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 2021  novembre 26 Venerdì calendario


Le tigri siberiane sono in aumento (grazie a Putin)

Un’impronta storica. Quasi un segno di rinascita per una sottospecie in pericolo di estinzione. Ma dopo almeno mezzo secolo la tigre dell’Amur ha messo nuovamente piede in Yakutia, si è quindi spinta a nord e secondo gli esperti ciò indica un aumento del numero di questi grandi felini. Le tracce della tigre siberiana nella più vasta delle Repubbliche della Federazione russa sono state accolte con entusiasmo da Viktor Nikiforov, dirigente alla fondazione di beneficenza Tigrus. «Gli osservatori di Avialesokhrana hanno scoperto il primo ingresso di tigre in Yakutia nel XXI secolo, e anche nell’ultimo mezzo secolo», ha detto alla Tass, «Sono state trovate tracce di tigri sulla riva dell’affluente destro dell’Aldan. Questa è la parte sud-orientale della Yakutia, la tigre è entrata nel distretto di Ust-Maisky».

Ora è partita la caccia fotografica al felino per immortalare la presenza dell’animale in questo territorio diverso dalla zona in cui solitamente vivono le tigri dell’Amur, vale a dire il massiccio montuoso costiero del Sichote-Alin, riserva della biosfera e patrimonio dell’umanità Unesco. Secondo Nikiforov, l’ingresso di una tigre in Yakutia è il risultato dell’attuazione del progetto Northern Tiger nel territorio di Khabarovsk, dove la Fondazione Tigrus stanzia fondi per sostenere il gruppo di tigri dell’Amur più settentrionale del mondo, nel Parco nazionale Anyui.
«Il numero di tigri nell’estremo oriente russo ha superato le 600, quindi l’apparizione di una tigre in Yakutia è un evento gioioso per tutti i difensori degli animali che da molti anni proteggono il raro predatore dall’estinzione. È difficile per una tigre guadagnare un punto d’appoggio in questa regione della Yakutia, poiché non ci sono foreste decidue e cinghiali. Quindi non hanno nulla da mangiare. Tuttavia, il fatto che le tigri stiano esplorando i loro terreni di caccia ancestrali suggerisce che il numero di questi animali nelle zone più settentrionali non è più motivo di preoccupazione».
Verso la metà del XX secolo, la caccia incontrollata delle tigri dell’Amur e poi la successiva urbanizzazione della Siberia, con la creazione di diverse infrastrutture per l’estrazione di prodotti petroliferi e per la viabilità, hanno portato a una distruzione quasi completa della popolazione. Secondo gli ultimi dati, nelle regioni del distretto federale dell’estremo oriente russo vivono circa 600 esemplari (il 95% della popolazione mondiale), contro i 330 censiti nel 2005. Nel 2013, su iniziativa del presidente russo Vladimir Putin, è stato creato l’Amur Tiger Center per proteggere ed espandere gli habitat di questi predatori.