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 2021  novembre 23 Martedì calendario


Il folle discorso di Boris Johnson

«Primo ministro, ma sta bene?». Il giornalista della Bbc non poteva non fargli la domanda, dopo che Boris Johnson aveva appena concluso il discorso più assurdo della sua carriera: nel quale ha elogiato Peppa Pig, si è paragonato a Mosè, ha citato Lenin e ha fatto il rumore di una macchina. Il tutto davanti agli allibiti leader della Confindustria britannica. Doveva essere un’orazione dedicata alle opportunità della «prossima rivoluzione industriale» grazie alle energie rinnovabili e alla «missione morale» di raddrizzare gli squilibri economici e sociali. Ma ben presto Boris ha perso il filo: ha cominciato a rigirare fra le mani i fogli che aveva davanti, ha farfugliato per una ventina di secondi continuando a ripetere «perdonatemi, perdonatemi», per poi ripartire con… Peppa Pig.
«Ieri sono andato – ha detto – come tutti dobbiamo fare, al Mondo di Peppa Pig», che è un parco dei divertimenti dedicato alla celebre maialina dei cartoni animati. «Ero un po’ confuso su cosa avrei trovato – ha continuato -. Ma mi è piaciuto moltissimo e il Mondo di Peppa Pig è assolutamente il mio tipo di posto. Ha strade sicure, disciplina nelle scuole, forte enfasi sui nuovi sistemi di trasporto. Anche se cadono un po’ negli stereotipi con Papà Pig». Ma adesso almeno sappiamo su cosa Boris intende modellare la sua Gran Bretagna. E non era finita qui.
Johnson ha poi ricordato con calore i tempi in cui si occupava di motori per la rivista GQ e si è messo a fare «vroom vroom» per imitare una macchina da corsa. Dopo di che è passato a citare Lenin: «Una volta disse che la rivoluzione comunista era il potere dei Soviet più l’elettrificazione del Paese: la prossima rivoluzione industriale è l’energia verde più l’elettrificazione del Paese», alludendo al suo piano per passare alle automobili elettriche. Ma il paragone con il padre dell’Urss non è cosa da poco per un alfiere del conservatorismo liberale.
Boris ha quindi concluso con un atto di modestia, se così si può definire, paragonandosi anche a Mos è: il suo piano in dieci punti per la transizione ecologica è «un nuovo Decalogo che ho prodotto quando sono sceso dal Monte Sinai». E qui ce n’è quasi abbastanza per chiamare un neurologo.
Ma non è solo una questione di confusione mentale: perché l’incredibile show di fonte alla platea della Confindustria è emblematico della confusione politica che regna a Downing Street (quella «Corte del Caos» messa l’altra settimana in copertina dallo Spectator, che pure è un settimanale “amico”). Boris passa ormai da un inciampo all’altro e molti nello stesso partito conservatore cominciano a dubitare delle sue capacità. Nelle scorse settimane il governo è stato investito da uno scandalo di malaffare e lobbysmo che il premier ha gestito malissimo («Ho schiantato la macchina nel fosso», ha ammesso lui stesso): una vicenda che è stata percepita in maniera particolarmente negativa dal pubblico e che ha avuto come conseguenza il sorpasso nei sondaggi da parte dei laburisti. Ma è tutta una serie di giravolte e marce indietro che comunica una sensazione di incompetenza e dilettantismo.
Il problema per Boris è che i conservatori lo hanno scelto come leader perché è un cavallo vincente, non perché lo amino in modo particolare: ma se il cavallo non vince più, allora sono pronti a scartarlo via in men che non si dica. È vero, Johnson ha dimostrato più volte di sfidare le leggi di gravità della politica e di essere un gatto dalle sette vite: ma come ha scritto qualche giorno fa un commentatore sul Times, tutti ci accorgiamo di quando un aereo inizia la discesa, col rumore dei motori che cambia e la fusoliera che si inclina verso il basso; e anche con Boris, sembra avviata la traiettoria che lo porta verso terra.