnia, vorrei quella di Franco Nero» (Vittorio Gassman) • «Ora compie 80 anni. “Ma ne dimostro 60! E ho tanto da fare”» (Emilia Costantini, Corriere della Sera, 19/9/2021).
Titoli di testa «Eravamo a Los Angeles, nel 1969, e agli studios incontro Jane Fonda: “Vorrei tanto conoscere la Redgrave!” mi dice. Facile, rispondo: vieni da Jean Seberg, dà un party per una raccolta fondi… Lei e Vanessa sono rimaste a parlare di politica fino all’alba! C’era mezza Hollywood, quella sera. A un certo punto mi si avvicina Paul Newman e… mi chiede un autografo per la figlia. Paul Newman, mio idolo, chiede l’autografo a me?!?» (a Maria Laura Giovagnini, iO Donna, 11/7/2021).
Vita Vero nome: Francesco Clemente Giuseppe Sparanero. La madre, Antonia Fraticelli, è casalinga. Il padre, Michele, è un carabiniere arrivato in Emilia dal Sud. «Era maresciallo e sognava che diventassi ufficiale. Quando intrapresi la mia strada fu deluso, poi è diventato mio fan. Un padre severo, mi ha aiutato a non montarmi la testa» (alla Costantini) • «È vero che lei da piccolo è stato tenuto sulle ginocchia da Padre Pio? “Non vorrei parlare di questo... Comunque... sì è così. La mia famiglia è originaria di San Giovanni Rotondo e quando ero bambino andavamo spesso, col carretto tirato da un asino, a trovare il frate con le stimmate. Ci parlavo. I suoi occhi accesi mi hanno accompagnato sempre nella vita”» (Fulvio Fulvi, Avvenire, 21/8/2010) • Franco cresce in una frazione di Parma, che presto si riempie prima di sfollati della guerra, poi di immgrati venuti dal Sud. «Noi stavamo in un caseggiato popolare, in mezzo il campetto da calcio che insieme alla scuola scandiva le mie giornate». Ricorda ancora gli amici d’infanzia, «quelli con cui andavo in Taro a pescare, con la canna ma anche con la mano sotto al sasso, o in bici da Parma a Salso - ultimo in salita ma primo in discesa - o con cui giocavo a calcio, quando, mentre i genitori e i parenti facevano il tifo, si sfidavano i due palazzoni dei Prati Bocchi». «Nella mia famiglia, non c’era spazio per i lussi. Da piccolo avevo un sogno ricorrente: un cavaliere in cima a una montagna. Magari è vero il detto africano “Puoi svegliarti all’alba, il tuo destino si è svegliato mezz’ora prima”: forse era scritto che dovessi girare tante pellicole a cavallo… Il mio era puro istinto: alle elementari, quando la maestra chiese chi si proponeva per mettere in scena I ragazzi della via Pál, la mia mano si è alzata da sola» (a Maria Laura Giovagnini, iO Donna, 11/7/2021). «Già da ragazzino avevo in mente di fare il cinema, il teatro: ero sempre lì a organizzare degli spettacoli, delle piccole recite. I miei amici non mi prendevano sul serio, mi dicevano: “Mo co’ vót fär”... Io però gli rispondevo sempre: “Un giorno vedrete...”» (a Filiberto Molossi, Gazzetta di Parma, 13/11/2021). «Parte della mia famiglia abita ancora a Parma: mia sorella, mio nipote, i suoi figli. Da ragazzo, a parte volere fare l’attore, avevo messo su anche un piccolo complesso. Canticchiavo nella Bassa le canzoni di Sinatra e Perry Como, ma all’epoca non sapevo l’inglese: allora imparavo a memoria la prima frase della canzone e il resto me lo inventavo. Nessuno se n’è mai accorto: all’epoca la gente non parlava nemmeno l’italiano, ma più che altro in dialetto... Ho un bel ricordo anche del giardino d’inverno del Parco Ducale, dove si andava a ballare. Da un lato c’erano gli uomini, dall’altro le ragazze, sempre accompagnate dalle madri o da qualche parente. Bisognava chiedere alle ragazze di ballare, ma tante rifiutavano. Allora io facevo così: puntavo una ragazza che mi guardava e quando mi sentivo abbastanza sicuro mi rivolgevo a sua madre chiedendole il permesso di ballare con sua figlia. Le due si guardavano, un cenno d’assenso ed era fatta: appena la pista si riempiva e la madre non guardava, ci abbracciavamo un po’ più stretti» (ibidem). «Finite le superiori ho trovato lavoro come ragioniere, a Milano; in contemporanea mi sono iscritto a Economia e alla scuola del Piccolo Teatro» (a Giovagnini). «Sono stato allievo di Strehler e, quando iniziai la mia carriera, il grande maestro mi raccomandò: devi dire che hai studiato con me!» (alla Costantini). «Sono venuto a Roma squattrinato. Senza niente». Per qualche anno, si arrabatta con vari lavoretti. È solo per caso che, nel 1966, John Huston, in Italia per girare La Bibbia, lo vuole nella parte di Abele «“Per sbarcare il lunario aiutavo un fotografo di via Margutta. Un giorno capitò un suo amico che rimase impressionato dal mio viso e chiese di farmi alcuni primi piani. Accettai. Di lì a poco venni a sapere che erano finiti sulla scrivania del regista americano. E volle incontrarmi”. Che cosa le domandò? “Entrai nella sua suite al Grand Hotel di Roma, piena di donne, tutte sue assistenti. Lui mi guardò e disse: spogliati”. Imbarazzato? “Moltissimo. Capii che voleva vedermi nudo. Mi fermai agli slip. Mi osservò bene, mi ringraziò e mi lasciò andare. Dopo due giorni mi dissero che mi aveva scelto per fare Abele. Da allora, per me, John Huston non fu solo un autore”. Siete diventati amici. “Di più. È stato un maestro. Se oggi parlo inglese senza problemi, lo devo a lui. Mi diede la prosa di Shakespeare, recitata da John Gielgud, Michael Redgrave, Laurence Olivier. Io dovevo imparare, tornare da lui e ripetere la recitazione”. Due lezioni in un colpo solo. “Quello che mi insegnò si rivelò utilissimo. Soprattutto quando mi presentò a Joshua Logan”. Il regista di Fermata d’autobus con Marilyn Monroe. “Ci incontrammo a Londra e parlammo molto. Alla fine il verdetto. Mi dispiace, caro, hai un fisico perfetto ma un inglese scolastico. Avevo già una mano sulla maniglia, quando mi girai folgorato e risposi: Però so recitare Shakespeare. Sentiamo, disse lui”. Lo stupì? “Fui perfetto”» (Giani).
Django «Sergio intimava al direttore della fotografia: mi raccomando, illumina bene quei laghetti azzurri! Mi fanno guadagnare un sacco di soldi!» (alla Costantini).
Donne «Entra in una stanza dove ci sono tre donne: chi e perché attrae la sua attenzione? “La donna con belle gambe, un bel culetto, poco seno. E la voce profonda”» (Simona Spaventa, D, 14/7/2012).
Vanessa È uscito con Goldie Hawn, Catherine Deneuve e Ursula Andress. La donna della sua vita, però, è Vanessa Redgrave, attrice, figlia e nipote di attori, 1 metro e 80, quattro anni più di lui, divorziata e già con due figlie. «Galeotto fu il set, però niente amore a prima vista. Davvero la trovò brutta quando la vide per la prima volta?
(ride) “Dovete capirmi, avevo 25 anni e venivo dall’Italia, l’idea di bellezza in quel momento erano le more prosperose tipo la Loren. Vanessa lì per lì mi è apparsa come una spilungona magra, le lentiggini, i cappelli rossicci, i jeans strappati. La sera stessa sono andato a cena a casa sua. Mi ha aperto la porta una donna favolosa, elegantissima. ‘Scusi, sono stato invitato dalla signora Redgrave’. ‘Ma sono io!’ ha riso” Ed è finita che vi siete sposati due volte. “Un matrimonio a modo nostro pochi mesi dopo l’incontro; un altro, sempre a modo nostro, nel 2006, in campagna fuori Londra. Ho fatto da padre anche alle sue figlie, le considero figlie mie. Purtroppo Natasha (Natasha Richardson, moglie di Liam Neeson, ndr) l’ho persa 12 anni fa in un incidente sulla neve (come profilo di WhatsApp ha una sua foto, ndr)”. Come mai per un po’ vi eravate allontanati? “Succede, quando si è giovani e impulsivi. Litigavamo: ‘Tu italiano, Mussolini!’, ‘Tu inglese del cavolo!’. Una volta, dopo una discussione, era andata dai suoi e io mi sono presentato a riprenderla. Mi aprì il padre, molto british: ‘Oh! Gradiresti una tazza di tè?’ (ride). Però la nostra è una bellissima storia d’amore, questa è la verità (si commuove), basata sulla stima e sul rispetto per la libertà reciproca, senza gelosia”» (Giovagnini).
Figli Dalla Redgrave, ha avuto solo un figlio: Carlo Gabriel Nero, nato a Londra nel 1969, regista e sceneggiatore. Nel 1987 una cuoca colombiana di 26 anni lo accusò pubblicamente di essere padre di suo figlio. Lui negò di aver avuto rapporti sessuali con lei.
Genitori Diventato ricco, regalò al padre un pezzettino di terra vicino a Velletri. «Mia madre mi raccontava che quando è uscito Il giorno della civetta entrava al cinema alle tre e usciva alle otto».
Mito «Stavamo girando Talk of angels a Oviedo con Penelope Cruz e, in una pausa delle riprese, lei andò al festival di San Sebastian. Poi tornò e mi disse: ho fatto amicizia con un giovane regista americano al quale ho detto che stavo lavorando con Franco Nero. È impazzito dall’entusiasmo. Continuava a dire che sei il suo attore preferito. Vuole conoscerti. Si chiama Quentin Tarantino» (Giani) • Sul set di Django Unchained, Di Caprio gli presentò la mamma tedesca e lui lo invitò a pescare in Salento. Waltz gli confidò: «Vedi Franco, ero arrivato a 52 anni, avevo lavorato tanto e non ero nessuno. Ho fatto un provino con Tarantino e la mia vita è cambiata. Ma io continuo a fare il mio mestiere come sempre». «E Tarantino umanamente com’è? “Un pazzo, con una memoria di ferro. Conosce tutto dei miei film e dei western, sa le battute, accenna perfino alle colonne sonore. Io l’ho sfidato con un film di Antonio Margheriti fatto con due lire che non ha visto nessuno, I diafanoidi vengono da Marte. Lo conosceva! È un bambino capace di stupori e di entusiasmo. Gli ho parlato della poesia di Pascoli, del “fanciullino” che c’è in ogni vero uomo. Lui è proprio così» (Maria Pia Fusco, la Repubblica, 31/7/2012).
#MeToo Nel 2021, cimentatosi con la regia de L’uomo che disegnò Dio, affidò un ruolo a Kevin Spacey, il premio Oscar bandito da Hollywood per le accuse di molestie.
«Sfido chiunque a definirsi un santo. Kevin per me è un grande attore e l’arte non può essere cancellata. È venuto sul set con grande umiltà» (alla Costantini).
Politica Nel 1987 Il Generale, il film in cui interpretava Garibaldi, fu presentato in anteprima a Palazzo Chigi. A Craxi piacque talmente che il giorno dopo gli fece telefonare per comunicargli la nomina a commendatore. «“La pergamena non mi è ancora arrivata, ma è solo questione di tempo: a volte, tarda anche tre o quattro anni”. Ma lei ci tiene tanto? “Come no?, tantissimo. E anche le lodi di Craxi, confesso, mi hanno fatto un piacere enorme: è un personaggio che ammiro molto, ha un carisma eccezionale”. È per caso socialista? “Non voglio parlar di politica, non mi interessa”» (La Stampa, 12/12/1988).
Religione «Non sono praticante. Ma in Dio credo» (Giani). «Prego tutte le sere e mi aggrappo a Dio nei momenti di difficoltà. Sono stato educato dai miei genitori nel rispetto della religione e della Chiesa» (Fulvi).
Volontariato Fin da quando era un ventenne squattrinato aiuta il centro per orfani don Bosco di Tivoli. Oggi che è ricco, si occupa di organizzare raccolte fondi, partite di calcio, tornei di tennis, cene con aste, spettacoli benefici. A Natale e a Pasqua va anche a messa con gli orfani. «Sarà stato il Signore a volere che finissi qui. A portarmi fu un amico, mi presentò don Nello, il fondatore. Era un salesiano che aveva fatto la guerra come cappellano dell’esercito. Nel ’45 ha cominciato a raccogliere i più sfortunati e dar loro una speranza. Guardando quel sacerdote ho detto: don Nello, io non ho un soldo e non sono nessuno. Però ti starò vicino tutta la vita. E sto mantenendo la mia promessa».
Curiosità Alto 1 metro e 81 • Dopo la seconda guerra mondiale il quartiere di Parma dove è cresciuto è stato ribattezzato Quartiere Pablo, in onore di un partigiano, martire della Resistenza, lo stesso cantato da De Gregori nella sua canzone («hanno ammazzato Pablo/ Pablo è vivo») • Molto sportivo. Per anni è stato capitano della nazionale attori. Ha praticato anche tennis, pugilato e pesca subacquea • Gioca a bocce • Gli piace la lirica. «Sono di Parma, no? Come potrei non amarla?». Era anche amico di Pavarotti Quando interpretò Sant’Agostino in uno sceneggiato della Rai, Benedetto XVI gli fece arrivare i suoi complimenti • Ci tiene molto alla puntualità • Mentre girava Camelot cascò da cavallo e rischiò di morire • Riempì di botte il re dei paparazzi Rino Barillari, che lo aveva sorpreso alla Fontana di Trevi (commento di Barillari: «Era davvero incazzato») • Film che detesta: Il codice Da Vinci • Detesta anche l’ipocrisia e quelli che fanno i furbi e pensano di restare impuniti per tutta la vita • «Essere troppo bello non è stato in parte un handicap, come capita alle attrici? “Sì, perché i critici non concepiscono che tu possa essere anche bravo… E non lo dico solo io, sul tema mi sono confrontato con Brando e Newman”» (Giovagnini) • Quando viaggia si porta sempre dietro una valigia piena di medicine • Si è sempre rifiutato di fare pubblicità («Se mi metto a preparare il caffè, la gente come può credermi sullo schermo?») • Non gli è mai piaciuto lavorare per la televisione. «È solo una grande illusione. Diffondono dati che non sono veri. Dicono 10 milioni di spettatori ma in realtà la gente accende la tv e intanto mangia. Telefona. Gioca. I vecchietti addirittura si addormentano. Russano. Il giorno dopo, nessuno sa dire che cosa ha visto» (Giani) • Rimpiange di non aver avuto più figli. «Sognavo una famiglia patriarcale…» • «Un bambino le chiede “Perché si muore?”. Cosa gli risponde? “Che la morte fa parte della vita. Gli dico sempre: vivi in modo onesto, leale, umile”. Come si immagina il paradiso? “Un posto dove ascoltare”» (Spaventa)«Quanti no sono toccati a Franco Nero? “In Italia ne ho avuti tanti. Ho sentito produttori sentenziare: ‘Non c’è da ridere in questo copione, non m’interessa’. Troppa superficialità”. Rimedi? “Guardi, se mai vincerò un Oscar, farò un discorso un po’ particolare. E toccherò proprio questo tema. Ce l’ho già in mente”» (Giani).
Titoli di coda «E pensare che con Corbucci abbiamo cominciato a girare il film sulla Tiburtina con pochi soldi e senza sapere neanche bene la storia. È esploso in tutto il mondo, lo hanno imitato decine di volte, una copia è al Moma di New York. Ancora oggi quando vado in qualche albergo in Sudamerica o in Asia, mi chiamano Django» (Fusco).